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Andrea Sottil, il ragazzo del Filadelfia

Chi l'avrebbe mai detto che l'Udinese sarebbe stata lassù, alla pausa della Serie A? Merito di Andrea Sottil, che ha trasmesso alla squadra il suo DNA.

Andrea Sottil è un ragazzo del Filadelfia. Anche se ora ha 47 anni, sarà sempre un ragazzo del Filadelfia anche quando di anni ne avrà 80. Essere un ragazzo del Filadelfia vuol dire crescere respirando l'aria del Toro, nemmeno del Torino, ed avendo ben presente la storia della squadra granata. Andrea imparò da giovane la storia degli eroi caduti a Superga e dei loro eredi che nel 1976 con Gigi Radice in panchina vinsero l'ultimo scudetto granata. Andrea ha visto le loro foto sulle pareti del Filadelfia ed ha imparato che la maglia che indossava non era una qualunque. In più, nella Primavera del Toro, dove ha vinto uno scudetto con Bobo Vieri, è stato allenato da Rosario Rampanti, un altro depositario della storia granata, e chiamato in prima squadra da Emiliano Mondonico, altro monumento della squadra piemontese. 

Rampanti, Mondonico e le pareti, gli spogliatoi, financo i seggiolini del Filadelfia hanno spiegato al giovane Sottil cos'è il Toro e cos'è il tremendismo granata. Termine quest'ultimo coniato negli anni '70 dallo scrittore Giovanni Arpino per definire lo spirito Toro: "una squadra che gioca con orgoglio, rabbie leali, capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l'avversario è di rango". Ora, da troppo tempo, non si sente più il termine tremendismo, semplicemente perché da troppi anni il Toro non gioca più da Toro, che non vuol dire vincere ma giocare da Toro.

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Povera patria - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Siamo passati Totti, Del Piero, Toni, Inzaghi, Gilardino nel 2006, a sostituire Politano con Gabbiadini. L'Italia è in crisi per quanto riguarda gli attaccanti? 

Credo che a Sottil faccia piacere sentirsi dire che la sua Udinese, vera sorpresa di quest'inizio di campionato, ha un po' di quel tremendismo granata che lui cerca di trasmettere alle sue squadre. Credo che in tutte le sue squadre Sottil, oltre ad insegnare a giocar bene, abbia trasmesso il concetto di tremendismo. Questo è successo a Siracusa, portato dal ragazzo del Filadelfia prima in B dalla C1, con la promozione poi annullata per una penalizzazione inflitta alla società per dei ritardi nei pagamenti e poi dalla D alla C1, col Livorno portato con un campionato burrascoso dalla C1 alla B, col Pescara e con l'Ascoli, salvati in B dopo averli presi in una situazione di classifica compromessa, e sempre con l'Ascoli dove ha raggiunto, fuori da ogni logico pronostico, i playoff.

Un dato da sottolineare è che le squadre prese da Sottil hanno quasi sempre fatto meglio rispetto alle gestioni precedenti al suo arrivo e sono sempre andate peggio dopo la sua partenza. Eppure di Sottil si parla molto poco. Non è reclamizzato come tanti pseudo santoni, forse perché ama un calcio verticale e non orizzontale come va di moda ora. Non a caso, non ha mai nascosto la sua stima per il gioco del Cholo Simeone.

Il tecnico piemontese è arrivato nella massima serie dopo una lunghissima gavetta e a fari spenti. Si parla di lui nelle ultime settimane, grazie a questa splendida Udinese che ha vinto cinque partite di fila e bombardato di tiri e gol prima la Roma e poi l'Inter. Forse perché molti presentavano Sottil come espressione di un calcio difensivo. Accusa ridicola: l'Udinese ha il migliore attacco della serie A.

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La vita in fuga di Luciano Vassallo, tra razzismo, dittature e successi in Etiopia - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Luciano Vassallo, leggenda del calcio africano e bandiera dell'Etiopia, è morto in questi giorni a Roma, dove era scappato per fuggire alla dittature. Una vita unica, la sua. Una vita sempre in fuga. 

 L'Udinese di Andrea Sottil, rivelazione della Serie A

I friulani hanno mostrato, in questa prima parte di torneo, un calcio spettacolare dove si mischiano la forza fisica e la cattiveria agonistica di alcuni componenti (Udogie, Makengo, Becao e tutto il pacchetto difensivo) con la classe di altri e parliamo in quest'ultimo caso del genio di Deulofeu, che è un grande giocatore ma potrebbe essere grandissimo, di Pereyra, spostato sapientemente dal tecnico sulla fascia, e dell'astro nascente Samardzic (segnatevi il nome perché sarà un crack dei prossimi mercati). A questi uomini Sottil ha trasmesso il tremendismo granata che è un qualcosa di diverso dal giocar bene. Certo, molti meriti vanno alla società friulana e alla bravura del suo direttore tecnico Pierpaolo Marino, uno dei dirigenti più competenti del nostro calcio, autore di vari capolavori ed intuizioni nel corso della sua lunga carriera, come l'acquisto di Francesco Romano, ingranaggio fondamentale nel primo scudetto del Napoli di cui l'allora giovane dirigente fu uno degli architetti.

Durerà l'Udinese? Speriamo di sì. Il nostro calcio ha bisogno di volti nuovi, di belle storie da raccontare e, non ce ne vogliano le squadre più blasonate, di nuove gerarchie. Chissà, forse un campionato scombiccherato come questo potrebbe sconvolgere equilibri consolidati da troppo tempo. Alcune grandi annaspano tra i conti in rosso e i mercati sballati, il Mondiale nel mezzo, cosa mai successa prima, a dividere in due la stagione con i migliori giocatori che potrebbero preservarsi prima dell'inizio della kermesse internazionale ed uscire spompati e demotivati alla sua conclusione, dando così molto poco ai club d'appartenenza alla ripresa del campionato. Tutto ciò potrebbe lasciare spazio alle sorprese e smentire chi sostiene che favole come quella di Verona nel 1985 o del Cagliari del 1970 sono irripetibili. Intanto, l'Atalanta è prima col Napoli e l'Udinese è lì a un solo punto. Gli occhi chiari di Sottil guardano lontano, perché lui è partito da molto lontano. Un piemontese che, nel suo girovagare tra le panchine di tutta la nazione, ha scelto di vivere in Sicilia ma rimarrà sempre un ragazzo del Filadelfia. 

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