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Con gli occhi di Mora, con gli occhi di Roma

All'aeroporto ad aspettare un nuovo acquisto della Roma non ci sono mai andato. Forse lo avrei voluto fare, forse lo farò. Non è questo il punto. Il punto è un altro e lo abbiamo perso di vista da tanto, troppo tempo.

C'erano 400 romanisti, ieri, a Ciampino, ad aspettare Rodrigo Mora. Un calciatore che forse non avevano mai visto, un nome che avevano sentito per la prima volta forse un mese fa, in questa calda estate di telenovele infinite, di notizie smentite, di trattative inventate.

Non so quanti di loro conoscessero veramente quel ragazzo. Per molti bastavano due semplici informazioni: che era forte e che era della Roma. E senza la seconda non ci sarebbe importato nulla della prima. Perché senza la Roma non ci importa nulla di niente.

Non so neanche se si può chiamare fede tutto questo, una parola che vuol dire fiducia, credenza, promessa. Nessuno ha fatto promesse ieri, ma ce n'era una nascosta, il sottotesto sempre presente quando qualcuno di nuovo arriva alla Roma e che diventa più forte quando quel qualcuno è più forte: facci divertire, facci vincere, facci sognare. Quello che abbiamo chiesto a tutti, quello che chiederemo sempre. E allora sì, forse è un atto di fede. Credere in qualcuno che non si è mai visto prima. Che sia un messia, un profeta, un trequartista, un esterno sinistro di piede destro. 

Non so se è fede, di certo è amore, è emozione, è sentimento. Un sacrosanto sentimento in un'estate di plusvalenze, fair play finanziari, obblighi di riscatto, bilanci, costi aziendali, bonus facili e bonus difficili. Al freddo dei numeri preferisco sempre il caldo di un abbraccio. Che sia allo stadio, per strada, in un aeroporto. Alla forza raziocinante delle statistiche (77 presenze tra Portogallo ed Europa, 15 gol, il più giovane esordiente della storia del calcio portoghese, a 15 anni e 255 giorni) preferisco la forza dei gesti, gli attimi che raccontano più di mille dati e più di mille parole. 

E allora che bello vedere Rodrigo Mora, classe 2007, raccogliere la sciarpetta che qualcuno gli aveva lanciato, guardarla prima di stenderla, quasi a volerla pesare, a voler vedere se è vero. Che bello vederlo guardare quei 400 tifosi con la mano sul cuore, gli occhi che brillano.

Occhi da ragazzino, come i nostri. Perché quando c'è la Roma di mezzo torniamo tutti ragazzini.

Senza sapere il peso a bilancio, senza conoscere le clausole del contratto, senza interrogarci sulla tattica, per fortuna. Senza neanche immaginarle tutte queste cose da grandi.

Ci bastano due cose: che Rodrigo Mora è della Roma e che Rodrigo Mora è forte. E faremo pure finta di non sapere che la Roma era scritta nel suo nome. E magari anche nel suo destino. Che da oggi è anche nostro. 

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