Il presidente della FIFA Gianni Infantino partecipa al summit per la pace a Gaza a Sharm el-Sheikh. Tra politica e sport, il legame con Donald Trump e l'idea del calcio come strumento dei potenti.
Tra i leader mondiali riuniti al summit per la pace a Gaza, in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto, c'è un volto in particolare a sorprendere molti osservatori: quello del presidente della FIFA, Gianni Infantino. La presenza del numero uno del calcio mondiale al vertice per la pace in Palestina ha sollevato interrogativi sul ruolo sempre più geopolitico dello sport, sull'utilizzo del calcio come strumento di propaganda per governi e leader e sulla vicinanza del dirigente svizzero a figure come Donald Trump.
Infantino, Trump e la diplomazia del pallone
Durante il primo mandato di Trump, nel 2020, Gianni Infantino fu invitato alla Casa Bianca per assistere alla firma degli Accordi di Abramo, che segnarono la normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi. Da allora, il legame tra Infantino e Trump si è consolidato, con il calcio spesso usato come strumento di dialogo internazionale.
Oggi, la sua presenza al summit di Sharm el-Sheikh per la pace a Gaza riporta al centro una questione, che non è tanto quella se può il calcio contribuire concretamente alla pace in Medio Oriente, perché da queste colonne abbiamo sempre ribadito la necessità di una presa di posizione del mondo del calcio, dei suoi tifosi e delle sue istituzioni. La vera questione è questa: quali sono gli interessi del presidente della Fifa?
Anche perché interrogato sul possibile ruolo del calcio nel conflitto tra Israele e Hamas, Infantino aveva ribadito che "lo sport non può risolvere problemi geopolitici", pur riconoscendo la forza simbolica del pallone come linguaggio universale. In Europa, nel frattempo, cresce la pressione per sospendere le squadre israeliane dalle competizioni internazionali. Ma – secondo Sky News – un intervento dell'amministrazione Trump avrebbe bloccato l'iniziativa, nel tentativo di non ostacolare i colloqui di pace allora in corso.
Dalla Casa Bianca al Summit della Pace
Infantino è una delle pochissime figure non statunitensi ad avere un accesso privilegiato alla Casa Bianca. Non a caso, il trofeo della Coppa del Mondo FIFA è stato simbolicamente esposto proprio lì, in vista del Mondiale 2026 organizzato da USA, Messico e Canada.
Durante la cerimonia, Infantino avrebbe detto a Trump: "Questa coppa è solo per i vincitori... e poiché tu sei un vincitore, naturalmente puoi averla anche tu".
Un gesto simbolico che oggi risuona in un contesto completamente diverso: quello della ricerca di un fragile equilibrio di pace a Gaza. Non si esclude che, nelle prossime settimane, Infantino possa proporre una "partita della pace" tra Israele e Palestina. Uno spot per il suo amico presidente, una proposta di facciata, da titolone in prima pagina. Un'idea priva di qualsiasi fondamento.





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