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Andreas Tetteh, la voce che sta cambiando il calcio greco nella lotta al razzismo

Il vincitore del Player Activism Award 2025 racconta la sua storia: dalle discriminazioni vissute in campo alla scelta di trasformarsi in un ambasciatore anti-razzismo per ispirare una nuova cultura sportiva. 

Andreas Tetteh ha imparato presto che il colore della pelle può diventare un bersaglio. Figlio di padre ghanese e madre originaria della Sierra Leone, nato e cresciuto ad Atene, il giovane attaccante della Super League greca – oggi simbolo dell'AE Kifisia, in procinto di passare al Panathinaikos – ha trasformato ciò che avrebbe potuto spezzarlo nella radice più profonda della sua missione: combattere il razzismo là dove lui stesso l'ha affrontato, dentro e fuori dal campo. Vincitore del Player Activism Award 2025, uno dei prestigiosi FIFPRO Merit Awards, Tetteh è oggi riconosciuto come una delle voci più autorevoli nel calcio europeo sul tema dell'uguaglianza.

«Se potessi parlare a ogni persona un istante prima che pronunci un commento razzista,» scrive, «le chiederei di mettersi nei panni della persona che sta per ferire. Di pensare alle difficoltà che può aver affrontato. E a quanto in profondità quelle parole colpiranno. Offendere qualcuno per il colore della sua pelle non ti rende superiore – e non ti rende una persona migliore.» È una riflessione che Tetteh non formula da osservatore esterno, ma da testimone diretto. Le sue esperienze non sono teorie, sono cicatrici.

In campo, racconta, gli è successo più di una volta. Alcuni episodi sono arrivati da spalti ostili, altri addirittura dalla panchina avversaria. «Ricordo quando un dirigente di un'altra squadra mi ha insultato dal bordo campo. La partita era finita da poco, la rabbia era ancora fresca. In quel momento ho capito che dovevo parlare. Dovevo raccontare cosa era accaduto e quanto mi aveva ferito.» È stato proprio quel gesto, quella scelta di esporsi senza paura, a convincere l'associazione dei calciatori greci PSAPP a nominarlo ambasciatore anti-razzismo: perché il suo coraggio aveva già creato impatto.

Da allora, Tetteh ha fatto della parola la sua arma più affilata. Parla nelle scuole, alle iniziative sociali, agli eventi che PSAPP organizza per dargli voce. «Coi bambini è fondamentale. Dobbiamo formare le menti della prossima generazione, insegnare una cultura di rispetto in cui possano crescere.» Ma per lui è altrettanto importante rivolgersi ai ragazzi che hanno già vissuto la discriminazione: «Voglio che sappiano che possono resistere. Che hanno valore. Che hanno il diritto di alzare la testa.»

Nel suo percorso, Tetteh non dimentica mai le parole della madre: «Qualunque cosa ti dicano, non devi lasciarla attaccare a te: sii la roccia nel fiume. L'acqua ti sfiora, scorre oltre, ma non ti sposta.» È questa immagine – semplice, potente, quotidiana – che oggi lui porta al pubblico, dentro e fuori dagli stadi.

La forza di Tetteh, però, non è solo personale. È corale. Lui stesso lo riconosce: «Dico "nostro" lavoro perché non sarei arrivato fin qui senza PSAPP, senza la mia famiglia, i miei compagni, gli amici che hanno vissuto le stesse ferite.» Il Player Activism Award non è dunque un punto d'arrivo: è un megafono, un segnale che il messaggio sta circolando.

E Tetteh ha un'idea molto chiara del potere che il calcio possiede: «La nostra voce è il potere più grande. Se ogni squadra si unisse per prendere posizione contro il razzismo, potremmo cambiare davvero la cultura che ci circonda. Io credo che il calcio questo potere ce l'abbia. Dobbiamo usarlo.»

Ed è proprio questa convinzione che lo spinge, ogni giorno, a essere quella roccia nel fiume: immobile, forte, e determinata a cambiare la direzione dell'acqua. 

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