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Dizionario Romanista: Felicità

Felicità s. f. [dal lat. felicĭtas -atis]. – 1. Stato e sentimento di chi è felice: piena, intera 2. Opportunità, convenienza, e in genere la qualità di ciò che è riuscito in modo eccellente: f. di una frase, di un'espressione, di un'idea; con quanta f. i suoi concetti descrivesse (Machiavelli).


C'è chi fa derivare la parola "felicità" dal latino "felix", "fecondo", "fertile", "soddisfatto". Ma è un'etimologia che non soddisfa. Serve tirare in ballo il sanscrito e il greco, con la radice φύω, "produco", "faccio essere", "genero". E già questo è meglio. La felicità è qualcosa che si genera, che si produce.

Afena Gyan ha fatto gol, due gol. Quei gol hanno fatto vincere la Roma. La Roma ci fa felici. Ma ancora prima, Afena Gyan è stato fatto (giocare) da Josè Mourinho. Prima l'ha portato in panchina col Napoli, poi l'ha mandato in campo contro il Cagliari, dando quello sprint e quella vivacità che mancava all'attacco romanista. Dopo metà partita giocata nella sconfitta contro il Milan, era di nuovo in panchina contro il Venezia, fino ai 15 minuti di gloria contro il Genoa.
In Sardegna, a mandarlo in campo, non c'era Mourinho, squalificato, ma il suo vice Sacramento. Eppure c'è un filo molto forte che unisce il ragazzo al portoghese, come dimostrano le sue parole: "Lui ha creduto in me, per questo mi ha mandato in campo. Io devo imparare dagli altri e ascoltare quello che dice il tecnico, i suoi consigli. Non so come descrivere la mia emozione, sono davvero felice per il mio debutto. Lo dedico a tutti: il club, la Roma, il mio agente, mia mamma che è in Ghana….Ti amo mamma".
Quando Afena Gyan nasceva, in Ghana, era il 2003. Mourinho iniziava a vincere tutto quello che poteva con il suo Porto: un campionato, una coppa nazionale, una supercoppa, l'anno dopo la Champions League. Ma c'è un altro filo che li unisce: il nome.

Afena Gyan di nome fa Felix. Lo stesso del suo allenatore: Josè Mario dos Santos Mourinho Felix. Un destino che li unisce. "Nomen omen", dicevano i latini. "Il nome è un presagio".

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Josè Mourinho Felix, manda in campo Afena Felix e fa la Roma felice. Ma la felicità non è semplicemente vedere appagati i propri desideri, riuscire nel proprio scopo, temporaneo e passeggero. La felicità non è un gol e nemmeno una doppietta. È qualcosa da costruire, da produrre. "La felicità è un percorso - diceva Madre Teresa di Calcutta - non una destinazione". Mentre Khalil Gibrain spiegava che "le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno".

Josè Mourinho sa bene che la Roma non è una squadra pronta. Mancano giocatori, manca tempo, manca fortuna. Ma sa prendere il massimo da quello che ha. Sa prendere un capitano, Lorenzo Pellegrini, e trasformarlo in leader. Sa prendere un gregario, Bryan Cristante, e trasformarlo in colonna. Sa prendere un ragazzino, Afena Gyan, e farci felici. E saprà fare la stessa cosa con Zaniolo, con El Shaarawy, con Kumbulla, con Darboe, con Abraham. Ha bisogno di tempo, di fiducia. Perché la felicità è qualcosa che si costruisce con calma, con pazienza. E lui ce l'ha nel nome.

La Roma e il pallone che non entra
Dizionario Romanista: Custode
 

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