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Coraggio Trieste: la bora passerà e "torneranno i vecchi tempi"

L'impresa (molto) ardua della Triestina, con una penalizzazione record, ma in una terra simbolo di resilienza e resistenza alla furia del vento 

Trieste, l'antica Tergeste, ha sempre mostrato coraggio. La storia racconta su tutti lo spirito indomito anche in momenti difficili come la proclamazione delle leggi razziali del 1938. In generale si tratta di una città di accoglienza e di innovazione, luogo d'elezione di intellettuali dell'area mitteleuropea ma anche anglosassone. Ora il nido di autori quali Joyce, Svevo e Saba ha bisogno di una spinta per ripartire sulla sponda calcistica, con la Triestina, per non arrendersi ad un complesso destino avverso. Un presente che la vede triste fanalino di coda, ultima, anzi ultimissima del girone A della serie C, ancora a meno dieci punti dallo zero.

 La bora: resistere alla furia del vento di Trieste

Una "temperatura" polare conseguenza di una serie di vicissitudini societarie più forti e più intense della bora, il vento triestino per antonomasia che quando spira sul golfo di Trieste, per via delle grandi differenze di temperatura tra il Carso e il litorale, si rinforza così tanto da diventare a dir poco turbolento. Una vera e propria furia con raffiche che possono superare anche i centocinquanta chilometri orari. E per non farsi sopraffare dal vento che a Trieste può durare anche per giorni e causare ingenti danni, che lungo la cittadina dalla piazza più suggestiva d'Europa, da un lato stile asburgico che riporta a Vienna, dall'altro un lungomare che fa pensare a Napoli, ci sono i corrimani, per aggrapparsi, per resistere alla furia della bora. 

E probabilmente soltanto reggendosi a quei corrimani che tifosi e simpatizzanti della bandiera dell'alabarda potranno avere la meglio sulla tempesta di vento. Musa ispiratrice per la sua allocazione tra mare e Carso, di una poetica fatta di nostalgia, ricordo e avanguardia, a Trieste ora più che mai è tempo di non lasciarsi sopraffare dai primi due, dalla nostalgia per l'epoca del "Paròn" Nereo Rocco e dai ricordi degli anni che furono e pensare, invece, che se da queste parti si è rappresentato il primo porto del regno austro-ungarico, e si è stati teatro di eventi feroci, dall'irredentismo fino al Fascismo, divenendo simbolo di libertà e accoglienza, non ci si può arrendere ora.

A Trieste non si arrendono (quasi) mai

Forse lo ha fatto il presidente Tom Zelenovic che pochi giorni fa ha rassegnato le dimissioni da tale carica. Da quel momento i suoi compiti sono stati assunti dal board dirigenziale composto da Marco Margiotta e Olivier Centner, che guideranno la società in questa nuova fase. Si tratta dei dirigenti che rappresentano "House of Doge", il braccio operativo ufficiale della fondazione "Dogecoin Foundation", il nuovo azionista di maggioranza della Triestina. "Dogecoin" è la criptovaluta contraddistinta dal volto di un cane "Shiba Inu", che oggi muove miliardi di dollari di scambi. E "House of Doge" è stata fondata proprio per accelerare l'espansione di "dogecoin" oltre le sue origini, ampliandosi nei sistemi di pagamento, nella tokenizzazione ed anche investendo in attività culturali. "US Triestina Calcio 1918" è la prima società europea di calcio di un soggetto legato alle criptovalute e rappresenta una rivoluzione totale. Se andrà bene sarà un simbolo di innovazione, di avanguardia, appunto, proprio come la città di Trieste nella sua affascinante e complessa storia. Protesa verso est ma con uno spirito profondamente ancorato agli ideali nazionalisti italiani si tratta di una cittadina dove si respira da sempre, come in tutte le località portuali, un'aria da crocevia di popoli e nazioni, sempre moderna, al passo con i tempi, mai fuori dai radar.

Nereo Rocco, tra i triestini più famosi della storia

 Il più grande per i triestini: Rocco Nereo nato (e morto) a Trieste

Innovatore a suo modo lo fu l'allenatore più famoso della storia dei tifosi dell'Unione. Rocco Nereo, El paròn (Il Padrone) nato e scomparso a Trieste, rione San Giacomo. Calciatore a metà tra un centrocampista e un attaccante, un mezzo campista si direbbe oggi, cresciuto tra Ginnastica Triestina, Audace Trieste e Triestina, ha chiuso la carriera nella Libertas Trieste. In panca onore e gloria al Milan, ma prima in terra natìa. Nel 1947-1948, in particolare, la Triestina passo nelle sue mani, e Nereo Rocco portò la rivoluzione. Il cosiddetto "mezzo sistema", il modulo, di fatto, precursore di quello all'italiana, per altri "il catenaccio", ma preferiamo che questa citazione riguardi più che altro il nome della nostra testata…La squadra giuliana conquistò un secondo posto da almanacco del calcio, a pari merito con Juventus e Milan, alle spalle solo del Grande Torino. Un'annata storica, miglior piazzamento di sempre, Triestina imbattuta in casa con solo otto sconfitte in quaranta partite disputate. Da ricordare anche che nella stagione più importante di tutti i tempi rossoalabardati i calciatori impiegati da Rocco nella stagione furono soltanto quindici.

Gli anni Ottanta ultimi dolci ricordi del calcio a Trieste

E nei dolci ricordi dei tifosi dei "greghi", antico nome ormai in disuso per i triestini, coniato in onore della presenza di una significativa comunità greca, da annoverare anche gli anni Ottanta, Adriano Buffoni in panchina e Franco De Falco, capocannoniere, ma anche Francesco (Ciccio) Romano, centrocampista illuminato dalla straordinaria intelligenza calcistica che di lì a qualche anno divenne campione d'Italia con il Napoli di Diego Armando Maradona. E ancora Massimo Giacomini allenatore e Enzo Ferrari successivamente, con una serie A sfiorata. Una storia di penalizzazioni che vide la Triestina perdere un solo punticino ma fondamentale per conquistare la promozione nella massima categoria quarant'anni dopo. Poi poco altro. Vari (tanti) tentativi di rilancio, cambi societari, ritorni in patria di ex glorie, ma nulla che abbia lasciato il segno. Anzi, fallimenti, molti dirigenti che si avvicendano, proprietà che in rispetto di una cittadina crocevia di popoli e culture, porto dei porti, provengono dai cinque continenti, anche dall'Australia.

L'allenatore della Triestina, Attilio Tesser

 La Triestina primo club d'Europa di una "cripto-società"

Ora il "titolo" di primo club calcistico in Europa con una società di criptovalute come maggiore azionista, anche se con lo scotto da pagare per questioni precedenti. Ventitré punti di penalizzazione, attualmente ancora a meno dieci, senza una partenza ad handicap sarebbe stata una tranquilla posizione di classifica e, invece, la "mission impossible". Ma i "muli" triestini (niente di negativo ma omaggio alla loro resilienza e tenacia) non si arrendono mai. È stata l'unica società ad aver militato nella Serie A a girone unico anche quando la sua città non si trovava in territorio italiano (dal 1947 al 1954 c'era il Territorio Libero di Trieste, separato dall'Italia), non è escluso che sia una società di calcio che riuscirà a salvarsi nonostante ventitré punti di penalizzazione. Attilio Tesser che a Trieste è stato già altre volte, la prima venti anni fa, detiene il record di quattro promozioni dalla Serie C alla Serie B, ha accettato di tentare l'impresa. Per questione di cuore, e chissà, per centrare un altro record. "Il Consiglio di amministrazione dell'US Triestina Calcio 1918 rassicura tifosi e partner, sottolineando gli obiettivi di sviluppo del progetto sportivo, di consolidamento economico del club e di rafforzamento del legame con la città di Trieste e la sua comunità". Questo il recente "manifesto" della società.

Cara Trieste "torneranno i vecchi tempi"?

"Torneranno i vecchi tempi con le loro camicie fiammanti
Sfideranno le correnti fino a perdere il nome dei giorni.
Spesi male per contare solo quelli finiti bene".

Versi del poeta Giuliano Sangiorgi, Negramaro dal brano "Fino all'imbrunire", e, magari, cara, antica Tergeste, anche per i tifosi rossoalabardati "torneranno i vecchi tempi (…) per raggiungere orizzonti. Più lontani al di là del mare". 

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