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Girotondo di idee sul tennis, da Pietrangeli alla Coppa Davis senza Sinner

Ieri sport d'élite, oggi nazionalpopolare, la storia su "Topolino" e la provocazione di Piqué sulla "seconda di servizio" 

Nicola Pietrangeli, due Roland Garros e due Internazionali. Fonte foto: Solotennis

Nicola Pietrangeli, due Roland Garros e due vittorie agli Internazionali su tutti, non c'è più. Novantadue anni, e tanta verve polemica sino all'ultimo con le nuove leve del tennis. Su tutti con Jannik Sinner, campionissimo, tennista italiano più vincente di sempre nelle prove del Grande Slam, primo ed unico tennista italiano ad aver raggiunto la prima posizione del ranking Atp in singolare, "motore" della doppia Coppa Davis 2023 e 2024. Ma a proposito del trofeo a squadre più importante dei courts l'Italia è di nuovo campione, anche della recente edizione 2025 e questo è un fatto, un altro è che lo è anche senza colui che viene definito ormai il più grande tennista italiano di tutti i tempi, tesi che non trovava completamente d'accordo il Pietrangeli appena andato via. 

Ma, forse, qualcosa su cui riflettere c'è sicuramente, se la Coppa Davis è nella bacheca della nostra Italia, anche senza Jannik che ha preferito "saltare un turno". La sua assenza ha diviso la nazione, senza se e senza ma, dai moderati agli estremisti, da chi lo ha definito disertore a chi lo ha difeso dicendo che Sinner può fare il cavolo che vuole, a chi avrebbe partecipato al suo posto per rispetto della terra patria. Un dato da sottolineare, anche se diviene a sua volta opinabile e oggetto di divisioni che un'Italtennis c'è, comunque, e ha dimostrato di fare a meno del campionissimo. Ma, soprattutto, che, forse, personalmente, era più umana, passionale. Forse qualche punto sbagliato in più, qualche racchetta scagliata con forza sul campo per un rovescio andato fuori riga, rabbia lasciata esplodere con i limiti di chi essendo umano, può sbagliare.

Flavio Cobolli, fresco vincitore di Coppa Davis. Fonte foto: RomaToday

 Flavio Cobolli gioia pura e spontanea

Ma per la stessa teoria anche la gioia, di aver vinto, di aver avuto la meglio dell'avversario, manifestata in modo plateale ma probabilmente più verace, naturale. Flavio Cobolli, per esempio, che si strappa la maglietta in un gesto alla Hulk Hogan, il più noto del mondo del wrestling, spettacolo più che sport, è ognuno di noi, di tutti quelli che stanno in mezzo al campo e vincono. È Marco Tardelli che urla braccia al cielo per i mondiali di Spagna 1982, è l'abbraccio con il "vicino" che ognuno di noi custodisce nei suoi ricordi davanti alla tv a vedere Italia-Francia, 9 luglio 2006, è il gol decisivo nella partita di calcetto più importante della gioventù, è la carambola a calciobalilla di quando si era bambini, è gioia, pura, vera, urlata. E sarà anche l'unico italiano ad aver conquistato lo scettro di tennista numero uno al mondo, lo sportivo del mondo della racchetta più forte di sempre in terra tricolore, ma volete mettere la gioia di una squadra che ha vinto contro gli scettici? Contro i "sinneristi" quelli che senza Sinner non siamo nessuno? "Viva l'Italia che non muore" canta Francesco De Gregori, che aggiunge anche "l'Italia tutta intera, che lavora, che si dispera e s'innamora, metà dovere e metà fortuna". E già anche la fortuna ha il suo fascino, "siamo umani, solo umani" da Litfiba con furore. La fortuna, già, come uno dei tanti capolavori di Woody Allen al cinema, "Match Point" e la scena iconica della pallina da tennis che colpisce il nastro della rete e non si sa dove andrà a cadere, se nella propria metà campo oppure oltre.

 Il Sinner in versione Quacknik Spinner e il tennis metafora di vita

Sinner sulla copertina di Topolino

E chissà se il vero, invidiato primato di Jannik Sinner non sia in realtà quello di aver conquistato la copertina di "Topolino". La prima del fumetto settimanale più noto di sempre, infatti, è una sorta di Oscar per i personaggi noti. Non tutti possono vantarlo, privilegio di pochi come ha sottolineato con la sagacia, che solo gli uomini veramente intelligenti posseggono, Vincenzo Mollica quando è stato consacrato con una storia su Topolino del suo alter ego "Paperica". E in realtà la Coppa Davis caro Jannik è nostra anche senza di te, la verità è che però tu puoi vantare di essere Quacknik Spinner su Topolino e di aver ispirato per la prima volta nella storia del fumetto Disney uno speciale dedicato al tennis, un "Topolibro" dal titolo "Il tennis raccontato da Topolino", un lusso che mai nessuno prima di te. Un segno inequivocabile che il tennis è divenuto nazionalpopolare, sport da trasmettere in prima serata sulle reti Rai, vittorie e sconfitte da parlare l'indomani al bar, e da tifare in famiglia e tra amici, sperare e imprecare. Il calcio non è più dominatore assoluto, a fare gli Homer Simpson con una "Duff" in mano ora lo si fa anche con il tennis in tv. Il tennis è lo sport più bello del mondo e tra un ace e l'altro è anche società, economia, arte, sentimenti. Lo raccontano magistralmente Alessandro Martini e Maurizio Francesconi in "Storie di tennis. Campioni, partite e bizzarrie dello sport più bello del mondo" uscito per "Einaudi" ma anche in una special edition targata "Gazzetta dello Sport". Una storia del tennis anche nell'arte, nella letteratura, nel cinema e nella musica. Tecnica e strategia, ma anche lotte contro la discriminazione e rapporti d'amore e tra genitori e figli. La "divine" Suzanne Lenglen, il barone von Cramm e i moschettieri di Francia prima di Pietrangeli e Panatta, prima di Berrettini e soprattutto di Sinner. Il coccodrillo di Lacoste, la bandana di Agassi, la banana di Chang. E se in questo splendido libro ci si chiede anche quando la pallina da tennis è diventata gialla, come si semina il prato di Wimbledon e chi ha disegnato e realizzato l'insalatiera della Coppa Davis, siamo già maturi per la provocazione di Piqué: "la seconda di servizio è una perdita di tempo, aboliamola"? Mah, chissà, nell'attesa meglio ammirare "Il Maestro", il film diretto da Andrea Di Stefano e con un sempre straordinario Pierfrancesco Favino, che veste i panni dell'ex tennista, Raul Gatti. Favino-Gatti diventa l'allenatore di un giovane prodigio di tredici anni, Felice, spinto da un padre ambizioso. Un film sul tennis, non solo come sport ma anche (e soprattutto) come metafora della vita…

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