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Tre cose su Roma-Lille

Tre errori dal dischetto, fragilità mentale e una trequarti in crisi: cosa resta dopo Roma-Lille e dove deve migliorare la squadra giallorossa. 

Ci siamo presi del tempo prima di scrivere qualcosa su Roma-Lille. Un tempo necessario, doveroso, per mettere a posto sensazioni e sentimenti dopo una partita difficilmente commentabile. Una partita indecorosa, offensiva, ridicola a tal punto da sembrare assurda e surreale.

Roma-Lille resterà nella storia come la partita dei tre rigori sbagliati (anzi, più grave: del rigore sbagliato tre volte), ma sarebbe riduttivo limitarci a questo. Dietro quel triplice errore ci sono tanti, troppi altri sbagli, troppi passi falsi, troppe scelte sbagliate. E analizzarle non vuol dire demolire tutto quello che di buono si è visto finora: vuol dire capire dove può, anzi deve, migliorare questa Roma.
Partendo da un aspetto positivo: domenica, per fortuna, si torna a giocare. E c'è subito la possibilità di dimenticare l'obbrobrio di giovedì sera.

Una Roma soporifera 

È una Roma soporifera quella che entra in campo contro il Lille. Una Roma timida, svogliata, imprecisa, che dà l'impressione di essere addormentata. Dorme in attacco, dove non crea occasioni da gol. Dorme anche in difesa, stavolta, dove invece in genere era stata sempre attenta.
La Roma dorme e non dà l'impressione di volersi e potersi svegliare. Mancano giocatori che azzardino una giocata (Soulé è l'unico in grado di farlo, ma sbaglia spesso), manca una trama di gioco che sia in grado di impensierire la difesa francese. Manca quell'intensità che ti permette di ribaltare la partita o di rispondere a un'inerzia negativa. Lo avevamo visto contro il Torino, lo abbiamo visto anche contro il Verona. È una Roma incapace di reagire, che crea poco e che segna ancora meno. Ed è una grave mancanza, soprattutto se inizi a prendere gol.

 Fragilità mentale

A colpire è anche la facilità con cui la Roma crolla. Guardate Kostas Tsimikas: è lui il colpevole numero uno sul gol di Haraldsson. Sbaglia quel pallone ed esce dalla partita, metaforicamente e poi anche letteralmente. Guardate Artem Dovbyk: ci eravamo illusi che il gol contro il Verona lo avesse sbloccato, invece l'attaccante che si presenta due volte sul dischetto è un attaccante scarico, impaurito, teso. E il doppio errore rischia di aver bruciato non solo una partita, ma anche l'intera stagione dell'ucraino.

 Il problema della trequarti

Massara continua a ripetere che la rosa della Roma è profonda, che ci sono i ricambi, che ci sono le soluzioni. Il campo, però, dice un'altra cosa. E lo dice anche Gasperini, che ha già ammesso di non aver mai finito una partita con un centrocampista sulla trequarti. Ed è lì, invece, che agisce Lorenzo Pellegrini, è lì che è stato utilizzato Neil El Ayanoui. È lì che ci sono i problemi maggiori: senza Bailey e Dybala, la zona sinistra è senza padrone. Anche a destra Soulé sembra essersi inceppato e i ricambi non sono all'altezza: El Shaarawy e Baldanzi in campionato non sono sembrati alternative credibili.
La speranza ora è che il giamaicano e la Joya possano rientrare presto (l'argentino è di nuovo in gruppo e punta a essere convocato domenica contro la Fiorentina), per aiutare la Roma a risolvere il problema del gol.

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