In quattro mesi la compagine romagnola passa dalla serie D al ripescaggio in C al sogno serie B
Primo posto in serie C, otto vittorie su nove partite disputate, il Ravenna patria del riposo eterno di Dante Alighieri sta vivendo una "vita nova". E non si tratta di una delle opere del Sommo Poeta ma la cronaca recente di una società calcistica che solo a giugno era in serie D. Poi il ripescaggio annunciato, atteso, e che era ormai scontato per esperti di carte bollate, clausole, regole e regolette varie dopo che il fu Brescia di Massimo Cellino aveva, comunque presentato, istanza di iscrizione alla Lega Pro.
Una richiesta che, come noto, a tutti, da subito, sarebbe stata respinta, e che avrebbe indirettamente favorito il salto di categoria del Ravenna. Ora, la vetta, e l'obiettivo della promozione in serie cadetta. Certo il campionato è lungo e tante sono le montagne da scalare, ma sognare non costa nulla, e, comunque, per i ravennati, il cielo è privo di nubi e molto più azzurro da qualche mese a questa parte, anche se Ravenna è contraddistinta dai colori giallo e rosso, declinati nelle cromie che ricordano l'oro veneziano ed il porpora dell'Impero Romano. Nel simbolo ufficiale della cittadina ravennate ci sono due leoni, e proprio lo "scambio" con la Leonessa d'Italia, il Brescia è stato l'inizio della fortuna del nuovo Ravenna. Per le malelingue due amici di vecchia data, l'ex patron del Brescia Massimo Cellino e il vicepresidente del Ravenna, Ariedo Braida. Aldilà di chi vuol pensare male, il presidente, Ignazio Cipriani sta mantenendo una promessa visionaria: la prima volta in serie A del Ravenna calcio.
Il presidente del Ravenna nipote del fondatore dell'Harry's e di Gardini
Cipriani non è un cognome qualunque, è il nipote di Giuseppe, fondatore del celebre "Harry's Bar" di Venezia. Ma è anche doppio nipote d'arte, il patron della compagine romagnola, infatti, è da parte di madre il nipote di Raul Gardini (è il figlio di Eleonora, primogenita del manager). Trentasette anni, cresciuto a New York ma ravennate di origine, tanto dna da imprenditore, ambizione e visione ereditate dai nonni, annunciò già al suo approdo in Romagna "voglio portare il Ravenna in serie A". E nella "città del mosaico patrimonio mondiale dell'Unesco" sono abituati a mettere un tassello vicino l'altro per dare vita a capolavori da ammirare.
La serie C, dunque, primo pezzo, poi un campionato per raggiungere la serie cadetta, frequentata solo alla fine degli anni Novanta e poi, chissà, l'ingresso nella storia. Un'avventura, vento in poppa, come nonno Raul e "Il Moro di Venezia", un progetto velico come pochi, vittoria della Louis Vuitton Cup (1992) e partecipazione orgogliosa all'America's Cup, la competizione per antonomasia nel mondo della vela.
La prima storica promozione in serie B del Ravenna
L'anno è lo stesso, gioco del destino, della prima, storica promozione in serie B del Ravenna. Stagione calcistica 1992/1993, il Ravenna vince il girone A del campionato di Serie C1, e per la prima volta nella sua storia approda in Serie B. La guida tecnica faceva capo ad un certo Francesco Guidolin, mentre ai vertici societari c'era la famiglia Corvetta, Daniele in particolare, dinastia di armatori locali. Un miracolo, in due anni, sale dalla C2 alla Serie B, l'anticamera del paradiso calcistico. Il primo gradino, tra l'altro, portava la firma di un altro mister agli albori di una proficua carriera, Gigi Delneri.
Ora il rilancio del club di calcio della città romagnola, dunque, che vanta cinque luoghi patrimonio Unesco, ma anche cinque big nella sua storia: un giovane Christian Vieri, un promettente Francesco Toldo tra i pali, i sopracitati tecnici, allora emergenti, Francesco Guidolin e Gigi Delneri in panchina, e l'attuale presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, dietro la scrivania. Cinque come i "tifosi" vip che l'intraprendente nipote del fondatore di "Harry's Bar" ha voluto far accomodare sugli spalti dello stadio "Bruno Benelli" di Ravenna, da Flavio Briatore a Fedez, da Ronaldo a Novak Djokovic e Marco Borriello. Nomi importanti da legare al brand Ravenna e ai colori giallorossi, come la squadra della capitale, ma essa stessa capitale dell'Impero Romano d'Occidente.
Guida tecnica del Ravenna nel girone B della serie C1 è Marco Marchionni. Trascorsi da calciatore nella Juventus e nella Fiorentina, sei volte casacca della Nazionale Italiana nel suo album personale, Marchionni a Ravenna insieme al vice Massimiliano Capriolo e il collaboratore tecnico Daniel Neri, è stato anche il vice del tecnico dell'Under 21 Silvio Baldini ai tempi della Carrarese. Cipriani e Braida lo hanno scelto per "la sua visione e il suo carisma e per trasmettere una nuova energia al gruppo, puntando a risultati importanti sia sul campo che nella crescita dei singoli giocatori". Il direttore sportivo del Ravenna porta un cognome che è una garanzia. Si tratta di Davide Mandorlini, figlio di Andrea che a Ravenna ci è nato e oggi dopo una proficua carriera da instancabile difensore nell'Inter fa l'allenatore, attualmente impegnato in Romania come tecnico del CFR Cluj. "Abbiamo creato un gruppo di giocatori validi – ha detto Davide Mandorlini - ma anche seri e in particolare felici di venire a Ravenna". Ravenna prima in classifica della serie C, dunque, come rinascita, rifondazione, dopo una storia tribolata, 1913 nasce come "Unione Sportiva Ravennate", poi 2001 ricostituita dopo il fallimento con la dicitura "Ravenna Calcio" e, infine, nel 2012 come "Ravenna Sport 2019" dove il 2019 era il riferimento all'anno in cui la cittadina romagnola ambiva al titolo di "Capitale Europea della Cultura".
Il Ravenna dei Ferlaino
Curiosità: nel "secondo Ravenna" quello rifondato nel 2001 c'è stato anche un periodo presidenziale legato al Gruppo Ferlaino. Il presidente del Napoli di Maradona, dei primi scudetti, Corrado, infatti, rappresentato in società dal figlio Luca si è occupato per qualche tempo del calcio nel paese dove dimora Dante, ma con risultati che non hanno riacceso la fiammella degli anni d'oro del Pibe de Oro all'ombra del Vesuvio.
Niente che potesse affermare lontano dal San Paolo l'abilità dell'ingegnere napoletano che regalò al popolo calcisticamente più appassionato d'Italia il primo storico tricolore ed altri indimenticabili trofei. A proposito di Napoli nell'ideale libro d'onore della storia del Ravenna calcio tra i nomi noti figura anche Stefan Schwoch che in terra di Romagna si è cimentato da attaccante qualche anno prima di indossare la casacca azzurra della compagine partenopea nella stagione del ritorno in serie A in un periodo complesso che poi di lì a qualche anno sfociò nel fallimento prima della rinascita, del Napoli Soccer, di Aurelio De Laurentiis e di tutto quanto è storia recente.
A vario titolo tra i volti noti transitati nella squadra di calcio del Ravenna vanno citati anche l'attuale dirigente sportivo, allora roccioso difensore Sean Sogliano, un trequartista di talento come Lamberto Zauli, un attaccante del calibro di Andrea Silenzi ma giunto ormai a fine carriera, mentre in panchina gli allenatori Walter Novellino, Alberto Cavasin e Attilio Perotti. Storia recente ma ormai passata.
Il Ravenna di oggi: "Lontan da te non si può star"
Il presente ed il futuro, invece, i sogni e le ambizioni, sono tutti nelle mani di Ignazio Cipriani, che tutto sommato non si è presentato niente male. A Ravenna il primo passo importante è stata la conquista della Coppa Italia di categoria, il secondo anche se lontano dal rettangolo di gioco il balzo di categoria ed il ritorno in serie C1, ora l'attuale vetta del girone.
A completare l'organigramma societario con Cipriani dalla scorsa estate è sbarcato anche il fondo di investimento, creato da Niccoló Maisto, con un trascorso in Lehman Brothers, rappresentato nel club da Mattia Baldassarre, nuovo amministratore delegato. "Black Duck" è oggi comproprietaria del Ravenna, è una società inglese di intelligenza artificiale costituita da Maisto con i proventi della vendita ad un fondo saudita, di "Faceit", una community di videogiocatori di e-sports. Niccolò Maisto è stato anche uno dei principali autori di una partnership di lusso con un marchio come "Nike". La campagna abbonamenti del Ravenna di questa stagione calcistica aveva il titolo "Lontan da te non si può star". Parole che nella cittadina gettonata dagli amanti della bicicletta sono a dir poco note. "Quando ti penso, vorrei tornare dalla mia bella, al casolare. Romagna, Romagna mia lontan da te non si può star" sono, infatti, le parole di Casadei Aurelio, detto Secondo, violinista, compositore e arrangiatore italiano, il più importante esponente del liscio romagnolo, e autore, appunto, di "Romagna mia".
Secondo Casadei diceva "dobbiamo fare in modo che il pubblico non smetta di ballare e finché qualcuno balla, la musica non deve fermarsi", e se a Ravenna la musica è il gioco del calcio, in serie C i tifosi potranno vederne ancora delle belle…








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