Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

Il genio e l'eroe

Ricordo di Bruno Capra, l'eroe silenzioso dello scudetto del Bologna 1964: la scelta geniale di Bernardini che cambiò la storia del calcio italiano. 

Se ne è andato nel silenzio Bruno Capra, detto Johnny, l'ultimo reduce del Bologna campione d'Italia nel 1964, la squadra che passò alla storia perché "giocava come solo in Paradiso si può giocare". La frase fu coniata dallo stesso allenatore dei felsinei, Fulvio Bernardini, leggenda dimenticata del nostro calcio che vinse scudetti epici con la Fiorentina nel 1955/56 e per l'appunto a Bologna nel 1963/64. Fu proprio il genio di Bernardini a regalare a Capra un giorno da eroe il 7 giugno del 1964 quando scelse lui per sostituire l'insostituibile Ezio Pascutti bloccato da un infortunio nel giorno più importante della sua carriera: lo spareggio scudetto tra Bologna e Inter. Bernardini, invece di optare per la scelta più logica, quella di Mimmo Renna, talentuosissima ala, passato alla storia da giocatore come il "Garrincha" dei poveri e in seguito da allenatore per il suo calcio spettacolare, decise di schierare Capra al posto di Pascutti. Al posto di un'ala molto offensiva adattò un terzino (Capra) in un ruolo che all'epoca veniva chiamato ala tattica. Ruolo che lo stesso Bernardini inventò nel 1955/56 con Maurilio Prini nella sua Fiorentina. Quell'idea geniale fu poi adottata e sublimata nel 1958 nel Brasile campione del mondo in Svezia con Zagallo. Capra non era Prini e tantomeno un campionissimo come Zagallo, ma nella calura dello stadio Olimpico quel pomeriggio del 7 giugno del 1964 si vestì da eroe. Gli ordini di Bernardini erano chiari: doveva arginare e anticipare le invenzioni di Mariolino Corso e bloccare le avanzate di Giacinto Facchetti.

Quella mossa fece saltare i piani di Helenio Herrera. Il mago non riuscì a inventarsi nessuna contromisura. Su quella fascia non passò nulla e Capra fu, a detta di tutti, la scelta vincente e geniale di quella sfida scudetto, vinta dai felsinei per 2 a 0 grazie a Fogli, che sbloccò l'incontro su punizione, e il bomber danese Nielsen che mise la ceralacca su quel pomeriggio trionfale.

Quella di Capra fu una scelta conservativa da parte di un allenatore passato alla storia per il suo calcio offensivo e ostile al catenaccio, idee che lo misero in aperto contrasto con Gianni Brera che più di una volta manifestò la sua scarsa stima verso Bernardini. E Capra? Capra nel 1965/66, dopo dieci stagioni di onorato servizio al Bologna, fu venduto al Foggia, per incomprensioni col nuovo allenatore rossoblù Manlio Scopigno, che nel frattempo aveva preso il posto di Bernardini. Ma Johnny in Puglia consumò la sua vendetta contro il Bologna segnando un gran gol al volo che permise ai satanelli di battere i felsinei. Quattro stagioni con la maglia del Foggia e poi il ritiro nel vero senso della parola. Capra, bolzanino di nascita, tornò a vivere a Bologna, che ormai aveva eletto a sua residenza definitiva, e sparì dalle scene. Di lui non si seppe nulla per anni. Mai un'intervista, mai un'apparizione pubblica nelle commemorazioni dello storico scudetto del 1964, mai una comparsata televisiva. Smesso di giocare si mise a fare il portantino in un ospedale di Bologna, portando il suo sorriso e la sua gentilezza ai malati e anche il suo senso dell'umorismo (era famoso per le sue battute) per alleviare il loro dolore. Una vita solitaria, lontana dai clamori dell'Olimpico che un giorno lo aveva trasformato in un eroe. Ma in fondo, come scrisse Boris Vian, "chi c'è di più solo di un eroe"?

Ti ricordi... la Coppa dell'amicizia?
Il partigiano Maestrelli
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...