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Calcio, lavoro e riscatto. La storia del Barco Murialdina Asfa-Uila, squadra di braccianti in Terza Categoria

Operai, braccianti, studenti: il Barco Murialdina Asfa-Uila è molto più di una squadra di calcio. È un progetto sociale che in Terza Categoria unisce sport, lavoro e dignità. 

"Chiamami quando vuoi, ma prima delle 19, dopo ho gli allenamenti". Mister Stefano Colonna mi risponde così quando lo contatto per programmare l'intervista. Ci siamo conosciuti a Nepi, sul campo del Football Club, campionato di Terza Categoria, girone di Viterbo, dove la sua squadra, il Barco Murialdina Asfa-Uila è riuscita a strappare un pareggio, recuperando due volte lo svantaggio e fissando il risultato sul 2 a 2. L'hanno già ribattezzata "la squadra dei braccianti", ma in realtà è molto di più. "Dicono che siamo l'unica squadra italiana di questo genere - mi racconta con stupore e anche un po' di orgoglio - Sono tanti anni che faccio l'allenatore ed è la prima volta che mi capita di allenare una squadra così".

Una squadra così vuol dire una squadra composta solo da ragazzi africani: dalla Nigeria al Marocco, dalla Guinea al Mali, dalla Costa d'Avorio al Gambia. "C'è chi lavora nei campi, nell'agricoltura, chi nel settore del fotovoltaico, altri sono artigiani, altri ancora vengono da case-famiglia, qualcuno invece va all'università". L'origine del progetto è tutto nel nome: l'Asfa è l'Associazione Sportiva Football Africani, mentre l'Uila è il sindacato dell'Unione Italiana dei Lavori Agroalimentari. "Una squadra nata per promuovere la lotta contro lo sfruttamento dei braccianti e contro il caporalato - ha spiegato il segretario generale della Uila Viterbo Antonio Biagioli - Una squadra di operai agricoli che, per la prima volta nella storia della Figc inizia un campionato di calcio di federazione. Un risultato storico. Un risultato ottenuto in nome e per conto di tutti i lavoratori".

La squadra di mister Colonna in azione sul campo del Nepi, per il campionato di Terza Categoria, girone di Viterbo. Foto Il Catenaccio
Il Barco Murialdina Asfa-Uila, sul campo del Corchiano, dove ha vinto la sua partita d'esordio. Fonte foto: YouTube Uila

"Noi al Barco Murialdina facevamo solo settore giovanile - racconta mister Colonna - poi abbiamo conosciuto questa squadra che era già attiva nel territorio, ma non aveva mai giocato per campionati ufficiali, così ci siamo incontrati". L'Asfa-Uila aveva giocato soprattutto amichevoli, in ambito parrocchiale, poi con il sostegno della Diocesi, una raccolta fondi contro la Sla, contro la squadra del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa di Viterbo e infine una partita a Gallese contro il Deposito di Scorie Nucleari, insieme al Biodistretto della Via Amerina e delle Forre. "Noi volevamo fare una squadra dei grandi, loro volevano fare qualcosa di ufficiale. Ed ecco che è nata la squadra". 7 punti fin qui in campionato, 2 vittorie, 2 sconfitte, 1 pareggio. "Ma il successo più grande è stato quello di iscriversi al campionato - mi spiega ancora l'allenatore - anche se i ragazzi vogliono vincere sempre. Vogliono farsi valere". Un riscatto che passa attraverso un gol, attraverso 3 punti, attraverso un campo di calcio. Una voglia di rivalsa contro una vita che spesso è stata ed è ancora difficilissima. 

"Molti di loro sono arrivati in Italia su un barcone, ci sono ragazzi che hanno ancora famiglia, figli, mogli, genitori, lontani, in Africa, spesso in paesi in guerra. Ci sono storie che ti rimangono impresse: c'è un ragazzo che non ha mai visto il suo secondo figlio, è scappato dal suo paese mentre la moglie era ancora incinta. Lo ha conosciuto tramite i social, tramite le videochiamate. E sempre a distanza un altro mio calciatore ha trovato moglie: sua sorella ha organizzato tutto, si sono presentati, si sono piaciuti e ora lui partirà per conoscerla e per sposarsi. Poi torneranno insieme, lo sto aiutando a cercare casa".

Il Barco Murialdina Asfa-Uila, in maglia arancione, sul campo del Nepi. Foto Il Catenaccio
La fine del riscaldamento del Barco Murialdina Asfa-Uila, sul campo del Nepi. Foto Il Catenaccio

Frammenti di storie, di vita, che si incontrano su un campo da calcio, uno spazio in cui divertirsi, in cui crescere, in cui sognare. "Anche perché fuori la vita è difficile: lavorano tutti, tanto, per mandare gran parte del loro stipendio alle loro famiglie. Lavorano sempre, anche con la pioggia, con il freddo, anche di sabato, non si fermano mai. In casa abbiamo scelto di giocare la domenica mattina, ma spesso le trasferte sono di sabato pomeriggio e la squadra è dimezzata. Stiamo cercando, tramite il sindacato, di trovare una soluzione ma non è facile". Così come non è facile mandare avanti una squadra, che come spesso avviene tra i dilettanti va avanti grazie all'autofinanziamento e alla passione di chi si mette in gioco. I costi maggiori sono iscrizione e tesseramenti, poi ci sono le spese ordinarie: luci, acqua, gas. E le trasferte, su e giù per la Tuscia. "Dove devo dire non abbiamo mai vissuto episodi di razzismo. Eravamo partiti titubanti, anche alla Federazione avevano qualche timore: una squadra interamente fatta di calciatori di pelle nera chissà a cosa poteva andare incontro. Ma per fortuna finora non è stato così". E il campionato va avanti: domani, in casa del Barco Murialdina Asfa-Uila, arriva la capolista Bolsena, ancora imbattuta. Mister Colonna però l'obiettivo lo ha già fissato: "Prima cosa: divertirsi. Seconda: crescere. Sono due aspetti che viaggiano di pari passo. Ma la nostra vittoria più grande è stata iscriversi a questo campionato".

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