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Ode ad un calciatore vero, Canuti era molto di più di un uomo in pantaloncini

Nazzareno deriva dal latino Nazarenus, ed è un epiteto di Gesù Cristo usato anche nella Bibbia". "Un nome carico di significato e importanza". Navigando in rete, tra informazioni reali e intelligenze artificiali, la ricerca del nome Nazzareno conduce a risultati di grande valore morale. E morale è anche la soddisfazione, postuma, per Nazzareno Canuti, che digitando il suo poco comune nome di battesimo, esca immediatamente anche il suo cognome, in un elenco di Nazzareno famosi. Nazzareno Canuti, diciamolo subito, senza paura di essere smentiti, senza timore che i soliti grandi esperti che hanno visto la luna nel pozzo ne sappiano sempre più degli altri, è stato un calciatore ideale. 

Ideale nell'accezione alta (e forse altra) del termine, considerando che ha vissuto calcisticamente in un'epoca che ha rappresentato il confine tra chi indossava maglietta e pantaloncini e avendo realizzato un sogno di una vita, per pochi comuni mortali, aveva umiltà, gratitudine per il fato, era consapevole di dover essere un esempio, il più positivo possibile, per tifosi, ragazzi, giovani, e chi, invece, dall'altra parte del confine è divo, nababbo presuntuoso, vive una vita al di fuori della realtà di tutti i giorni, ma poi chiede rispetto per la vita privata e umanità, salvo aver fatto cassa proprio perché si è sovraesposti mediaticamente sino alla nausea e, magari, su quel rettangolo di prato verde non si è poi manco veramente fenomeni. Il cuore di Nazzareno Canuti che ha tirato il freno pochi giorni fa, quasi improvvisamente dopo una malattia fulminante, dopo settanta primavere, (troppo poche ahilui e ahinoi) è sempre stato azzurro come il cielo e nero come la notte come recitava "lo statuto" della fondazione dell'Internazionale Milano Football Club nel 1908.

Nazzareno Canuti

 L'ultimo scudetto dell'Inter "italiana"

Nazzareno Canuti con la maglia dell'Inter

Canuti Nazzareno nato a Bozzolo il 15 gennaio 1956 è stato il difensore dell'ultima Inter "tutta italiana" a vincere lo scudetto. 1979/80, Eugenio Bersellini "il sergente di ferro" in panchina, in campo una squadra composta da soli calciatori italiani che indossava una maglia nerazzurra senza messaggi altisonanti, sponsor, nomi di aziende e multinazionali, solo il nero della notte e l'azzurro del cielo, e uno stemma con il biscione simbolo dei Visconti, adottato successivamente anche dagli Sforza, e soprattutto vessillo della città di Milano e raffigurato in modo originale come "marchio" della sua rappresentativa calcistica, l'Internazionale Milano Football Club. Nazzareno Canuti era cresciuto nel settore giovanile nerazzurro, con cui aveva debuttato nel 1975. Una storia interista, con oltre centottanta presenze, il sopracitato scudetto 1979/80, e due Coppe Italia. Nazzareno Canuti è stato un interista vero, sempre e comunque, anche quando militò come calciatore nel Milan, ma le tinte del suo cuore non si sono mai modificate nemmeno indossando la casacca del Diavolo. Da interista nel cuore, al Milan andò solo, per scherzo del destino, quando i non amati cugini stavano in serie B.

Canuti: "L'Inter è l'Inter: si ama"

"L'Inter è l'Inter: si ama", le sue parole solo poco tempo fa in un'intervista. Un cuore nero e uno azzurro, questa la sua firma nei messaggi su Whatsapp. "Eri bello, simpatico, generoso. Trattavi allo stesso modo l'ultimo ragazzo della Primavera come il campione. Non c'è retorica nelle mie parole, eri una persona buona e ti ho voluto tanto bene". Tra i tanti messaggi di cordoglio, di saluto, quello che in poche righe ha sintetizzato efficacemente chi era Nazzareno Canuti, è stato Aldo Serena. E' vero Aldone, altro esempio di virtù nerazzurra, il "Nazza" era uno che trattava allo stesso modo l'ultimo ragazzo della Primavera e il campione. E speriamo che nelle scuole calcio di oggi tra un selfie e un reel, mentre i genitori fanno gli ultras sulle gradinate di cemento, si abbia un valido ricordo, un tributo ed un esempio dalla figura immensa di Nazzareno Canuti. Nazzareno come "il nazzareno" portava una chioma lunga, fluente, quasi a volercelo ricordare, evocare, nel suo messaggio di cristiana bontà.

I "Cento Chiodi" di Ermanno Olmi

Come nel capolavoro al cinema del Maestro Ermanno Olmi "Cento Chiodi", quando anche in quel caso un uomo buono dai capelli al vento ci ricorda che "Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico", immaginiamo che il Canuti abbia detto che anche "tutti i gol del mondo non valgono un caffè con un amico". Caro Aldone, grazie delle tue parole, sei stato perfetto fotografo di vite: Nazzareno Canuti è stato veramente grande, come solo lui, una persona buona, può veramente essere. 

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