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Caso Bastoni, dalle chat al linguaggio: cosa raccontano davvero quei messaggi

La ragazza nega il rapporto sessuale con il difensore dell'Inter e l'inchiesta prosegue. Ma le conversazioni emerse delineano una rappresentazione della donna ridotta a catalogo, ordine e merce, sollevando interrogativi che vanno oltre il profilo giudiziario. 

Donne scelte su cataloghi online e ordinate su WhatsApp, al pari di una pizza. Anzi, di un sushi, per restare sulle parole di Alessandro Bastoni, difensore dell'Inter accusato di prostituzione minorile insieme ad Alessio Salamone, di mestiere PR, Deborah Ronchi, titolare dell'agenzia di eventi Ma.De, e il suo compagno Emanuele Buttini. I fatti risalgono al luglio di sei anni fa, quando il calciatore, secondo l'inchiesta guidata da Bruna Albertini e Rosaria Stagnaro, avrebbe avuto un rapporto sessuale a pagamento con la ragazza, all'epoca di soli 17 anni. E che ieri, davanti ai PM milanesi, ha spiegato: "Non ho fatto sesso con il calciatore e non ho ricevuto denaro da lui". Stessa tesi sostenuta dal difensore dell'Inter che oggi era atteso in procura ma ha deciso di non presentarsi. "Alessandro Bastoni ribadisce la sua estraneità rispetto ai fatti oggetto di accertamento – spiega in una nota il suo legale, Salvatore Scuto - la decisione di non presentarsi, allo stato, a rendere interrogatorio è stata assunta su indicazione della difesa e risponde esclusivamente a valutazioni di natura tecnica, nel pieno esercizio delle facoltà di legge".

Possono cambiare le dichiarazioni, le ricostruzioni, le accuse. Non possono cambiare, invece, le parole. Quelle rimangano fissate nelle chat. La cronologia tra Bastoni e Salamone contiene oltre 3.000 messaggi tra il 2020 e il 2026, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera. Si organizzano così gli eventi "tutto compreso" che può vantare l'agenzia, a cui si rivolgono calciatori, imprenditori e chiunque sia disposto a sborsare 12.000 euro per una serata. Salamone inviava un book digitale, con foto prese dai profili Instagram delle ragazze, che dovevano rispettare "regole di ingaggio del silenzio e della massima riservatezza", spiegano gli atti dell'inchiesta.

È il 9 luglio 2020, l'Inter ha appena pareggiato 2 -2 contro l'Hellas Verona. Si gioca in estate, per recuperare lo stop dovuto al lockdown. Salamone manda un messaggio a Bastoni: "La minorenne credo che ti vuole ch****re. Mi chiede cosa pensa di me Alessandro?". Il calciatore risponde: "Oggi era carica? O non fa la t***a?". "Secondo me si vuole divertire, però oggi sta soft" si legge ancora sul Corriere. Poi i dettagli della serata: il sushi, il taxi per la ragazza, il calciatore si lamenta per il prezzo troppo alto.

Altra serata, altri messaggi. 21 giugno 2020, post-partita di Inter-Sampdoria, vittoria nerazzurra. "Per il dopo partita [...] 2/4 a casa mia… beviamo là" è l'ordinazione di Bastoni, che mette le cose in chiaro: "Io non sc**o stasera". "Vabbè parlate un po'" risponde ancora il PR, che aveva relazioni anche con altri giocatori. Una cinquantina, tutti di squadre di Serie A. Uno, in particolare, risponde così alla domanda di Salamone, che chiedeva se quella sera cenasse "con le vacche": "Sì ma quello munto voglio essere io".

I cellulari dei tre principali indagati, che intanto sono ai domiciliari per associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione, anche minorile, sono pieni di messaggi dai toni simili. Messaggi in cui traspare, chiarissima, una violenza e una volgarità che nascondono la concezione della donna ridotta a oggetto di consumo, trattata come qualcosa da selezionare, acquistare, utilizzare. Una mercificazione del corpo che nasconde anche una dinamica in cui chi paga può decidere tutto: cosa fare e cosa non fare, in che tempi, in che modalità, con quali caratteristiche. Un problema ricorrente nel mondo del calcio, dove i casi di violenza sessuale sono pericolosamente in aumento: ai Mondiali, ad esempio, sono scesi in campo Hakimi e Partey, accusati di stupro in Francia e in Inghilterra; in Italia Manolo Portanova è stato condannato a sei anni per violenza sessuale; ancora più risonanza ebbero i casi di Dani Alves e Robinho, con quest'ultimo attualmente in carcere proprio per stupro di gruppo, mentre di Greenwood avevamo scritto in questo articolo.

La storia di Alessandro Bastoni appare diversa ma nasconde, in attesa di ulteriori sviluppi sulle indagini che lo vedono coinvolto, un altro tipo di violenza: quella verbale. Perché è attraverso le parole che creiamo il mondo in cui viviamo. È attraverso le parole che costruiamo modelli di comportamento e smontiamo stereotipi. E il linguaggio disumanizzante utilizzato o la normalità del tono tratteggiano i contorni di un sistema in cui chi ha soldi, chi ha potere, può fare tutto. "Tutto compreso", così si chiamava il servizio proposto. E, ancora una volta, da una parte c'è un uomo e dall'altra una donna. Ancora una volta, chi acquista e chi viene acquistato.

Intanto la procura ha ascoltato come testimoni Daniel Maldini, dell'Atalanta, Kevin Bonifazi del Bologna e Riccardo Calafiori dell'Arsenal. E mentre la giustizia farà il suo corso, chissà cosa deciderà di fare l'Inter che, come tutti i 25 novembre, fa colorare di rosso il volto dei suoi giocatori contro la violenza sulle donne. Chissà cosa farà una squadra che, pochi mesi fa, ha firmato il Manifesto della Comunicazione Non Ostile promosso da Parole Ostili. Proprio a novembre 2025, il club di Milano aveva dato vita alla campagna "Stop Locker Room Talk", dedicata alla responsabilità del linguaggio e al suo ruolo nella costruzione o nella normalizzazione di comportamenti violenti. "La violenza non nasce all'improvviso. Spesso comincia dalle parole - si legge nel comunicato - Inter invita a riconoscere che il rispetto inizia proprio dal linguaggio, da ciò che scegliamo di dire e da ciò che scegliamo di non accettare".

L'articolo 2 del decalogo recita: "Si è ciò che si comunica - le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano". Che cosa raccontano, allora, queste parole? Che idea della donna restituiscono? Che tipo di società descrivono? Il calcio, ancora una volta, ci aiuta a rispondere. Perché questa vicenda giudiziaria racconta uno spaccato di una certa cultura, maschilista, elitaria, violenta, che trasforma le persone in "ordini" e in "cataloghi", subordinate al successo, al denaro, alla notorietà. Una società in cui tutto diventa acquistabile. Una società che propone nuovi (antichi) modelli di riferimento. Ed è forse questa l'immagine più inquietante che emerge dalle chat: non tanto l'eccezionalità dei messaggi, quanto la loro apparente normalità. 

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