Anticipi, eleganza e intelligenza: la storia di un campione che ha fatto della semplicità la sua forza e del rispetto il suo modo di stare in campo.
Gaetano Scirea è stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano.
Ma dirlo così non basta.
Perché Scirea non è stato solo un difensore è stato, insieme a Franco Baresi, il miglior libero italiano.
Il giocatore che non va in affanno, ma aspetta.
Il Campione che non entra per far male ma per arrivare prima.
Sempre.
Scirea capiva l'azione un secondo prima degli altri e nel calcio un secondo è un'eternità!
Il tempo di un anticipo pulito, di una palla tolta senza far fallo, di un pericolo che smette improvvisamente di esistere.
Gae, come lo chiamavano gli amici, non aveva bisogno di farsi notare. Non alzava la voce contro arbitri e avversari, non faceva scena.
Giocava semplice e non era la cosa più facile…giocava semplice perché sapeva giocare.
Anticipi puliti.
Piedi educati.
Testa lucida.
Zero sceneggiate, zero cattiveria inutile. Zero cartellini rossi in carriera.
Baserebbe questo per descrivere la sua incredibile carriera.
In un pallone che diventava sempre più fisico, più duro, più nervoso, Scirea pensava. E pensare, nel calcio, è sempre stato il gesto più difficile perché richiede tempo, coraggio e una fiducia assoluta nei propri mezzi.
Era un difensore unico, perché faceva giocare meglio gli altri. Quando c'era lui dietro, la squadra respirava, si allungava, osava, perché l'errore, da quella parte, non arrivava mai.
Scirea non ha mai confuso la forza con la violenza.
Non ha mai barattato il rispetto con qualche scorciatoia.
Ed è per questo che oggi viene ricordato come un esempio.
Esempio sportivo è di vita.
La sua grandezza è nell'aver dimostrato che si può essere immensi restando sempre se stessi.
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