Tamberi e Pilato, Garozzo e Battocletti. E poi Bragagna, Gravina, Petrucci, Di Francisca, Carini. Medaglie e "bacchettate" ai protagonisti delle ultime Olimpiadi.
Durante e dopo le recenti Olimpiadi parigine in tanti hanno commentato le medaglie italiane. Voglio divertirmi a dare una medaglia a chi non l'ha vinta o a cambiare qualità del metallo a qualcun altro. Ad altri, invece, mi piacerebbe rifilare una sana bacchettata per zittirli.
Avessi una bacchetta magica darei una medaglia a Benedetta Pilato. Non solo per la splendida gara che ha disputato e per la gioia manifestata, nonostante avesse perso la medaglia di bronzo per un solo centesimo di secondo. La medaglia Benedetta se la merita per il suo richiamo disperato rivolto alla sua generazione il giorno successivo alla gara olimpica: «spero di aver smosso la mia generazione. Dicono che noi giovani siamo svogliati, se finisci l'università in dieci anni dicono che sei sbagliato». Un grido che non deve passare inosservato contro la cultura della vittoria a ogni costo.
Se avessi una bacchetta magica silenzierei il microfono a Elisa Di Francisca. Grande campionessa, per carità, ma veramente insopportabile quando commenta le prestazioni altrui e ricorda continuamente le sue vittorie passate. Intollerabile soprattutto il suo attacco violento contro la Pilato: «è assurdo, surreale. Non voleva andare sul podio e allora che c'è andata a fare? Rabbrividisco».
Così come intollerabile è stata la strumentalizzazione politica dell'incontro di pugilato tra la nostra Angela Carini e l'algerina Imane Khelif.
Sempre in tema di scherma e di vittorie a ogni costo, se avessi una bacchetta magica darei una medaglia a Daniele Garozzo, anche se si è ritirato e in passato ne ha già vinte due (un oro a Rio de Janeiro e un argento a Tokyo), per la sua elegante risposta al giornalista/tuttologo del Corriere della Sera Aldo Cazzullo. Garozzo, infatti, intervenendo nel dibattito sulla cattiveria agonistica, innescato dalla Di Francisca e appoggiato dallo stesso Cazzullo, ha scritto:
«Caro Dottor Cazzullo, sono Daniele Garozzo, campione olimpico, mondiale ed europeo di scherma, nonché medico. Mi piace pensare di essere un bravo ragazzo, come molti altri nella nostra disciplina. Trovo piuttosto curioso, per non dire assurdo, il messaggio sottinteso nel suo articolo: che essere "cattivi" sia una qualità essenziale per vincere. Questa idea è non solo falsa, ma anche diseducativa. Affermare che "essere cattivi" porti alla vittoria sminuisce i successi di tanti atleti che, come me, hanno raggiunto i più alti traguardi grazie a impegno, sacrificio e una sana competitività. La narrativa romantica del guerriero spietato potrebbe essere affascinante nei racconti epici, ma nella realtà dello sport moderno è fuori luogo e anacronistica. Essere bravi ragazzi non significa essere deboli o meno competitivi. Significa avere la maturità di comprendere che il vero valore dello sport sta nel rispetto delle regole, degli avversari e di se stessi. È attraverso questo rispetto che si costruisce una carriera duratura e un esempio positivo per le generazioni future».
Parole sante e condivisibili, da usare nelle scuole, bravo Garozzo!
Così come nelle scuole dovrebbe entrare il pensiero e l'esempio di Julio Velasco e se avessi una bacchetta magica gli darei pure una vera medaglia d'oro. Sì, l'allenatore delle azzurre di volley è di fatto campione olimpico ma il regolamento non prevede di consegnare la medaglia anche agli allenatori di una squadra. Per lo stesso motivo la darei anche ad Andrei Giani, allenatore della Francia campione olimpica ed esponente della cosiddetta "generazione di fenomeni" che a Parigi si è presa una grossa rivincita con la storia: Velasco, Giani e Bernardi (vice del primo) a ventotto anni dai giochi di Atlanta hanno gustato il trionfo che meritavano.
Avessi una bacchetta magica darei una medaglia d'oro a Nadia Battocletti. Il suo argento nei 10.000 metri è una medaglia dal valore superiore perché raggiunto in un territorio dove l'ingresso sul podio era vietato da tempo agli atleti europei.
Avessi una bacchetta magica darei una medaglia anche a Gianmarco Tamberi per premiare la sua follia e la voglia di esserci sempre. Penso che nessun atleta abbia mai gareggiato dopo una doppia colica renale.
Sicuramente in molti hanno gareggiato con una tonsillite. E' una critica a Sinner? No, lanciare accuse contro il numero 1 del tennis mondiale è ingiusto ma il sospetto che non sia andato a Parigi per preservare il suo ricchissimo finale di stagione e la posizione nel ranking mondiale è molto forte.
Avessi la bacchetta magica darei una medaglia a Franco Bragagna, il telecronista RAI che ha salutato il pubblico prima di andare in pensione con un elegante "è stato bello, c'est fini". Ci mancherà per competenza, tatto, classe e capacità di raccontare lo sport. Con l'addio di Bragagna la RAI perde uno dei suoi ultimi grandi giornalisti sportivi.
Avessi una bacchetta, anche non magica, la userei per ammonire il presidente della FIGC Gravina e per ricordargli che la nazionale non solo ha fallito la qualificazione alle ultime due edizioni dei Mondiali ma manca da quattro alle Olimpiadi.
Un'altra bacchettata, sempre non magica, la merita un altro super collezionista di poltrone: Gianni Petrucci, presidente della Federazione Italiana Pallacanestro e, in precedenza, per quattro mandati del CONI. Dopo aver raggiunto la qualificazione alle Olimpiadi a Tokio grazie alla scelta di Meo Sacchetti, peraltro non sua ma di un genio come Messina, ha pensato bene, questa volta in proprio, di allontanare l'allenatore per un innamoramento verso Pozzecco. Risultato: l'Italia ha giocato un preolimpico mediocre ed è rimasta a casa. Anche il basket, forse ancor più del calcio, sta vivendo una crisi profonda alla quale Petrucci non sembra in grado di porre rimedio.
Avessi una bacchetta magica darei una doppia medaglia a tutti quegli atleti che sono saliti sul podio in quelle discipline di cui ci ricordiamo solo durante le Olimpiadi, ma che, nel lungo intervallo di quattro anni che li separa da un gioco all'altro, si ritrovano sempre soli con i soliti problemi dei cosiddetti sport minori.
Se avessi una bacchetta magica, infine, farei soprattutto tacere tutti gli imbecilli che disquisiscono di italianità, di pelle nera o bianca. Ma si sa, gli imbecilli hanno la tendenza a parlare, purtroppo spesso e anche ad alta voce. E allora, non avendo la bacchetta magica, mi limito a un cordiale vaffa….. che non ha mai fatto male a nessuno.
di Giulio Giusti






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