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Le parole di Daniele De Rossi sul giovane tifoso genoano vittima a Crans Montana

Daniele De Rossi è uno che con le parole ci sa fare. Le ha sempre pesate e pensate, le ha sempre sapute usare. Non è mai stato banale da calciatore, continua a non esserlo oggi, da allenatore.

Ieri, al termine della partita tra Milan e Genoa, ha parlato così di Emanuele Galeppini, ragazzo genovese e tifoso del Grifone, una delle vittime della strage di Capodanno a Crans Montana.

Ha parlato da padre, prima di tutto. «Abbiamo tutti figli adolescenti e faccio fatica a parlarne: ci aggrappiamo anche a questo quando pensiamo che sbagliare un rigore all'ultimo sia una tragedia, perché tutti abbiamo figli o siamo stati figli». Senza paura di commuoversi, senza paura di mostrarsi vulnerabile, sensibile, profondamente umano.

La partita di San Siro è finita in parità, con il Genoa che ha sfiorato l'impresa e si è fermato davanti a un rigore sbagliato all'ultimo secondo. Ma il risultato, per una sera, è rimasto sullo sfondo. De Rossi lo ha chiarito subito, in conferenza stampa: «Il Milan ha spinto tanto nella ripresa, ha messo tutta la qualità che ha. Noi ce l'abbiamo messa tutta. Mi dispiace non vederli gioire come avrebbero potuto. Volevamo dare una vittoria ai tifosi».

Poi il pensiero è andato altrove, dove il calcio non arriva. «Mi dispiace soprattutto per il ragazzo morto a Crans Montana, oggi era il suo funerale, volevamo dedicargli questa vittoria». Parole che escono dallo schema sportivo, che non cercano rifugi tattici o alibi. «Soprattutto per chi ha figli, vedere gente che accarezza le bare dei propri figli a causa di un evento che sarebbe dovuta essere una festa è devastante». De Rossi non si è nascosto, non ha schermato il dolore. «Un abbraccio a tutte le vittime, in particolare al nostro tifoso genoano e a chi sta ancora lottando».

Cosa è successo a Crans Montana 

La tragedia di Capodanno a Crans Montana ha sconvolto l'Italia intera. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, in una località sciistica svizzera meta di giovani e famiglie per le feste, un gravissimo incidente ha causato la morte di diversi ragazzi italiani. Quella che doveva essere una serata di celebrazione si è trasformata in un incubo, segnato da dolore, silenzio e domande senza risposta.

Tra le vittime, dicevamo, c'era Emanuele Galeppini, giovane genovese, tifoso del Genoa, partito per festeggiare l'arrivo del nuovo anno. Con lui hanno perso la vita altri ragazzi italiani: Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna; Achille Barosi, 16 anni, e Chiara Costanzo, anche lei 16enne, entrambi di Milano; Riccardo Minghetti, 16 anni, di Roma; e Sofia Prosperi, 15 anni, di origini italosvizzere. Ragazzi e ragazze giovanissimi, partiti per una vacanza di festa, per salutare l'anno nuovo, per vivere un momento che doveva essere leggero e spensierato.

Le immagini dei funerali, dei genitori, degli amici e dei compagni di scuola hanno riportato tutti a una realtà crudele: la fragilità della vita, l'assurdità di perdere tutto in un attimo.

Un lutto che va oltre i confini geografici e sportivi, che chiama in causa tutti, perché parla di figli, di famiglie, di futuro spezzato.

Il calcio rimesso al suo posto

Ecco, De Rossi ha rimesso le cose nel giusto ordine. Il Genoa ha pareggiato contro il Milan, spagliando un rigore con Stanciu proprio all'ultimo secondo. Ma l'allenatore ex Roma ci ricorda una cosa: le tragedie sono altre. E purtroppo, al giorno d'oggi, ne siamo circondati ovunque.
Il calcio deve rimanere questo: un momento di gioia, una ricerca della felicità, un motivo o una scusa per pensare, per un attimo, ad altro.


Grazie mister.

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