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Fratture da stress

L'infortunio di Svilar, la frattura da stress e la resistenza di una tifoseria che non smette di crederci. Oggi a Como, la Roma ha bisogno di mille cuori. 

Ci sono cose che sai e basta. Informazioni, conoscenze, nozioni, il più delle volte apprese a scuola. La Mesopotamia, la barbabietola da zucchero, diadainconsupertrafra, l'Alsazia e la Lorena, base per altezza diviso due. Un euro che corrisponde a 1.936,27 lire.

Da ieri noi romanisti sappiamo un'altra cosa. Sappiamo tutti cos'è una frattura da stress. Sappiamo i tempi di recupero, le cause, le probabilità, i fattori fisici, le sedi più comuni, i sintomi principali. Sappiamo anche qual è il modo più assurdo per procurarsela. Più assurdo e quindi più romanista, mi viene da dire. Una frattura che non nasce da un singolo trauma, ma è il risultato di sollecitazioni ripetute, di un carico che il corpo fatica ad assorbire, di una pressione che si accumula nel tempo.

Un infortunio che può capitare a tutti. Anche al portiere più forte della Serie A, al calciatore più insostituibile della Roma. Un infortunio che può capitare a tutti, tranne a noi. Tranne ai tifosi della Roma.

Perché il cuore dei tifosi della Roma non si rompe per una singola partita, figurati per una caduta in allenamento. Si affatica, certo, si consuma. Illusioni, sconfitte, recuperi, attese. Una traversa al novantesimo, un gol subito quando sembrava fatta, un infortunio del tuo giocatore più forte, un tiro che sembrava entrare in rete e viene parato, di faccia, dal portiere avversario. Eppure, ogni volta che sembra sul punto di cedere, il tifoso romanista eccolo lì, allo stadio, davanti a una televisione, incollato alle notifiche di un cellulare o alla telecronaca alla radio.

La frattura da stress, leggo, è una lesione che arriva quando il corpo non riesce più ad assorbire il peso delle sollecitazioni. Il cuore del romanista, invece, sembra aver sviluppato una tecnica tutta sua: incassare, tremare, qualche volta fermarsi per un istante e poi ripartire come se non fosse successo niente. Cuore resiliente. Cuore romanista. Cuore che non conosce riposo. Per lui non esistono bollettini medici, turn over, soste per le nazionali. Un cuore testardo, un cuore ostinato.

Quello che servirà oggi a Como, con gli oltre 1.000 cuori sugli spalti per la prima trasferta stagionale in campionato, i 12 cuori in campo e gli altri cuori in panchina. Lì dove fino a qualche settimana fa sedeva Pierluigi Gollini, che sarà il nostro portiere per le prossime 9 partite. Ci sarà lui a difendere la nostra porta e non solo: a difendere il nostro cuore. Un cuore che non conosce fratture, ma lo stress sì. Un cuore che ha aspettato tre settimane per rivedere la Roma e si ritrova nella trasferta più difficile senza il giocatore più forte.

Un cuore che, quando va in mille pezzi, diventa mille cuori. Gli stessi che ci sono oggi sugli spalti.

Un cuore che non va mai in panchina. 

3 cose da Torino-Roma
 

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