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Dizionario Romanista: Fede

 Fede, s. f. [Dal latino fides] Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull'autorità altrui più che su prove positive


Con i derby ho sempre avuto un rapporto difficile. Li sento troppo, preferisco non vederli. Lo so, può sembrare assurdo, ma è qualcosa di viscerale, di irrazionale, che poi diventa fisico, entra nello stomaco. Ho sentito derby alla radio, li ho seguiti fissando il Televideo per 90 minuti, li ho vissuti ascoltando le urla del vicino di casa, provando a distinguere tra grida di gioia e strilli di disperazione.

Sono stato indeciso fino all'ultimo anche per questo, di derby. Avevo tanto da studiare, tanto da lavorare, in fondo perché farsi il sangue amaro con la partita. Tanto lo sai come va a finire. Finisce che rosichi, ti incazzi, ci stai male e alla fine non riesci a più a fare niente. Ti fai un piano, provi a mantenerlo. Ma tanto lo sai, lo sai che non puoi scappare dalla tua natura. Come la favola di Esopo, con lo scorpione che punge la rana che lo stava trasportando. La tua natura è il derby e allora accendi. E lo vedi. 

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Dizionario Romanista: Commando - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Commando ‹këmàandou› s. ingl. [dal portoghese commando «comando» attraverso l'olandese], usato in italiano al masch. (e pronunciato comunemente ‹kommàndo›). – 1. Nome dei gruppi mobili boeri che esercitarono la guerriglia contro gli Inglesi fra il 1899 e il 1902. 2. a. Nome di speciali reparti di truppe britanniche, impiegati, durante la seconda guerra mondiale, nelle operazioni cosiddette combinate, cioè in quelle operazioni alle quali cooperarono due o più forze armate.

Vedere o non vedere, questo è il dilemma. Non per i ragazzi della Curva Sud, che invece non hanno avuto scelta. C'è un video, che circola sui social, che fa vedere quello che accadde sotto il telone della coreografia. Le squadre sono appena scese in campo, Roma Roma Roma risuona nelle casse e nelle corde vocali, la partita è iniziata da qualche secondo. La Curva canta, muove i cartelloni colorati, agita lo striscione. Poi succede qualcosa. Sono passati esattamente 56 secondi. Mettete il video in pausa, guardate quei volti, guardate quelle facce. La partita non c'è, non la possono vedere perché sopra c'è la coreografia. Eppure è successo qualcosa, anche se non sai bene cosa. Da fuori, però, urlano. Proprio come quando, da bambino, andavo sul balcone per seguire ogni calcio di rigore della Roma, mettevo muto il televisore, abbassavo la radio e aspettavo. Aspettavo il vicino di casa, il boato che voleva dire gol, rete, Roma in vantaggio. Vedere senza vedere, credere senza guardare. Altro che San Tommaso. Mentre lo stadio esplode, in Curva non sanno cos'è successo. Ma esultano lo stesso.

Fede è sustanza di cose sperate
e argomento de le non parventi;
e questa pare a me sua quiditate.

Così Dante Alighieri spiega cos'è la fede nel Canto XXIV della Divina Commedia. Questa è la fede. Tammy Abraham ha portato la Roma in vantaggio, in Curva non l'ha visto nessuno ma hanno comunque esultato tutti. Ci hanno creduto. L'etimologia di credere deriva dal proto indoeuropeo *kred dheh, letteralmente "Mettere il cuore". Lo hanno fatto sugli spalti, lo hanno fatto da casa, lo hanno fatto soprattutto in campo. C'hanno creduto. Forse per la prima volta in tutta la stagione o perlomeno come una delle volte in cui l'hanno fatto meglio, di più. Tutti perfetti, tutti da applausi. Smalling che sovrasta Immobile, Mancini che sventola la bandiera a fine partita, Zalewski che gioca il suo primo derby da titolare come un veterano, Cristante che sembra ovunque, Abraham che scoatta in area di rigore e non solo, Mourinho che indica la via. 

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Tra Polonia e Tivoli, la promessa di Nicola Zalewski - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Prestazioni autorevoli, condizione e rendimento ottimi. Nicola Zalewski ha stupito tutti nelle prime due da titolare con la maglia della Roma. E adesso non vuole fermarsi. 

Ecco, se la Roma è una fede, Mourinho si candida ad essere suo Profeta. Lo Special One si era presentato a Trigoria, in estate, indicando la Lupa sullo stemma, al derby invece indica la strada da seguire, smorzando gli Olè a fine prima frazione, predicando tempo e calma. Chiedendo fede, chiedendo di crederci. Che vuol dire metterci il cuore.

Benedetta Glionna, l'arma per l'Europa della Roma ...
Bernardini, Ziroli e quel primo derby del 1929
 

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