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La pace secondo FIFA: l’incoronazione di Trump è l'esempio perfetto di sportwashing

La FIFA assegna a Donald Trump un controverso premio per la pace, scatenando accuse di sportwashing, incoerenze politiche e nuove polemiche sul ruolo di Gianni Infantino e sul futuro del calcio globale. 

Per il Nobel dovrà ancora aspettare, ma intanto Donald Trump porta a casa il nuovo premio per la pace della Fifa. "Rendiamo omaggio a un leader dinamico che si è impegnato in sforzi diplomatici che hanno creato opportunità di dialogo, distensione e stabilità e che ha sostenuto il potere unificante del calcio sulla scena mondiale", ha spiegato Gianni Infantino, che ha creato il premio su misura del Presidente statunitense, suo grande amico, strettissimo collaboratore. Ha visitato la Casa Bianca più volte di qualunque leader straniero, ricorda Viviana Mazza sul Corriere della Sera. Era al suo fianco a Sharm el-Sheikh, per la firma del Trattato di Abramo, con la tregua, falsa, tra Israele e Palestina. Era sul palco ieri, in occasione dei sorteggi della fase finale della Coppa del Mondo.

La serata, aperta da Andrea Bocelli, era la passerella perfetta per Trump, premiato e glorificato da Infantino e da tutta la platea: "Moltissime grazie. Questo è davvero uno dei più grandi onori della mia vita e, al di là di questo, Gianni e io ne stavamo parlando, abbiamo salvato milioni e milioni di vite. Il mondo è un posto più sicuro oggi".

Non è d'accordo Human Rights Watch, che ha sottolineato la mancanza di trasparenza nel processo di assegnazione del premio e ha scritto alla Fifa per richiedere l'elenco dei candidati, dei giudici, dei criteri e della procedura di assegnazione, ma senza risposta. "Il cosiddetto premio per la pace della Fifa viene assegnato in un contesto di violente detenzioni di immigrati, dispiegamenti della Guardia nazionale nelle città degli Stati Uniti e dell'ossequiosa cancellazione delle campagne antirazzismo e antidiscriminazione della Fifa stessaha spiegato il responsabile sport dell'organizzazione, Minky Worden — C'è ancora tempo per onorare le promesse della Fifa di un Mondiale non macchiato da violazioni dei diritti umani, ma il tempo stringe".

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Il tempo stringe. E il conto alla rovescia per quello che Infantino ha definito "il più grande evento che l'umanità abbia mai visto" è partito. 104 partite, 16 stadi, 48 nazionali qualificate (in attesa dell'Italia). E, ancora, un unico, grande protagonista: Donald Trump. Che ha messo le mani, letteralmente e metaforicamente, sulla Coppa del Mondo e sullo sport più amato e seguito del pianeta per farne giocattolo, strumento di potere, arma di consenso. "È sportwashing nella sua forma più sfacciata, messo in scena davanti all'intero pianeta, con l'organo di governo del calcio che dimostra ancora una volta di non avere alcun interesse nei valori che afferma di voler proteggerescrivono dalla redazione di Versus —. Questa è la stessa Fifa che si rifiuta di bandire la partecipazione di Israele dallo sport nonostante il genocidio in corso a Gaza. La stessa Fifa che nel 2022 ha vietato le fasce da capitano 'One Love' perché troppo politiche. La stessa Fifa che rimase a guardare mentre la Russia annetteva la Crimea prima che ospitasse il torneo nel 2018".

Ma non importa, the show must go on. Anche senza senso del ridicolo, anche tra ipocrisie e contraddizioni, tra cerimonie pacchiane ed endorsement calcolati. "Rendiamo omaggio a un leader dinamico che si è impegnato in sforzi diplomatici che hanno creato opportunità di dialogo, distensione e stabilità e che ha sostenuto il potere unificante del calcio sulla scena mondiale", ha continuato Infantino, dal palco del Kennedy Center di Washington. Intanto sullo schermo scorrono le immagini: il vertice di pace per Gaza, l'incontro con Narendra Modi, primo ministro indiano, e con i leader della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda. "Non menzionava il suo ammiccamento al presidente russo Vladimir Putin o l'uccisione extragiudiziale di decine di persone senza nome e senza processo su piccole imbarcazioni nei Caraibi", scrive David Smith sul Guardian, chiedendosi: "C'è qualche possibilità che la VAR intervenga su questa decisione?".

La risposta è ovvia. Come è ovvia la traiettoria futura del calcio: lo sport dei poveri, nelle mani dei più ricchi. 

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