La Roma ha perso con il Napoli e scende dal primo posto, ma la strada indicata da Gasperini è chiara.
Ma, in fondo, meglio così no? Meglio aver perso con il Napoli, abbiamo una cosa in meno a cui pensare. Troppo ingombrante il sogno scudetto, troppo pesante la prima posizione. Meglio tornare alla realtà. Una realtà fatta di 0 vittorie nei big match, di 1 tiro in porta in quasi 100 minuti, di Baldanzi centravanti.
Quando la Roma perde, il giorno dopo, in genere, spengo tutto e non leggo niente. Non ascolto, non ripenso, non immagino. Stamattina però non ce l'ho fatta e ho aperto la classifica. Da primi siamo diventati quarti, forse addirittura quinti, tremendamente vicini ai sesti. Ho iniziato a fare brutti pensieri, lo ammetto. Poi ho ripensato allo striscione di ieri sera, in Curva Sud. "La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. Crediamoci insieme". Così ho riguardato la classifica. La Roma è lì, a un punto da un primo posto che forse non merita, che sicuramente non sarà suo, che razionalmente non può essere il suo obiettivo, che è aldilà delle sue capacità e delle sue potenzialità. Ma intanto è lì, nonostante tutto.
La voglia di volare è la stessa, la paura di cadere ce l'ho sempre avuta. Ma poi la canzone dice anche un'altra cosa: mi fido di te. Ci penso e mi viene in mente la foto del murales di Gasperini, stregone che mescola grinta, cuore, sudore. Fidiamoci di lui e di chi sta costruendo la nostra Roma. Fidiamoci di quello che sta facendo e di quello che continuerà a fare. Fidiamoci noi e si fidassero anche altri, magari comprando a gennaio una punta e un esterno d'attacco.
Di fiducia aveva parlato proprio lui, alla prima conferenza: "Devi dare subito segnali importanti, devi portare la gente dalla tua parte, poi questo non significa vincere tutte le partite o raggiungere traguardi impossibili. Però devi dare un'identità a questa squadra, la gente deve avere fiducia in questa squadra, ma non c'è bisogno di dirlo, deve sostenerla, ma questo l'ha sempre fatto".
Mi fido di te, cosa sei disposto a perdere? Una partita e forse anche altre. A patto che non si perda la bussola, che si continui il cammino, che si insista a lavorare, che si porti subito la testa a Cagliari e la si giochi come una finale. Tutti insieme, uniti, decisi. Per continuare a coltivare un sogno, qualunque esso sia, per inseguire fantasie che forse avevi dimenticato di avere (o forse no), per avere gli occhi che brillano o anche solo per rimanere con i piedi per terra, focalizzati, concreti, concentrati su un quarto posto che manca da tanto, troppo tempo. Costruendo giorno dopo giorno questa stagione, che nessuno si immaginava così. E sicuramente ci saranno nuove sconfitte, nuovi psicodrammi, nuovi sogni infranti e nuove mattine in cui voler spegnere tutto e rimanere a casa aspettando la prossima partita della Roma.
Forse fa male, eppure mi va.



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