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Giovanni Leoni, quando un calciatore parla di scuola e dislessia

Giovanni Leoni, giovane talento del Parma, parla di dislessia e scuola: "Studiare è difficile, ma non impossibile. Lo sport aiuta, mai smettere". 

Cosa hanno in comune Lewis Hamilton, sette volte campione mondiale in Formula 1, Noah Lyles, oro olimpico a Parigi nei 100 metri piani, e Giovanni Leoni, 18enne difensore del Parma che vorrebbero Inter, Milan e Liverpool? La risposta è difficile, allora ve la diamo noi: la dislessia.

Ne ha parlato pochi giorni fa, in un'intervista al Corriere del Veneto, dopo gli esami di maturità al liceo Scientifico sportivo Gymnasium Patavinum di Padova: "Sono contento di aver finito la scuola. L'esame per me è stato decisamente impegnativo. Sicuramente è più difficile essere interrogato su Pirandello che giocare a calcio. Ho sempre fatto fatica con lo studio, soprattutto per via della mia dislessia, ma mi sono sempre impegnato moltissimo".

La dislessia, insieme alla disgrafia e alla discalculia, è uno dei disturbi specifici dell'apprendimento più comuni e più diffusi. Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, relativi agli anni scolastici 2019-2020 e 2020-2021, gli alunni a cui è stato diagnosticato un DSA sono rispettivamente 318.678 e 326.548, quasi il 5,5% della popolazione scolastica. E nonostante i grandi passi in avanti fatti nell'inclusione, nella conoscenza e nella sensibilizzazione, questi disturbi continuano a essere sofferti da ragazzi e ragazze, bambini e bambine. E spesso anche dalle famiglie. 

Per questo le parole di un calciatore come Giovanni Leoni sono da accogliere con un applauso. Come quello dell'Associazione Italiana Dislessia, come ha sottolineato la professoressa Barbara Urdanch, docente di Pedagogia speciale all'Università di Torino ed esperta dei processi dell'apprendimento nell'articolo di qualche giorno di Paolo Tomaselli sul Corriere della Sera: "La testimonianza di personaggi pubblici che condividono la propria esperienza con i Dsa ha un valore enorme. Questi modelli mostrano ai giovani, alle giovani e alle loro famiglie che avere un disturbo dell'apprendimento non preclude il successo, anzi può portare a sviluppare creatività, problem solving dinamico e un pensiero divergente, molto utile nell'ambito sportivo".

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«Ho preso la maturità sfidando la dislessia». La lezione di Leoni: dal Parma, al calciomercato e all'università | Corriere.it

Il difensore del Parma, 18 anni, ha appena affrontato la maturità al liceo scientifico e si iscriverà all'università: «Voglio continuare a crescere, come atleta e come persona». L'esperta di disturbi Dsa: «È davvero importante non abbandonare mai l’attività sportiva per "andare meglio a scuola"»

Leoni, infatti, ha raccontato che dopo il liceo si iscriverà all'università, nonostante gli impegni calcistici: "Ho deciso di iscrivermi a Scienze motorie. Sono orientato verso qualche corso di laurea da svolgere in modalità telematica, così da poter continuare a dedicarmi alla carriera in campo. Ma studiare è fondamentale e voglio continuare a farlo". Sport, studio e dislessia. Un rapporto che non è così scontato, ma che può aiutare sia nella prevenzione che nella gestione del disturbo dell'apprendimento: "Lo sport non solo rappresenta uno spazio di crescita e inclusione, ma diventa anche un importante segnale di osservazione precoce, capace di aiutare famiglie e professionisti a riconoscere e intervenire con tempestività sui bisogni specifici del bambino e della bambina – continua ancora la professoressa Urdanch - Lo sport migliora la concentrazione, la coordinazione motoria, la gestione dello stress e l'autostima, tutte aree spesso sfidanti per le persone con Dsa. Ed è davvero importante che una persona con Dsa non abbandoni mai l'attività sportiva per "andar meglio" a scuola: sarebbe una follia pedagogica: ognuno e ognuna di noi ha bisogno di sentirsi efficace ed efficiente in qualcosa. E lo sport può essere la strada giusta".

E allora grazie a Leoni per avercelo ricordato. 

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