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La storia di Daniele Cassioli: "Lo sport è per tutti, ma deve esserlo davvero"

Il campione paralimpico racconta a La Nazione come lo sport abbia cambiato la sua vita e perché l'inclusione passa anche da un pallone sonoro. 

Il momento in cui Daniele Cassioli ha capito la differenza tra chi era "normale" e chi no è stato quando ha dovuto rinunciare al sogno di giocare a calcio. Oggi, a 39 anni, è uno dei simboli dello sport paralimpico italiano: campione di sci nautico, dirigente sportivo, scrittore, formatore, presidente e fondatore di Real Eyes Sport, un'associazione che promuove l'accesso allo sport per bambini con disabilità visiva.

Intervistato da La Nazione in occasione del Festival di Luce!, dove ha partecipato al panel "Dove nasce l'inclusione: voci e azioni per una società che accoglie", Cassioli ha raccontato il suo percorso e la sua missione.

«Non potevo iscrivermi a una squadra di calcio e i miei hanno cercato altro: hanno scoperto che era possibile farmi sciare sulla neve e mi piacque tanto. Qualcuno poi mi ha proposto lo sci nautico», spiega. Da quella scoperta è nata una carriera straordinaria, ma anche la consapevolezza di quanto sia difficile, per un bambino con disabilità, entrare nel mondo dello sport.

«Quasi impossibile. La relazione con lo sport si costruisce da piccoli: per chi nasce con una disabilità il divario è enorme. Poi, la vita di un bambino con disabilità è cannibalizzata dall'ambito sanitario e scolastico. Dovremmo chiederci cosa vediamo per primo: la disabilità o il bambino

Una riflessione lucida e urgente, che Cassioli ha trasformato in azione concreta. Dopo un infortunio alla spalla, racconta di aver capito che la sua esperienza poteva essere utile agli altri: «Sono stato invitato ad aiutare un ragazzo cieco che per la prima volta doveva sciare sull'acqua. In quel momento mi sono reso conto che non conosco un bambino non vedente che pratichi sport più di una volta a settimana. Così ho creato Real Eyes Sport».

Daniele Cassioli con Sergio Mattarella

Attraverso la sua fondazione, Cassioli promuove progetti e strumenti pensati per rendere lo sport accessibile a tutti: dai palloni sonori per i più piccoli al sistema Touch2See, che permette di "vivere" una partita di calcio grazie a un'interfaccia tattile. «Il mondo dei ciechi esiste da sempre, ma nessuno aveva ancora pensato a realizzare palloni sonori per i bambini. Anche la prova del Touch2See rappresenta un traguardo importante: quanti bambini iniziano a tifare una squadra perché vanno allo stadio con i genitori? I bambini con disabilità, spesso, non hanno la possibilità di vivere questo piacere».

Sui social Cassioli ha scelto di raccontare la disabilità in chiave ironica, per rompere barriere e pregiudizi: «Penso che sia un buon modo per avvicinare invece che dividere. Capita che si parli di inclusione e che la persona con disabilità si ponga "in cattedra": io credo invece che si possa insegnare e trasferire qualcosa anche restando semplicemente "compagni di banco"».

Alla base del suo messaggio c'è un'idea di autenticità e fiducia reciproca. «Vivere senza filtri significa avere il coraggio di condividere le proprie vulnerabilità e, allo stesso tempo, proteggere quelle degli altri dal giudizio del mondo. Serve fiducia in ciò che possiamo offrire di noi stessi, e in ciò che davvero vale la pena condividere».

Con il suo impegno, Daniele Cassioli ricorda che lo sport non è solo competizione: è crescita, incontro e libertà. E che l'inclusione, quella vera, inizia quando ogni bambino – qualunque sia la sua condizione – può semplicemente giocare.

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