La scuola calcio giallorossa di Gerusalemme accoglie oltre 400 ragazzi di diverse religioni e culture, dimostrando che lo sport può essere inclusione e speranza anche in tempi di guerra.
Da Gerusalemme arriva un messaggio forte sul valore dello sport come «strumento di condivisione, inclusione e soprattutto di pace». A pronunciarlo, in un'intervista ad Avvenire, è Samuele Giannetti, vicepresidente del Roma Club Gerusalemme, una realtà nata nel 1998 e diventata negli anni un punto di riferimento unico nel suo genere.
Il club giallorosso, guidato da Giannetti insieme al presidente Fabio Sonnino, non si limita a coltivare la passione per la Roma: dal 2008 anima una Scuola Calcio che oggi conta circa 400 ragazzi, «la terza più importante Academy della città». Qui adolescenti ebrei, cristiani e musulmani giocano e crescono fianco a fianco, imparando a conoscersi e rispettarsi attraverso il pallone. «Accogliere e far giocare a calcio tutti quegli adolescenti che convivono pacificamente sotto lo stesso cielo di Gerusalemme» è l'obiettivo dichiarato di Giannetti.
Un esempio concreto è stato il torneo internazionale a Roma dello scorso maggio, dove la rosa del club era formata da ragazzi ebrei israeliani, arabi israeliani, arabi palestinesi, cristiani, armeni, drusi e perfino giovani profughi — israeliani e palestinesi — sfollati dal nord del Paese. «Alcuni di questi ragazzi oggi sono entrati nella nostra scuola calcio – racconta Giannetti ad Avvenire – e per il loro sostentamento abbiamo raccolto collette. La nostra missione è insegnare il rispetto, non solo il fairplay verso l'avversario ma verso tutti».
Il contesto però resta difficile. Gli istruttori, oltre alla tattica, insegnano anche la resilienza in un territorio segnato dalla guerra: «Ai nostri ragazzi prima di iniziare l'allenamento insegniamo anche a sopravvivere sotto un bombardamento missilistico: se scatta l'allarme sanno che devono correre al rifugio, nel bunker che dista 30 metri dal campo. Cessato il pericolo, si torna a giocare».
Dopo il 7 ottobre 2023 la Scuola Calcio del Roma Club Gerusalemme è stata l'unica a riprendere l'attività sportiva già dopo una settimana. Un gesto che ha avuto un grande significato, soprattutto per le famiglie arabe: «I genitori ci ringraziano di cuore perché i loro figli nella nostra scuola hanno trovato la loro seconda casa. E per qualcuno, ora, il Roma Club Gerusalemme è diventata anche la casa che non hanno più».
In tempi di conflitto e divisioni, dunque, il calcio torna a essere molto più di un gioco: un linguaggio universale che unisce e costruisce ponti dove la politica alza muri.
In copertina: foto dal profilo Facebook Roma Club Gerusalemme - Academy



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