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Intervista a Enrico Zanchini, tecnico della Crazy for Football: "Questo progetto dà emozioni uniche"

Lunedì scorso, il Catenaccio era presente al triangolare amichevole dedicato a "Il calcio per la salute mentale", dove è scesa in campo la Crazy for Football, la Nazionale Italiana di pazienti psichiatrici. La sua storia (che abbiamo raccontato qui) è frutto in particolar modo dell'intuizione del medico Santo Rullo e della passione di mister Enrico Zanchini

E proprio l'allenatore della Nazionale è intervenuto ai nostri microfoni. Ecco le sue parole, in esclusiva per Il Catenaccio. 


Mister Zanchini, come arrivate a questo incontro?

Abbiamo fatto una selezione a Roma e una a Bari, in tutto abbiamo visionato una cinquantina di ragazzi. C'è un livello altissimo, anche perché erano calciatori già selezionati dai territori, già filtrati. Ne ho presi tre da Roma e quattro tra i pugliesi, ma non solo: ci sono stati altri quattro, cinque giocatori che vogliamo rivedere. Il progetto è quello di fare una squadra sempre più forte sempre più competitiva continua.

Che significato ha per voi questa amichevole?

Questo triangolare ha due motivi fondamentali di importanza: innanzitutto è finalmente il ritorno a una manifestazione vera, in un campo tra i più belli di futsal di Roma, dopo il Covid 19. E questo ci fa enormemente piacere. L'altro motivo, oltre che per provare ragazzi nuovi, è la formula che si è inventato il nostro Valerio Di Tommaso, il braccio organizzativo e operativo di Crazy For Football: attraverso la responsabilità sociale delle imprese riusciamo a reperire i fondi necessari che ci permettono di organizzare un raduno. Dobbiamo tenere presente che, essendo una nazionale, questi ragazzi vivono sparsi in tutta Italia. Ogni volta farli venire, farli dormire, farli mangiare costa. Questo è sempre stato uno dei problemi del nostro progetto: reperire i fondi. Grazie a questa sfida siamo riusciti a questo scopo fondamentale. Senza fondi, un progetto del genere è destinato non a scomparire ma di certo a perdere di vista il nostro obiettivo: la grande professionalità, di profilo tecnico e organizzativo.

Ora quali sono i prossimo appuntamenti? 

Il 14 dicembre c'è un incontro a cui tengo molto: saremo a Re Bibbia per una partita con i ragazzi del G8 del carcere di Roma. È una partita dal valore enorme, per la situazione carceraria del nostro paese, per le gravi discriminazioni che le persone con problemi di salute mentale vivono all'interno delle carceri e per fare una partita con grande significato di inclusione, di lotta allo stigma, di lotta alle ingiustizie sociali. Siamo molto contenti, è nato tutto da una lettera dei ragazzi del Reparto G12 Alta Sicurezza di Rebibbia dopo che ero andato lì a presentare il film. Da lì è nata un'amicizia e abbiamo ideato questo progetto.

E poi c'è da preparare il prossimo anno.

Faremo altre selezioni: Sicilia e Sardegna, dove ci aspettano da anni. Il nostro obiettivo è quello di fare una nazionale sempre più forte. Perché poi l'appuntamento è il Mondiale del 2022. E lì puntiamo a confermarci campioni.

Il calcio è soprattutto emozione. Qual è l'emozione più forte che ha provato su questa panchina?

Questo progetto mi ha dato una quantità immensa di emozioni a livello tecnico, umano, di gratificazione personale. Se dovessi scegliere un momento scelgo quello in cui siamo diventati campioni del mondo. Chi fa sport agonistico e sale sul tetto del mondo sa cosa si prova. Vincere una coppa del mondo è un'emozione incredibile. Farlo con questa squadra, una squadra che aveva raggiunto un'identità, un profilo tecnico, tattico altissimo, vale ancora di più.  

Enrico Zanchini durante una selezione della Crazy for Football

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