Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina il coreografo francese segue 16 atleti di 13 nazioni diverse, cambiando giacca e bandiera con la stessa naturalezza: Benoit Richaud, simbolo di uno sport senza confini.
Uno dei protagonisti delle Olimpiadi invernali è senza dubbio Benoit Richaud. Non è un atleta. È un ex atleta che praticava a buoni livelli il pattinaggio artistico ma che ha trovato nel ruolo di allenatore e coreografo la sua definitiva consacrazione, al punto che tutti lo vogliono. E lui, non si è ancora capito se per eccessiva disponibilità o per passione, a tutti ha detto di sì. Nelle gare di pattinaggio artistico ha seguito ben 16 atleti di 13 nazioni differenti! In altri sport tutto ciò sarebbe vietato. V'immaginate Antonio Conte o Luciano Spalletti allenare nella stessa partita le due squadre in campo? Nel pattinaggio invece è permesso. Così, la presenza di Richaud è diventata uno spettacolo nello spettacolo.
Mentre i suoi atleti si esibivano, lui, in un attimo cambiava la giacca della tuta. L'abbiamo visto, nel giro di pochi minuti, togliersi la divisa canadese per passare a quella francese e poi mettersi quella georgiana dopo aver dismesso quella statunitense. O in un'altra gara seguire pattinatrici cinesi, svizzere e giapponesi con lo stesso entusiasmo ma facendo volare giacche e felpe di diversi colori. Un lavoro dispendioso e frenetico che può creare crisi d'identità. Guardando e anche ammirando il coach francese ci è tornato in mente prima il più grande trasformista della storia: Leopoldo Fregoli, che riusciva a cambiare più ruoli nello stesso spettacolo. Ma poi, vista anche una vaghissima somiglianza, si è accesa un lampadina che ci ha fatto collegare il volto di Richaud a quello di Pippo Franco, protagonista di un episodio di un film di 44 anni fa "Il tifoso, l'arbitro e il calciatore".
Nella pellicola Pippo Franco deve dividere la sua vita tra il padre romanista sfegatato, un monumentale Mario Carotenuto, e il futuro suocero, un altrettanto monumentale Gigi Reder (il leggendario ragionier Filini della saga di Fantozzi). Nella parte finale Pippo Franco è costretto ad assistere a un derby Roma-Lazio saltando dalla curva sud dello stadio Olimpico, dove il padre è un capo tifoso romanista, alla nord, dove il suocero è un leader del tifo laziale. Nel passaggio frenetico da un settore all'altro dello stadio, motivato al padre e al suocero da terribili attacchi intestinali (eravamo nel pieno del cosiddetto cinema "scoreggione" all'italiana) Pippo Franco alterna una giacca giallorossa con una biancoceleste. Il finale, scontato, ma divertente, lo vede crollare per troppo stress, facendosi così scoprire e malmenare da entrambe le fazioni. Nel civilissimo pattinaggio artistico nessuno picchierà Richaud o l'accuserà di slealtà o di favorire un atleta rispetto ad un altro. Per lui sono tutti uguali. Ci piace immaginare, in tempi di guerra come questi, Benoit Richaud come esempio di uomo portatore di pace, tra l'altro uno dei messaggi più importanti che dovrebbe dare una competizione olimpica. Un uomo dalle mille bandiere, in un mondo di nazionalismi come questo, può fare solo bene non solo allo sport.




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