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Colazione torrida e rimbalzi in rima... Sereni!

Un caffè d'estate tra amici diventa l'occasione per riscoprire i versi calcistici del poeta di Luino 

È sabato mattina. È luglio. Ma non è un sabato mattina di un luglio qualsiasi. È un sabato mattina di un luglio torrido e, come se non bastasse, luglio ha deciso di portarmi anche la trentesima candelina per ricordarmi che ormai non sono più un ragazzino. Ma non era ieri che mi diplomavo al liceo? Accidenti... Maledetto tempo!

Dunque, dove ero rimasto... Ah sì! È un sabato mattina di luglio e salgo in macchina per andare a fare colazione col mio amico e collega Andrea. Salgo in macchina e inizio a sudare anche le lacrime che non ho mai pianto. Anche l'aria condizionata sembra aver alzato bandiera bianca: è troppo caldo anche per lei. Tocca ricorrere al vecchio rimedio: finestrino aperto e totale fiducia riposta nell'aria che sarebbe entrata tiepida durante il tragitto della macchina in corsa.

Concluso il viaggio, durato soli dieci minuti ma a me parso di dieci anni, parcheggio e mi faccio largo tra la nebbia di calore per raggiungere Andrea, che mi stava già aspettando in centro da qualche minuto.

«Ciao, Andrea!».

«Ciao, Marco!».

«Sto letteralmente morendo di caldo... Dove andiamo a fare colazione? Scegli tu, tanto lo sai che per me è uguale».

«Proviamo con uno dei bar storici, sperando ci sia fresco».

«Vai, perfetto!».

Ci dirigiamo al bar, ordiniamo e poi andiamo alla ricerca di un posto. Tutto pieno al piano terra e fuori, decidiamo quindi di salire al primo piano. È vuoto, quindi non esitiamo a prendere posto lì. Dopo un paio di minuti scarsi, però, capiamo il perché lì non ci fosse nessuno: un caldo torrido che sembrava di essere in spiaggia alle 14 senza ombrellone e col sole a picco. Alcune persone, provano a prendere posto al primo piano, ma dopo pochi istanti vengono vinte dal caldo, quindi decidono di continuare altrove la propria ricerca.

Noi, però, decidiamo di rimanere lì, sprezzanti del caldo.

«Marco, non ho voglia di rimettermi a cercare un altro posto. Finiamo la colazione velocemente, casomai... qui non si respira».

«Condivido!».

Sul tavolino, di fronte a noi, c'è «La Gazzetta dello Sport» e, nonostante il campionato di Serie A sia fermo, in prima pagina campeggiano le notizie sul Mondiale in corso e qualche indiscrezione di calciomercato. Noi, però, mentre mangiamo parliamo del più e del meno, non prestiamo attenzione al quotidiano che, nel frattempo, resta lì un po' stropicciato e sporcato di cioccolata che, sicuramente, sarà caduta prima a qualche goloso disattento.

«Inter.... Juventus...», in un momento di silenzio Andrea inizia a leggere a voce alta, ma distrattamente, «La rosea» e si illumina in volto non appena legge il nome delle due squadre: «A proposito di Inter e di Juventus, sai cosa mi è tornato in mente?», dice.

«Cosa?», rispondo io con fare stupito, poiché so che Andrea non segue il calcio.

«A proposito di Inter e Juventus...», ribadisce Andrea, «c'è un certo Vittorio Sereni che ne parla».

«Già, me l'accennasti tempo fa, è vero! Hai avuto modo di approfondire la sua poesia Domenica sportiva?».

«Sì, ovvio! Se vuoi ne parliamo un po'...».

«Più che volentieri, sperando di resistere qualche altro minuto, perché qui saranno 40°...».

«Sì sì, giusto quattro chiacchiere! Comunque... Non so se Vittorio Sereni ti starà troppo simpatico...».

«Perché?», domando io.

«Beh... tu sei juventino, mentre Sereni era un interista sfegatato!»

«Ahia... Ahia... peccato. Ma va bene lo stesso, sono sportivo, dai!»

«Oh, bene così! Allora... Vittorio Sereni è stato un poeta italiano del Novecento e ho visto che è nato a Luino, una piccola città nella provincia di Varese. Sia lui sia la poesia Domenica sportiva li ho scoperti durante un uggioso sabato pomeriggio invernale mentre stavo ripassando l'ermetismo per preparare un concorso».

«Pensa un po' quante cose si possono continuare a imparare... Un'ulteriore testimonianza di quanto sia valido e attuale il detto socratico "so di non sapere", e quindi di quanto sia fondamentale continuare ad aggiornarsi. Ah... a proposito della poesia Domenica sportiva, sai che inizialmente aveva un altro titolo?».

«No, quale?», chiede Andrea.

«Inter – Juve!», esclamo io con l'enfasi che mi contraddistingue ogni volta che parlo del 'derby d'Italia'.

«Un titolo decisamente più esplicito, direi!», commenta Andrea, e poi continua: «Sereni, infatti, aveva scritto questa poesia ben prima della sua pubblicazione nel 1966 nella raccolta Frontiera. La prima volta era stata inserita nella silloge di poesie sportive, del 1960, curata da Gian Piero Bona, intitolata: Elogio olimpico. Antologia di poesie sportive da Omero ai giorni nostri».

«Rileggiamola velocemente, casomai. Ti va? Visto che hai lo smartphone sul tavolo, la cerchi tu su internet, Andrea?»

«Volentieri, un attimo... eccola!».

Domenica sportiva

Il verde è sommerso in neroazzurri.
Ma le zebre venute di Piemonte
sormontano riscosse a un hallalì
squillato dietro barriere di folla.
Ne fanno un reame bianconero.
La passione fiorisce fazzoletti
di colore sui petti delle donne.

Giro di meriggio canoro,
ti spezza un trillo estremo.
A porte chiuse sei silenzio d'echi
nella pioggia che tutto cancella.

"Il verde è sommerso in Nerazzurri", una raccolta di scritti sportivi di Vittorio Sereni

Dopo aver letto rapidamente la poesia, leggo nuovamente alcuni versi della prima strofa e commento poi con soddisfazione: «"Il verde è sommerso in nerazzurri. / Ma le zebre venute di Piemonte / sormontano riscosse a un hallalì / squillato dietro barriere di folla. / Ne fanno un reame bianconero"... Allora, ha vinto la Juve! Non ti pare?».

« "Sormontano riscosse"... "reame bianconero"... Sembrerebbe di sì, da quanto scrive Sereni, ma potrebbe essere anche un pareggio o addirittura una vittoria nerazzurra. Non è specificato, via...», commenta Andrea, poi aggiunge: «"Hallalì", peraltro, che Sereni usa nel terzo verso, è un grido di caccia di origine francese. Inoltre, mi colpisce l'enjambement che Sereni utilizza negli ultimi due versi della prima strofa per indicare un dettaglio delicato come la fioritura dei fazzoletti sui petti delle donne».

«Vero, un dettaglio molto ricercato. Andrea, hai notato poi il cambio di tono dalla prima alla seconda strofa? Sembra quasi che Sereni, con questa poesia, ricerchi una doppia chiave di lettura, una meramente sportiva e una, oserei dire, esistenziale».

«Sì, e da una sfera prevalentemente visivo-cromatica ("verde", "neroazzurri", "bianconero") a una tutta uditiva: il "trillo estremo" della seconda strofa è sicuramente il triplice fischio dell'arbitro che mette fine alla partita raccontata nella prima strofa; però, se poi leggiamo anche le altre parole ("silenzio d'echi", / nella pioggia che tutto cancella"), sembra quasi che Sereni voglia spostarsi nel campo esistenziale, mettendo in risalto la linea sottile che separa la festa dal silenzio e la vita dalla morte», precisa Andrea.

«Una poesia veramente interessante, ti ringrazio per avermela fatta conoscere».

«E di che, ci mancherebbe! Poi, visto che sei appassionato delle Cinque poesie per il gioco del calcio di Umberto Saba, puoi istituire dei collegamenti tra lui e Sereni».

«Esatto: bravissimo Andrea! Se non sbaglio, inoltre, Sereni ha scritto anche altre poesie in cui cita San Siro e parla di calcio, ovvero Rinascono la valentia e la grazia e Altro compleanno. Per il momento, però, ho letto solo i titoli spulciando sul web. Me le leggerò con calma e poi, se vuoi, ne riparliamo».

«Sì, volentieri! Poi, quando avrò un po' di tempo libero, continuerò a indagare sui collegamenti tra calcio e cultura».

«Bravissimo! Vedi che il calcio è molto più di un semplice gioco... Piano piano ti appassionerai anche tu a questo sport, ne sono certo!».

«Chissà... vedremo! Nel frattempo, direi di pagare il conto e di andarcene perché è già passata un'ora...»

«Accidenti, hai ragione! Tra l'altro ho anche un impegno a breve, devo proprio andare. Non avevo più guardato l'orologio e mi ero quasi scordato del caldo... tutto merito di Sereni!».

«Giusto! Sì, pure io avevo perso il conto del tempo. Tra l'altro, tra mezz'ora ho l'appuntamento col barbiere. Pazienza... tutto merito di Sereni!».

«Eh... già! Dammi notizie di te per il prossimo anno scolastico e ci risentiamo presto per un'altra colazione e per qualche altro aneddoto letterario-calcistico da raccontarci. Ciao, Andrea!».

«Certo, ti aggiornerò. Per la colazione, va bene. Sperando che il clima sia più clemente con noi rispetto a oggi. Ciao, Marco!».


Ringrazio sinceramente l'amico e collega Andrea Filippetti con cui è sempre un piacere chiacchierare.

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