Dai giochi improvvisati nel quartiere Portuense ai trionfi olimpici, la storia di Franco Menichelli, il ginnasta che trasformò il talento e la passione in un simbolo dello sport italiano del dopoguerra.
Quando la televisione non era ancora entrata nelle case degli italiani uno degli svaghi preferiti per i bambini era il circo. Il piccolo Franco s'innamorò dei circensi durante una vacanza estiva sul lago di Bolsena, dove lo portavano i genitori, insieme ai fratellini, per riposarsi dalle fatiche della gestione di un frequentatissimo bar a Roma in piazzale della Radio. In riva al lago, Franco vide per la prima volta uno spettacolo al circo e rimase così calamitato dalle contorsioni dei trapezisti che i giorni successivi s'intrufolò sotto il tendone mentre questi si allenavano. Così, memorizzando i loro movimenti, provò subito a replicarli all'interno del circo. Fu visto dai circensi che, rimasti a bocca aperta per le qualità del ragazzo, andarono subito a cercare il padre per proporgli d'insegnare al figlio ulteriori tecniche.
Il papà ringraziò ma oppose un secco rifiuto: Franco doveva solo pensare a studiare. Ma a volte i sogni non sono solo sogni, rimangono tali se non c'è il talento e la voglia di realizzarli. Franco aveva entrambi, anzi oltre a fare salti e balzi miracolosi era bravissimo a giocare a pallone nelle continue sfide col fratello Giampaolo di tre anni più grande. Insieme disputavano partite interminabili per le strade del loro quartiere, il Portuense. Il padre in questo caso li lasciava fare perché anche lui era un malato di calcio, tifosissimo della Roma come i due bambini: Giampaolo e Franco. Il primo era così dotato col pallone che fu adocchiato da un osservatore della Roma dove iniziò la trafila nelle giovanili. La stessa sorte poteva toccare al più piccolo Franco, ma rispetto al fratello era molto più basso e questo avrebbe pregiudicato un suo futuro da calciatore. Giampaolo intanto iniziava il suo cammino con la maglia della Roma che l'avrebbe portato molto lontano: a esordire in A con la maglia giallorossa e a vincere lo scudetto con la Juventus e a vestire la maglia della Nazionale.
Franco, invece si buttò anima e corpo nei balzi e nei salti. Nel quartiere s'iniziò a parlare di lui al punto di essere soprannominato l'angelo del Portuense perché, da quanto era agile e leggiadro, sembrava che avesse le ali. Franco non aveva nemmeno dodici anni e nemmeno immaginava che quello che praticava potesse trasformarsi in uno sport. Lo scoprì grazie a due amici che gli dissero che era stata da poco inaugurata, eravamo nel 1953, la sede della "Ginnastica Romana", diretta dal maestro Gianluigi Ulissi che era stato incaricato dalla Federazione Ginnastica d'Italia di creare una scuola italiana da contrapporre a quelle dominanti dell'Europa dell'est. A Ulissi bastarono pochi secondi per capire che davanti ai suoi occhi si era materializzato un fenomeno. Iniziò così quel giorno la storia di uno dei più grandi ginnasti di tutti i tempi: Franco Menichelli che da angelo del Portuense diventò l'angelo azzurro. Franco, infatti, divenne in breve tempo una stella mondiale: la risposta italiana ai campioni dell'est.
Menichelli esplose alle Olimpiadi di Roma, quando, nel suggestivo scenario di Caracalla, conquistò due medaglie di bronzo nel corpo libero e nella prova generale a squadre. Ma fu all'edizione successiva dei Giochi, nel 1964 a Tokio, che esplose nella sua grandezza, vincendo la medaglia d'oro nel corpo libero, aggiungendo di contorno l'argento negli anelli e il bronzo nelle parallele. Erano passati più di dieci anni dalla prima visita al circo di Franco. Ora, però, le televisioni stavano invadendo le case degli italiani e le immagini e le vittorie di Menichelli contribuirono a rendere popolare la ginnastica artistica. La sua collezione di medaglie, alla quale vanno aggiunte quelle conquistate ai campionati Mondiali ed Europei, poteva incrementarsi anche ai giochi di Città del Messico nel 1968. Nel corso della fase eliminatoria del corpo libero a squadra Franco si ruppe il tendine di Achille, vedendo così sfumare la possibilità di vincere medaglie in 3 Olimpiadi consecutive.
In questi giorni, nella sua amata Roma che non ha mai lasciato, si è spento Franco Menichelli. Con lui se ne va uno dei più grandi atleti che lo sport italiano abbia mai avuto. Figlio di un'epoca eroica, cresciuto nel dopoguerra, quando le strutture erano inesistenti o fatiscenti e, senza televisione, bastava un piccolo circo di provincia per sognare e iniziare a volare.



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