Il fallimento azzurro e l'illusione di Gattuso: perché il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione (partendo da Roberto Baggio)
"I ragazzi sono stati eroici" ha detto Gattuso a fine partita. "Ma mi faccia il piacere" avrebbe risposto Totò. Il guaio è che davanti a una frase del genere nessun giornalista ha battuto ciglio. Valcareggi, da vicecampione del mondo nel 1970, fu crocifisso per anni dopo aver perso la finalissima contro il Brasile più forte di sempre. Bearzot fu sempre sbeffeggiato e insultato da un certo tipo di stampa che nel 1982 prima della partenza per il mondiale di Spagna scrisse "Ma cosa ci andiamo a fare al mondiale?". Un mondiale dove andammo dopo essere arrivati quarti a quello precedente e che poi si vinse da trionfatori.
Gattuso non è stato né simpatico, né veritiero. E' stato semplicemente inopportuno, perché le partite eroiche nella storia degli azzurri sono state ben altre, e fuori luogo anche perché il luogo dove si trova, la panchina della Nazionale, non è il suo luogo. I risultati parlano chiaro nonostante abbia guidato club prestigiosi come Milan, Napoli e Marsiglia con risultati deludenti per poi migrare, sempre con risultati inferiori alle attese, in campionati minori come quello croato.
Gattuso ha detto pure di aver visto grandi progressi negli ultimi mesi, non specificando quali, dimenticandosi che nel novembre scorso la Norvegia ci ha ridicolizzato in casa per 4 a 1. L'Italia che ha perso in Bosnia non è stata sfortunata ma solo inguardabile e senza lo straccio di un'idea. Perché anche in 10, come insegnava il grande Liedholm, si può giocare bene o "gioucare" come diceva col suo slang italo-svedese il Barone. Rino Gattuso, però, è il colpevole minore di tutto ciò. Ringhio è arrivato alla fine della corsa della valanga, quando ormai la neve non si può più arginare e trovando il piano si solidifica. Ma, attenzione, la fine di una valanga non vuol dire che i problemi siano terminati, indica solo la distruzione, perché il nostro calcio è distrutto. Siamo partiti dalle parole del tecnico di Corigliano Calabro perché il suo appellativo di "eroici" non si può accettare e distorce veramente l'immagine sulla prestazione azzurra. E poi perché a quell'eroici è seguita la conferenza stampa con le parole di Gravina, che hanno reso il post-partita ancora più inaccettabile della partita stessa. Il presidente non ha fatto il minimo accenno alle sue dimissioni, così come sarebbe stato doveroso. Inoltre, come risposta alla domanda sul perché negli altri sport l'Italia primeggi e nel calcio no, Gravina se n'è uscito con un incommentabile "ma negli altri sono dilettanti".
La cosa più dignitosa sarebbero state le sue dimissioni, così come sarebbero state opportune quelle immediate di Gattuso e Buffon. Quest'ultimo nel ruolo che si è ritagliato di capo delegazione con pieni poteri, di fatto Gattuso è una sua scelta, è parso incapace di gestire diverse situazioni. Del resto non basta essere stato un grandissimo campione e urlare a squarciagola l'inno abbracciando il resto della panchina per trasformarsi in un bravo dirigente. Perché proprio di dirigenti il calcio italiano ha bisogno per essere rifondato. Ma ci vogliono quelli bravi e puliti, lontani dalle malandrinate di molti manager nostrani. Perché la rifondazione necessita di aria fresca e facce nuove. Volti spendibili, stimati da tutti e al di sopra di qualsiasi sospetto. In queste ore è circolato il nome di Roberto Baggio, amato da molti, quasi tutti ma non tutti (vero Lippi?). Anni fa il divin codino, dopo il deludente mondiale in Sudafrica, portò in Federazione un suo progetto di ben 900 pagine per rifondare il calcio. Nel corposo documento Baggio gettava le basi sulle quali doveva essere ricostruito il nostro calcio: valorizzazione dei vivai, creazione di infrastrutture, maggior spazio all'insegnamento della tecnica con istruttori specializzati e codice etico. Chiaramente, finì tutto in un cestino e Baggio rimase nella sua amata campagna vicentina.
Speriamo che questo ennesimo fallimento apra gli occhi ai vertici del nostro sport e che gente come Baggio venga presa in considerazione, insieme, perché no, ad altri grandi saggi come Claudio Ranieri.
Facce pulite e uomini estremamente competenti. In fondo, il calcio rimane una cosa molto semplice.



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