La storia del club che custodisce la memoria dei minatori e il ricordo della catastrofe mineraria di Courrières.
La storia di Lens è legata in maniera indissolubile al carbone, alle miniere, ai lavoratori che lì dentro hanno sacrificato la loro vita. Una storia che inizia nel 1853, quando gli industriali Casteleyn, Tilloy e Scrive scoprirono i primi giacimenti. Un passato che si legge nelle vie, nelle case, nel Museo Louvre-Lens, costruito sul sito dell'ex pozzo n. 9, nell'Università dell'Artois, che ha trovato sede in quello che una volta era il quartier generale delle miniere. Un passato che torna presente anche nello stadio di calcio che non a caso fino al 1936 si chiama Stade des Mines, lo stadio delle miniere. Poi cambia nome: Stade Félix Bollaert, in memoria del presidente della Compagnie des mines de Lens, filantropo, una vita impegnata nel sociale, nel dare ai minatori e alle loro famiglie una vita dignitosa. Costruì case, ospedali, scuole, chiese, banche del latte. E uno stadio, appunto.
Che dal 2012 porta anche il nome di André Delelis, sindaco di Lens per più di 30 anni, artefice del salvataggio della squadra e dell'acquisto della struttura per la cifra simbolica di 1 franco. Aveva capito che il Lens e quell'impianto non erano solo calcio, erano riscatto sociale, erano un sogno, una passione, un'idea di comunità per gli ex minatori e le loro famiglie.
Un'idea di comunità che vive ancora forte sugli spalti. Spalti e tifosi che poche domeniche fa hanno deciso di ricordare il più grande incidente minerario della storia d'Europa: la catastrofe di Courrières. "Non dimenticheremo mai il sacrificio del bacino minerario", così recitava lo striscione srotolato sotto una coreografia che copriva tutta la tribuna, in occasione dei 120 anni della strage, avvenuta il 10 marzo 1906, in cui morirono 1.099 minatori. "Orgoglioso delle sue radici, il Racing Club de Lens esprime la sua profonda emozione e il suo eterno riconoscimento per questi lavoratori devoti - ha scritto il club sui social - il cui coraggio e sacrificio rimangono il fondamento della nostra identità".
Erano le 6:34 del mattino quando si udì la prima esplosione nella miniera, dove nei giorni precedenti era già scoppiato un incendio. Lavorare era pericolosissimo, ma la compagnia mineraria decise di continuare l'estrazione, limitandosi a costruire barriere. L'aria diventava sempre più irrespirabile, i gas tossici e il fumo riempivano le gallerie. Tre giorni dopo l'esplosione, le ricerche dei sopravvissuti vennero interrotte: bisognava sigillare la miniera per soffocare l'incendio e preservare il giacimento. Il carbone era più importante della vita dei minatori. Venti giorni dopo, tredici sopravvissuti riuscirono a tornare in superficie, dopo aver vagato nel buio per chilometri. Quattro giorni più tardi si aggiunse un altro minatore. Delle oltre mille vittime, 242 avevano meno di 18 anni. 51 di queste non avevano compiuto 15 anni.
E il loro ricordo, a Lens, è più vivo che mai. E circola, torna, parla. Dalla pietra di un monumento, dalla latra di una targa, dallo striscione di uno stadio. Racconta una storia di intrecci, di legami, fatta di impegno, di lavoro, di sacrificio. Da un lato una città, dall'altra le miniere. In mezzo una squadra di calcio.





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