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L'attuale formula dei Mondiali di calcio fa conoscere realtà geografiche meno note, che male c'è?

Analisi-provocazione della nuova formula della Coppa del Mondo del soccer, sfida tra i migliori o viaggio nei cinque continenti.

Premessa: se si voleva vedere le migliori nazionali del mondo sfidarsi, le variabili sono tante, troppe, per credere che realmente un Mondiale di calcio possa sancire chi è veramente la regina del football ogni quadriennio. La storia della Coppa Rimet che nasce nel 1930 sollevata al cielo dalle braccia dei calciatori dell'Uruguay e consegnata definitivamente al Brasile nel 1970 prima, e l'attuale Coppa FIFA insegna che, come lapalissiano, non è il più forte in assoluto a diventare campione, ma anche chi la mette nel sacco all'ultimo minuto, chi beneficia di una svista arbitrale, chi finisce nel girone giusto, chi non viene attanagliato da infortuni incisivi ai suoi calciatori migliori e così via. 

E allora, fatte le precisazioni di cui sopra, il Mondiale di calcio ogni quattro anni è anche appuntamento per calciofili e non, per seguire avidamente partite in tv, per creare (sempre meno ahinoi) occasioni per una compagnia di amici, pizza e birra davanti al maxi-televisore a sessanta pollici, effetto cinema. E poi alzi la mano chi conosceva Trinidad e Tobago dai suoi alti studi di geografia e non per averla scoperta dal calcio, chi sapeva esclusivamente dai libri di scuola che la Costarica è il primo paese senza esercito e non perché, quando ha partecipato a varie edizioni dei mondiali ha provato sincera simpatia e da buon tifoso si è informato sulla sua momentanea nazionale del cuore.

Ve li ricordate i tifosi dell'Islanda ai mondiali di calcio?

 Il "geyser sound" dell'Islanda

Il "geyser sound" dei tifosi islandesi poi? Erano tutti esperti del battito di mani sincronizzato dei supporters della sorella più piccola delle terre scandinave da sempre o molto semplicemente ne hanno appreso origini e tradizioni durante una benedetta e sacrosanta partita della nazionale di calcio islandese in mondovisione? Basta, dunque, cari signori con la solfa che non è una formula giusta quella dei mondiali di calcio aperti a nazionali sconosciute a discapito delle grandi del mondo. Basta con "ma possiamo mai vedere giocare calciatori non professionisti mentre l'Italia non si è qualificata?". Sì, perdindirindina, a noi piace beatamente vedere l'Islanda allenata da un commissario tecnico che di mestiere fa il dentista e che ha tra i pali un portiere che nella vita di tutti i giorni si guadagna da vivere facendo il cameraman.

Abbiamo scoperto che Curaçao non esiste solo in un bicchiere

E con altrettanta gioia che seguiremo, la nazionale di calcio di Curaçao che si è classificata ai mondiali che si giocheranno fra Stati Uniti, Messico e Canada nel 2026 conquistando per la prima volta nella sua storia tale privilegio. Ci piace che il paese più piccolo di sempre parteciperà al campionato del mondo, che un uomo come Dick Advocaat, settantotto primavere, si è messo in discussione allenando la sua settima nazionale della carriera, dopo aver vinto tutto nella sua Olanda. È da appassionati di calcio, quelli veri che con occhi da fanciullino di Pascoliana memoria, attendono ogni quattro anni il campionato del mondo, quello che ti faceva acquistare album delle figurine special edition e spulciare almanacchi "Panini", scoprire tutto di una piccola isola caraibica, che con una popolazione di poco più di centocinquantamila abitanti, avrà la possibilità di essere tra le quarantotto squadre che giocheranno la prossima Coppa del Mondo. 

A proposito di Caraibi, oltre la sopracitata Trinidad e Tobago e Curaçao a entrare nella storia per aver giocato almeno una Coppa del Mondo, ci sono anche Cuba, Haiti e Giamaica. Ma perché, dunque, si dovrebbe essere contrari a sapere grazie ai mondiali di calcio che Curaçao non è solo la traduzione dei tempi andati a sorseggiare drink nei night club ma corrisponde ad un'intera isola in festa, tifosi impazziti di gioia, e il riscatto calcistico-sociale che siamo tutti uguali dinanzi ad una palla rotonda. "Grandi nello spirito e nel cuore" si definiscono dalle parti di Curaçao che si prepara a farsi conoscere meglio, e quasi sicuramente incuriosirà molti più appassionati di viaggi a inserirla nei propri itinerari turistici. Il mondiale di calcio è bello perché si può simpatizzare per i paesi meno conosciuti, spesso, purtroppo, penalizzati dalla loro storia e dalle vicissitudini geopolitiche. Negli anni si è tifato per il Camerun, per il Senegal, la Liberia di Weah, e tante altre nazionali di calcio "figlie di un Dio minore". Ne abbiamo conosciuto meglio le vicende, passate e presenti, le sfortune e le colonizzazioni che, a differenza delle grandi del pianeta hanno dovuto subire, e lo abbiamo fatto, spesso, molto spesso, grazie ai mondiali di calcio.

E allora perché non sperare anche nella Repubblica di San Marino ai Mondiali?

Forza Repubblica di San Marino!

E allora, suvvia, tenetevelo voi il mondiale noiosamente tra primi della classe, a noi piace la competizione per tutti, e visto che ancora non si è completato il tabellone delle quarantotto che partiranno per le Americhe l'anno prossimo, forza Repubblica di San Marino! La nazionale che rappresenta il quinto Stato più piccolo al mondo potrebbe ancora andare ai Mondiali e speriamo che ci riesca. E se la blasonata Italia che prende quattro sberle dalla Norvegia (sigh direbbe Paperino…), la nazionale di iper-professionisti non approderà per la terza volta consecutiva ai Mondiali di calcio, facciamocene una ragione, teniamoci un torneo che svela magari orizzonti meno noti, e se i nostri beniamini connazionali restano a casa, accendano la tv, magari imparano qualcosa anche loro…

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