Novellino, Gaucci e Tedesco si mettono insieme nei giorni del ricordo di Renato Curi e il Grifo del calcio conquista di nuovo i tifosi dopo un inizio difficile
Javier Faroni nuovo proprietario del Perugia aveva promesso di "far tornare il Grifo ai livelli che merita". Ma, poi, la palla è rotonda e le cose non si sono messe bene per la compagine biancorossa e così il suo presidente, imprenditore argentino che aveva acquistato il Perugia da Massimiliano Santopadre, precedente numero uno per tredici anni, si è rivolto alla storia, e la sterzata c'è stata, il Perugia sembra rinato, i tifosi pronti a inneggiarlo, nonostante le attuali ultime posizioni in serie C. In panchina Giovanni Tedesco, centrocampista dalle doti realizzative del Perugia tra gli anni 1998 e 2004, allenato da un tecnico che dalle parti del Trasimeno, è amato ancora oggi, Serse Cosmi, Serse come il fratello di Fausto Coppi.
Il colpo di teatro del patron del Perugia che viene dal mondo del teatro
Il nuovo presidente del Perugia nato a General Roca, Córdoba, che ha fatto fortuna con il teatro diventando un produttore di successo, è riuscito, come a teatro, ad emozionare, a stupire il pubblico. "Abbiamo bisogno del sostegno e dell'entusiasmo dei tifosi. Riporteremo il Perugia ai vertici del calcio italiano" aveva detto. Ma l'inizio non era stato dei migliori. Certo nei tredici anni di gestione Santopadre non c'è stato nessun volo, ma almeno due promozioni in serie B le ha portate a casa. E poi hanno indossato la maglia biancorossa in quegli anni Matteo Politano, Leonardo Spinazzola, Gianluca Mancini e soprattutto Alino Diamanti, uno che in campo ha ricordato ai tifosi perugini, quando a indossare quella casacca, erano tra gli altri Ze Maria, Grosso, Ravanelli, Di Francesco.
Ora Javier Faroni che di voli se ne intende, come "director titular" di Aerolíneas Argentinas, la compagnia di bandiera del Paese sudamericano e sponsor della Nazionale di calcio vuole a tutti i costi per il club della città patria per antonomasia di studenti universitari da tutto il mondo, l'inizio di una nuova era. Il ritorno del Grifo, quello glorioso biancorosso che ha firmato uno storico secondo posto senza sconfitte (1978/79) alla fine degli anni Settanta. Ma anche la parabola Gaucci che ha toccato vette importanti, costantemente nella parte sinistra della classifica come amava definire l'indimenticabile Sor Carletto Mazzone la zona che conta delle graduatorie del calcio. Al Renato Curi è l'ora della riscossa, ci si stropicciano gli occhi, e nella città del cioccolato si vedono Walter Alfredo Novellino e Riccardo Gaucci, due dei simboli, appunto, dei momenti da almanacco del calcio della squadra che rappresenta il capoluogo umbro nel mondo del "futebol" come lo chiamano in Brasile. La nazione sudamericana dove Novellino, fresco di nomina come consulente per l'area istituzionale consigliere del presidente del Perugia Javier Faroni, ha trascorso l'infanzia.
Walter Alfredo Amato Lenin Novellino: una vita di lotta e rivoluzione
A San Paolo insieme al resto della famiglia al seguito del padre alla ricerca di lavoro. Povertà, voglia di emergere. "Se vuoi qualcosa vai e inseguila" dice Will Smith nei panni di Chris Gardner in quel gran bel film che è "La ricerca della felicità". E così è stata tutta la carriera di uno che oltre a Walter Alfredo si chiama anche Amato e Lenin, rivoluzionario del pallone, sia da calciatore che da allenatore.
Ora per l'amato Grifo veste i panni istituzionali da dirigente ma sotto la giacca e cravatta è ancora sangue che ribolle, spirito battagliero, uno che quando vuole qualcosa la insegue. "Monzon", come è stato ribattezzato Novellino per la sua somiglianza con Carlos Roque Monzón pugile argentino, campione mondiale dei pesi medi dal 1970 al 1977 e riconosciuto da International Boxing Hall of Fame uno dei più grandi pugili di ogni tempo. Tappa a Perugia, dunque, l'ennesima dopo un percorso tra i più lunghi e a suo modo proficui della sua carriera. Doppio periodo da calciatore, il primo preludio del Perugia dei miracoli dal quale migrò a Milano sponda rossonera proprio nell'anno del record di zero sconfitte, prima squadra italiana ad arrivare a fregiarsi di tale "titolo" e il secondo a metà degli anni Ottanta. E poi in panchina, da agli albori della sua carriera da allenatore, iniziata alle giovanili del Perugia, poi prima squadra negli anni Novanta e un breve ritorno nel 1995. Ha fatto tanto altro Walter Alfredo Amato Lenin Novellino, compreso guidare il Napoli, il Torino, la Sampdoria, eppure quando scrivi Novellino leggi Perugia. Come i Gaucci.
Gaucci e Perugia un binomio di grande calcio
Luciano, scomparso qualche anno fa, papà di Riccardo e uragano del calcio, è stato anche ai massimi vertici della Roma, poi anche del Catania, della Viterbese, della Sambenedettese, quasi proprietario di un Napoli che non ha mai visto la luce, ma se scrivi Gaucci leggi Perugia. E non è da meno il figlio Riccardo, giovane secondogenito del patron di quel Perugia, rilevato da Big Luciano in Serie C1, promozione in Serie B (1994) e due promozioni in Serie A (1996 e 1998), anche se c'era stata una promozione in B al termine del campionato 1992-1993, ma una vicenda opaca, cavalli e scandali, e il passaggio di categoria revocato.
Poco male, titoloni e squalifiche, ma il papà di Riccardo era destinato a entrare nella storia del Perugia calcio, che portava comunque in massima serie in pochi anni. Un Perugia che se la gioca alla pari della Juventus e dell'Inter e che vanta tra le sue fila il Beppe Dossena post-scudetto con la Sampdoria. Gaucci ovvero risultati da almanacco Panini per ogni tifoso perugino. Il Perugia arriva in semifinale di Coppa Italia nel 2002-2003 e conquista la partecipazione alla Coppa Uefa 2003-2004, come squadra vincitrice della Coppa Intertoto 2003, primo trofeo confederale della società. Riccardo Gaucci che all'ombra di papà Luciano si occupava soprattutto del Catania calcio, altra società di famiglia, lasciando al fratello maggiore Alessandro il compito di seguire il Perugia, squadra capofila non ha, però, mai nascosto il suo vero amore calcistico, il Perugia. Dal 2024 proprietario dell'Assisi, con cui a fine campionato ha conquistato la promozione in Prima Categoria, Riccardo Gaucci è stato appena chiamato dal presidente Javier Faroni come consulente per l'area sportiva del Perugia. Squadra gloriosa e simpatica. E' stata quella di Renato Curi.
Renato Curi: il suo cuore si ferma ma entra in quello di tutti i perugini e non solo
Campionato 1977-1978 Renato Curi è un giovane calciatore, centrocampista, alla sua quarta stagione in biancorosso, contribuisce alla prima fase della costruzione del Perugia dei miracoli. Cinque giornate e il Grifo primo in classifica insieme a Genoa, Juventus e Milan. Sesto turno di campionato e al Comunale di Pian di Massiano (oggi intitolato a lui) arriva la Juventus. 30 ottobre 1977, trentamila spettatori sugli spalti. Il giovane Renato ha recuperato da un infortunio giusto in tempo per essere presente. La partita inizia alle ore 14.30. Altra epoca, altri orari. Si iniziava alle 14.30 di inverno e un'ora dopo con l'ora legale. E soprattutto di domenica, insieme. Inizio del secondo tempo, pioggia su Perugia, meteo che angoscia, preludio di un destino triste e ingiusto. Sugli sviluppi di una rimessa laterale all'altezza del centrocampo, Renato Curi scatta per raggiungere la palla, pochi metri e il tracollo. Si accascia, arresto cardiaco, morirà poco dopo, a soli ventiquattro anni.
Una storia che commuove, e tanti a portare sempre in un angolo del cuore, tra le squadre simpatia, anche il Perugia, di quel povero giovane centrocampista morto sul campo, al quale, poche settimane dopo, il 26 novembre, verrà dedicato l'impianto. Ma la simpatia è anche per la squadra imbattuta, outsider, che sfiora lo scudetto, Davide contro Golia, una piccola provinciale che mette paura alle big del calcio, ieri come oggi le solite, il Milan che vinse quello scudetto, ma anche la Juventus e l'Inter.
Ilario Castagner e Hidetoshi Nakata: stima e simpatia per il Perugia
E poi si simpatizza anche per il suo allenatore, un signore del calcio come Ilario Castagner, di quelli che non se ne vedono più e che quando è scomparso ha avuto ricordi e commozione di tutti, over e under, tifosi e avversari, in panchina un Maestro del calcio. E se per tifosi e simpatizzanti del Grifo biancorosso uno degli idoli degli anni di Gaucci è stato Hidetoshi "Hide" Nakata, che per chi ama "Holly e Benji" significava vedere il manga più famoso dedicato al calcio trasformato in carne ed ossa, ora la storia si unisce al presente, i simboli dei momenti più alti della storia del Perugia calcio, Novellino, Tedesco e Gaucci jr. e in campo Paolo Bartolomei centrocampista reintegrato in rosa, non più "colpevole" di avere trentasei anni, e che continua a dare l'anima da capitano vero per la squadra biancorossa.
Coraggio e saggezza, come il Grifo simbolo per eccellenza di Perugia, dal Medioevo in poi...







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