In occasione di Cesena-Cremonese, il Dino Manuzzi ha sperimentato Connect Me Too, il servizio di audiodescrizione dedicato a tifosi ciechi e ipovedenti.
Il calcio è fatto di gol, passaggi, contrasti e risultati. Ma chi entra in uno stadio vive molto più di quello che accade sul terreno di gioco. Ci sono le reazioni della panchina, il movimento dei giocatori, le coreografie, i cori e quel rumore particolare che accompagna ogni azione.
Per i tifosi ciechi e ipovedenti, però, una parte di questa esperienza può essere difficile da vivere. È proprio su questo limite che interviene Connect Me Too, il servizio di audiodescrizione sviluppato da CMT Translations e sperimentato anche dal Cesena FC.
In occasione di Cesena-Cremonese, disputata sabato 12 settembre al Dino Manuzzi, il club romagnolo ha infatti attivato per la prima volta il servizio, permettendo ai tifosi ciechi e ipovedenti presenti allo stadio di seguire la partita attraverso una descrizione audio in tempo reale.
Non si tratta semplicemente di ascoltare una radiocronaca. L'obiettivo è raccontare anche ciò che una normale telecronaca tende a lasciare sullo sfondo: un gesto, l'espressione di un calciatore, le reazioni della panchina, una coreografia sugli spalti, l'atmosfera che cambia durante la partita.
L'audiodescrizione arriva direttamente sullo smartphone dello spettatore attraverso l'app gratuita Connect Me Too e cuffie o auricolari. Il sistema utilizza la rete 4G o 5G e l'accesso all'evento avviene attraverso un codice di attivazione fornito dall'organizzatore.
Per il Cesena si tratta di un ulteriore passo verso uno stadio più accessibile. Il progetto era già stato utilizzato da altri club italiani, tra cui Como, Genoa, Inter, Juventus, Lecce, Milan, Napoli, Verona e Reggiana, oltre che dalla Nazionale italiana.
Il significato dell'iniziativa va quindi oltre la singola partita. Rendere accessibile uno stadio significa permettere a un numero maggiore di persone di partecipare pienamente a un'esperienza collettiva, senza dover rinunciare a quella parte di emozione che nasce intorno al campo.
Il calcio, in fondo, non è soltanto ciò che si vede. È anche ciò che si sente, ciò che si immagina e ciò che si condivide con le persone sedute accanto.
E quando una tecnologia riesce a trasformare anche ciò che normalmente resta affidato alla vista in qualcosa che può essere raccontato, lo stadio diventa un posto un po' più aperto a tutti.
Fonte: Eurosport



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