Niente slogan né campagne visibili negli stadi o sui social: la FIFA cambia rotta durante il torneo negli Stati Uniti e fa discutere il silenzio sulla lotta alla discriminazione.
Il calcio si ferma davanti alla politica. O almeno così sembra, guardando a quanto sta accadendo in questi giorni al Mondiale per Club negli Stati Uniti, dove la FIFA ha scelto di non mostrare alcun messaggio contro il razzismo e la discriminazione.
Secondo fonti ben informate citate dal The Athletic, la FIFA aveva in realtà già preparato materiali promozionali per sostenere la sua campagna globale "No to Racism" e "No to Discrimination". Tuttavia, durante le prime partite del torneo, né negli stadi né sui canali social ufficiali si è visto nulla di tutto questo. Si tratta di un netto cambio di rotta rispetto al passato. Nel Mondiale femminile 2023 in Australia e Nuova Zelanda e nel Mondiale maschile 2022 in Qatar, i messaggi contro il razzismo erano ben visibili sugli schermi giganti, sui social media e sugli striscioni negli stadi.
A sorprendere ancora di più è il silenzio della FIFA. Non sono stati diffusi annunci ufficiali sugli anti-razzismo, né è stato applicato il "gesto universale contro il razzismo", introdotto lo scorso anno e pensato per tutte le competizioni. I motivi di questa decisione restano oscuri. Tuttavia, il contesto politico attuale negli Stati Uniti di Donald Trump offre alcune chiavi di lettura. Proprio quest'anno, il Super Bowl NFL ha omesso per la prima volta dal 2021 il messaggio "End Racism", segno di un clima in cui molte aziende e istituzioni stanno ridimensionando i programmi legati a diversità e inclusione.
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Non va dimenticato nemmeno il legame stretto tra il presidente della FIFA, Gianni Infantino, e l'ex presidente USA Donald Trump. Infantino ha partecipato a eventi pubblici legati a Trump, inclusa la cerimonia di insediamento. Alla domanda su un possibile collegamento tra clima politico statunitense e questa scelta, la FIFA ha risposto invocando la propria "neutralità politica". Eppure, in passato la FIFA aveva promosso messaggi sociali ben precisi. Al Mondiale femminile 2023, ad esempio, sulle fasce da capitano campeggiavano slogan come: "Uniti per l'inclusione" "Uniti contro la fame" oppure "Uniti per la parità di genere" e "Uniti per la fine della violenza contro le donne".
Anche durante il contestatissimo Mondiale in Qatar, la FIFA aveva diffuso messaggi su temi come ambiente, educazione e diritti umani, nonostante avesse vietato la fascia "OneLove" contro l'omofobia. Negli Stati Uniti, invece, l'unico slogan visibile è "Football Unites the World" ("Il calcio unisce il mondo"), accanto a una "Dance Cam" sponsorizzata dall'OMS con il messaggio "Be Active". Una scelta minimal, ben lontana dagli standard passati.
Il silenzio della FIFA è evidente anche sui social ufficiali del Mondiale per Club, dove non compare alcun richiamo a campagne contro razzismo o discriminazione.Interrogata sul futuro, la FIFA non ha risposto nemmeno quando è stato chiesto se il Mondiale 2026 (che sarà co-ospitato da USA, Messico e Canada) vedrà il ritorno di questi messaggi. Un paradosso, visto che solo un mese fa Infantino dichiarava con enfasi: "Razzismo e discriminazione non sono solo sbagliati, sono reati. Serve educare, sensibilizzare e, se necessario, punire".
Un portavoce della FIFA ha poi difeso la scelta, ribadendo che l'organizzazione mantiene una "tolleranza zero" verso ogni forma di discriminazione e citando il nuovo Codice Disciplinare approvato nel 2025, che prevede sanzioni più dure contro gli episodi razzisti. Qualche messaggio, come quello che vedete nella foto in copertina, è tornato nelle ultime partite, ma sembra un'azione di ripiego dopo le polemiche.
Ma i fatti, stavolta, raccontano un'altra storia. E negli stadi americani, il silenzio fa rumore.



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