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Chi era Alain Orsoni: dal nazionalismo corso all'AC Ajaccio, tra calcio, clan e potere

Ex leader indipendentista, estremista di destra, uomo d'affari e presidente dell'AC Ajaccio: la parabola di Alain Orsoni racconta la Corsica dove calcio, politica e criminalità organizzata si intrecciano 

La vita e la morte di Alain Orsoni, in Corsica soprannominato «il bell'Alain», sembrano condensare tutte le scene di un film politico-criminale. Nato ad Ajaccio nel 1954, cresce dentro una storia familiare già segnata dalla radicalità: il padre André, eroe della Seconda guerra mondiale e paracadutista pluridecorato in Indocina e Algeria, diserta nel 1961 quando comprende che De Gaulle accetterà l'indipendenza algerina, arrivando a progettare attentati dinamitardi a Parigi e perfino un mai realizzato rapimento del generale.

Dopo il liceo, Alain Orsoni studia legge a Parigi, ad Assas, dove milita nel Gud, formazione neofascista. Nazionalista francese nella capitale, diventa nazionalista corso una volta rientrato sull'isola. Nel 1975 partecipa, insieme al fratello Guy, alla prima grande azione armata del movimento indipendentista guidato da Edmond Simeoni: l'occupazione della cantina di un viticoltore ad Aléria, che si conclude con l'assalto dei gendarmi inviati da Jacques Chirac e la morte di due agenti.

Nel 1980, come membro del Flnc, Orsoni spara contro i militari francesi di guardia all'ambasciata iraniana a Parigi, ferendone quattro. Arrestato, viene liberato nel 1981 dopo 36 giorni di sciopero della fame, grazie all'amnistia voluta da François Mitterrand. Due anni più tardi la faida segna il punto di non ritorno: un'azione diretta contro di lui finisce invece con il rapimento, la tortura e l'uccisione del fratello Guy, il cui corpo non sarà mai ritrovato.

La vendetta arriva nel 1984, quando un commando del Flnc entra nel carcere di Ajaccio e uccide due responsabili dell'omicidio. Alain non partecipa all'azione per non trasformarla in una faida personale: «Il più grande rimpianto della mia vita», dirà poi, ringraziando pubblicamente gli esecutori e venendo condannato per apologia di omicidio. Lo stesso giorno nasce suo figlio, chiamato Guy. Una continuità dinastica che prosegue fino al 2025, quando il figlio viene condannato a 13 anni per il tentato omicidio di Pascal Porri, capo della banda rivale del Petit Bar.

Parallelamente Orsoni entra in politica: eletto all'Assemblea corsa nel 1986, nel 1990 fonda il Mpa, scissione del Flnc presto ribattezzata dai detrattori «Movimento per gli affari». Accusato di riformismo, rivendica il passaggio dalla lotta armata alle urne, denunciando l'ipocrisia del mito rivoluzionario.

Seguono anni di esilio tra Miami, Nicaragua e Barcellona, tra gioco d'azzardo e affari, fino al ritorno in Corsica come presidente dell'AC Ajaccio. Il calcio diventa così l'ultimo spazio di rappresentazione del potere. Orsoni si muove su un'Audi blindata ma ripete: «Vivo a casa di mia madre, non ho paura di morire». È proprio ai funerali di quella madre che, il 12 gennaio, un cecchino lo colpisce al cuore. Un epilogo che ricorda come, in Corsica ma anche in giro per il mondo, politica, clan e pallone spesso diventino inseparabili.

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