"Gli allenatori dovrebbero essere sottoposti a controlli adeguati": nel calcio continua a pesare il silenzio su depressione, ansia e burnout.
Il calcio continua a parlare di tattica, risultati, mercato e performance. Molto meno, invece, di salute mentale. Eppure il peso psicologico che grava su allenatori, giocatori e dirigenti è enorme. A riportare il tema al centro del dibattito è stata Debbie Beard, moglie di Matt Beard, allenatore inglese scomparso lo scorso settembre all'età di 47 anni.
Beard aveva guidato diverse squadre del calcio femminile inglese, tra cui Millwall, Chelsea, Liverpool e West Ham. La sua morte ha sconvolto l'ambiente sportivo britannico. Dietro quella tragedia c'era una lunga battaglia contro la depressione, spesso vissuta in silenzio.
"Voglio vedere un cambiamento: gli allenatori dovrebbero essere sottoposti a controlli adeguati sulla salute mentale", ha dichiarato Debbie Beard in un'intervista a BBC Sport. Parole forti, che mettono in luce un problema strutturale del mondo del calcio: la difficoltà, soprattutto per gli uomini, nel chiedere aiuto.
Nel calcio professionistico la cultura dominante continua a premiare resistenza, forza mentale e capacità di reggere la pressione. Mostrare fragilità viene ancora percepito come un segnale di debolezza. E così molti allenatori finiscono per isolarsi, schiacciati dalle aspettative, dalle critiche e dall'ossessione per il risultato.
Debbie Beard ha chiesto l'introduzione di spazi sicuri dedicati agli allenatori, luoghi dove poter parlare liberamente con professionisti senza timore di giudizi. Non solo: secondo lei dovrebbero esistere incontri obbligatori settimanali per monitorare il benessere psicologico dei tecnici, proprio come avviene già per la preparazione atletica o i controlli medici.
Anche la League Managers' Association ha deciso di intervenire, annunciando nuove iniziative per supportare la salute mentale degli allenatori. Tra queste ci sono programmi di formazione specifica, consulenze con psichiatri e maggiore accesso all'assistenza sanitaria.
"La gestione e l'allenamento nel calcio possono causare stress, ansia e burnout", ha spiegato l'associazione, sottolineando la necessità di riconoscere tempestivamente i segnali di disagio.
Il punto, però, resta culturale. Nel calcio si continua a parlare troppo poco di depressione e vulnerabilità emotiva. E finché chiedere aiuto verrà considerato un tabù, storie come quella di Matt Beard rischieranno di non essere le ultime.



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