Carlo Sassi, il giornalista RAI che con la sua intuizione portò la moviola nel calcio, trasformando le domeniche degli italiani e le discussioni sugli arbitri.
Prima del VAR, molto prima, parliamo di quasi sessanta anni fa, c'era la moviola. La moviola era Carlo Sassi, il presidente della Corte di Cassazione calcistica per dirimere qualsiasi dubbio su un gol convalidato o annullato o un rigore concesso o negato. Nelle interviste post partita più calde, quelle decise da dubbie decisioni arbitrali, i protagonisti si appellavano alla moviola: "aspettiamo la moviola, vediamo cosà dira Carlo Sassi!" Erano le frasi più comuni proferite da presidenti, allenatori e giocatori. Perché la moviola non si poteva vedere subito. Le partite si giocavano tutte alle 15:00, prima ancora alle 14:30, e la moviola faceva parte della Domenica Sportiva, che andava in seconda serata intorno alle 22:00. L'attesa era lunghissima, spasmodica e generava dibattiti prima e discussioni infinite dopo, perché molto spesso non bastava la moviola a chiarire certe situazioni.
L'inventore della moviola, non dell'apparecchio sia chiaro, ma del suo utilizzo a fini calcistici fu, come dicevamo prima, Carlo Sassi, giornalista della RAI, che ebbe un'idea geniale: guardare ad immagine rallentata (al ralenti) ogni singolo fotogramma delle azioni più discusse della domenica. Il tutto nacque il 22 ottobre del 1967, quando, prima della messa in onda della Domenica Sportiva, Sassi e il suo fidatissimo tecnico Heron Vitaletti (altra figura leggendaria di quel periodo) lavorando alla preparazione del servizio sul derby Milan-Inter rividero con attenzione un discusso gol convalidato a Gianni Rivera. A Sassi venne in mente di rivedere l'azione ad immagine rallentata utilizzando appunto la moviola e così facendo si accorse che la palla non aveva superato la linea bianca e il gol era pertanto da annullare. Il giornalista propose così alla sua redazione d'introdurre la moviola come appuntamento fisso all'interno della Domenica Sportiva. Il suggerimento fu accettato e la moviola diventò un successo dentro uno dei programmi più seguiti della storia della televisione. Quando nel corso della trasmissione i vari conduttori succedutisi dal 1967 in poi (Enzo Tortora, Lello Bersani, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, Tito Stagno, Beppe Viola e Marino Bartoletti) davano la linea alla sala tecnica calava il silenzio nelle case degli italiani. Quel "passiamo la linea a Carlo Sassi ed Heron Vitaletti" era una liturgia attesa da tutti gli appassionati. La coppia, poi, era affiatatissima ed elegante, di un'eleganza sobria tipica della RAI di quel periodo.
Dopo oltre trent'anni in RAI, Sassi passò per un breve periodo a Mediaset per partecipare all'"Appello del martedì", ideato per contrastare il nascente successo del "Processo del lunedì" in onda su Rai3. Ma Sassi era un uomo RAI e l'Appello non era la trasmissione adatta a lui. Tornò così alla casa madre per coadiuvare prima l'amico Sandro Ciotti nel programma "Quasi gol" e poi collaborare nel popolarissimo "Quelli che il calcio" con Fabio Fazio e Marino Bartoletti. In quest'ultima trasmissione tirò fuori un aspetto mai emerso nel corso della sua lunga carriera, dove per tutti era stato un giornalista competentissimo, rigoroso ed equilibrato, dimostrando doti ironiche inaspettate (del resto era grande amico di Beppe Viola).
Con Carlo Sassi se ne va un pezzo importante di storia della RAI, un punto di riferimento per tanti tifosi e appassionati cresciuti con programmi come la "Domenica Sportiva".






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