Gasperini, Massara e Ranieri. Un allenatore, un direttore sportivo, un dirigente. Ci sono loro a guidare la nuova stagione della Roma. Una cosa normale, ma così belle che l'avevamo dimenticata.
Normale, agg. [Dal lat. normalis, der. di norma, "squadra", "regola"]. 1. Conforme alla regola, consueto, abituale; che risponde ai criteri generali della consuetudine o della media statistica. 2. In medicina e biologia, che rientra nei parametri considerati sani o funzionali; privo di anomalie. 3 In senso figurato, comune, ordinario.
L'ultima volta che avevo scritto di Roma eravamo ancora senza allenatore, praticamente senza dirigenza, quindi senza prospettive, senza sguardi verso il futuro, senza progetto. C'è voluto un mese, anzi un anno, per ritrovare la bussola e per avere di nuovo una direzione. Per avere quindi qualcosa di normale.
La Roma ha un nuovo allenatore, innanzitutto. Uno tra i migliori in Italia e in Europa, uno famoso per la sua capacità di plasmare talenti, di creare giocatori, di dare un'impronta alla sua formazione, uno che ha portato una squadra dalla lotta per la salvezza alla vittoria dell'Europa League, alla lotta scudetto, al piazzamento Champions. Uno antipatico, ma su questo ci torneremo. Gian Piero Gasperini rappresenta tutto questo e forse anche altro. È il profilo ideale su cui costruire, anzi con il quale costruire. Non è un caso che la Juventus abbia provato a portare proprio lui a Torino per far ripartire un progetto dopo quello naufragato con Thiago Motta. E non deve essere neanche un caso che Gasperini abbia rifiutato, preferendo la Roma, scegliendo la Roma. E la Roma ha scelto lui: più fatto di Fabregas, più pronto di Farioli, più adatto di Allegri, più forte di Montella. Un allenatore forte e allo stesso tempo normale, come normale è l'idea che lo ha portato a Trigoria: serviva una persona con cui fare, con cui progettare. Uno che ha già dimostrato, che ha già vinto e che ha voglia di dimostrare ancora e di vincere ancora. Una scelta normale.
Normale come avere di nuovo un direttore sportivo capace e pronto, perché Massara che sostituisce Ghisolfi è soprattutto questo. Normale e allo stesso tempo poetico è avere ancora Claudio Ranieri come dirigente dopo il gran rifiuto fatto alla nazionale, non per viltade ma per amore. Un allenatore, un dirigente, un direttore sportivo. Una cosa normale, una cosa semplice, che però mancava a Trigoria da tanto, troppo tempo.
Cosa è stato José Mourinho per la Roma? - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Un parafulmine e una guida, un profeta e uno scudo. Un sogno. José Mourinho, per la Roma, è stato tante cose, tutte insieme. José Mourinho se n'è andato dalla Roma più o meno nella stessa maniera in cui era arrivato. Di colpo, a sorpresa, inaspettatamente. E la mattina del 16 gennaio 2024, quan
Mai finora questa parola è stata così bella. Normale vuol dire "secondo la norma", quindi "conforme a una regola o a un modello". E non deve essere per forza il modello Atalanta, il modello Gasp, il modello Borussia, Barcellona, Red Bull o chi per voi. Il modello squadra. Una parola che non a caso Gasperini ripete 26 volte durante la sua conferenza stampa di presentazione. Ed è interessante andare a vedere vicino a cosa la usa: vicino al verbo "creare", all'espressione "portare in alto", vicino alle parole "fiducia", "identità", "continuità". Al verbo "essere".
Andando a scavare nell'etimologia, però, il latino "normalis" deriva da "norma", ovvero uno strumento utilizzato dai falegnami e dagli artigiani per tracciare linee rette, dritte, perpendicolari. Uno strumento che ancora oggi chiamiamo squadra. E che usiamo per disegnare, per tracciare delle linee, di sviluppo o di limite, per essere precisi, minuziosi, attenti al dettaglio. Così deve essere la Roma del prossimo anno e sapere che a organizzare, anzi a disegnare il tutto ci sono Gasperini, Massara e Ranieri mi fa stare più tranquillo. Ci saranno loro a rendere normale la Roma, che normale per noi non potrà mai esserlo e mai lo sarà. Ci saranno loro a dare la norma, la regola appunto. E una l'ha già data il mister in conferenza: "Io vorrei che questi ragazzi, indipendentemente dall'età, abbiano come obiettivo, non tanto di difendere quanto fatto finora, che quello comunque rimane, ma di fare la miglior stagione, la miglior stagione possibile, la miglior stagione della loro carriera. Non è ancora arrivato il momento di accontentarsi e di gestirsi, è il momento di raggiungere l'obiettivo migliore anche se hai 30 anni. Non sei vecchio. Anche se ne hai 22 e vuoi scalare delle posizioni. Questo deve essere lo spirito".
Per vincere bisogna essere i migliori. Per vincere bisogna migliorare continuamente sé stessi. Una cosa normalissima, che a Roma spesso, però, si dimentica.



Commenti (0)