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Che ci toglie il respiro

Non sono molto fortunato con le connessioni internet. In particolar modo quando si tratta di vedere una partita della Roma. Almeno stavolta, però, la telecronaca di Rojadirecta parla inglese. È il 91esimo, ormai è finita. Ho già il cellulare in mano, per guardare la classifica e convincermi che sì, in fondo anche il pareggio va bene. L'Inter si è fermata, Lazio e Juventus hanno perso. Tutto sommato sì, si può anche pareggiare stasera. Mentre penso così, lo schermo si blocca, la connessione salta. F5, refresh. Aggiorna. Apro le impostazioni, risoluzioni dei problemi, reimpostazione della scheda wireless. Poi a un tratto, in lontananza, ecco il grido. Un urlo secco, perentorio, breve: "SE!". Ho sentito bene? Ma ti pare? Possibile che qui, feudo di laziali, qualcuno sta esultando per la Roma? Meglio non farci la bocca, non farsi illusioni. Premo di nuovo F5 e il telefono vibra. Il contenuto è irripetibile, ma stavolta non lascia scampo. Frantumo il tasto aggiorna e la partita riappare.
Palla scodellata al centro, Shomurodov la mette giù, El Sharaawy la piazza. Un tiro che a rivederlo è carezza e schiaffo, pennello e bazooka. La palla va sul palo e poi entra nel sacco. Palo-gol.

Alla voce "infarto", nel dizionario, leggo che la sua etimologia deriva dal latino "infarcire", quindi "occludere". In realtà però, i vasi sanguigni me li sento semplicemente esplodere. È tutto vero, sta succedendo. Una partita che forse meritavamo di perdere adesso la stiamo vincendo noi. Una partita che se non fosse per Rui Patricio sarebbe finita da un pezzo. Una partita in cui ci siamo mangiati ogni tipo di gol. E ora siamo noi avanti, adesso la Roma è in vantaggio.

Ma se c'è una cosa che le tue coronarie sanno è che c'è sempre tempo per rovinare tutto. Torno seduto, predico calma, maledico il tempo che ora scorre troppo lento. Fischia, fischia, fischia, devi fischiare. Lo sai, lo sai che adesso segnano. Lo sai ma è quel pensiero che ti fai venire giusto per scaramanzia. Ci credi ma in fondo in fondo non ci credi. Te lo aspetti ma in realtà non è vero. E quando sei lì che ti ripeti che è finita, che ora segnano ma forse no, ecco che loro segnano davvero. Scamacca, e chi se non un ex, infrange il sogno. Se quello di prima era un infarto, stavolta è direttamente un attacco di panico. Mi butto a terra, deflagro. Lo vedi: come hai fatto a crederci? Perché hai esultato? Ma non lo sai come vanno a finire queste cose? Ma non sei della Roma? Lo zenit e il nadir, eros e thanatos, la gioia estrema e la delusione rabbiosa.

Mi rialzo, torno al mio posto. Quelli del Sassuolo non esultano. C'è l'arbitro con la mano alzata. È fuorigioco. Il sogno non si è infranto, è ancora lì. E quel gol di Scamacca, in fuorigioco, mi fa venire alla mente un altro momento simile. Roma Inter, del marzo 2010. Vinciamo 2 a 1, poi il palo di Milito, a tempo praticamente scaduto. Quel giorno, sulla panchina degli avversari, c'era proprio Lui. Lui che oggi è il nostro allenatore e che al gol di El Shaarawy inizia a correre verso la Curva Sud. Ed è una corsa bellissima, una corsa liberatrice. "Era la corsa di un bambino" dirà poi. Un bambino che proprio stasera festeggia le 1000 panchine in carriera.

Il cuore esplode, le gambe tremano. Ma la Roma ha vinto, il sogno è intatto. Stasera si va a dormire sudati e con gli occhi pieni di cose belle. Belle come un gol al novantesimo, belle come la Roma in vantaggio, belle come la classifica, con la tua squadra del cuore lassù. Durerà poco, lo sappiamo. Lo sappiamo e non ce ne frega niente. Stasera ce ne andiamo a dormire così. Con un allenatore bambino in panchina e con una squadra folle. Che ci toglie il respiro e ci parla d'amore. 

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