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La storia di Rosanna Marani e delle donne nel giornalismo di oggi

Era il 1973, Rosanna Marani divenne la prima donna a scrivere sulla Gazzetta dello Sport. E oggi qual è la situazione delle giornaliste in Italia? 

Quando la presentarono al direttore della Gazzetta dello Sport, Rosanna Marani venne liquidata con poche parole. "Va bene dai, se proprio ci tiene mi porti un'intervista a Gianni Rivera". Voleva fare la giornalista, la giornalista sportiva, ma c'era un problema: era una donna. Giorgio Mottana, numero uno della Rosea, aveva sparato grosso solo per levarsela di torno. Il Golden Boy rossonero era in silenzio stampa da sei mesi, parlare con lui era impossibile.

Invece Rosanna Marani ci riuscì. Vennero fuori 9 colonne, pubblicate sulla Gazzetta dello Sport il 18 novembre 1973. Una data, a suo modo, storica: per la prima volta una donna scriveva sulla Gazzetta. E per la prima volta una donna diventava giornalista sportiva professionista, tre anni più tardi. "Avevo la presunzione e la vanità di fare la giornalista sportiva: perché non potevo? Ci ho messo studio, ricerca, patrimonio linguistico ed espressivo" ha raccontato Rosanna Marani in questa intervista di Paolo Tomaselli sul Corriere della Sera. Imolese, classe 1946, figlia di una mamma appassionata di sport e di un padre che voleva un maschio e che le insega a guidare a dieci anni, viene lanciata da Italo Cucci al Resto del Carlino. Dopo quell'intervista a Rivera restò 14 anni alla Gazzetta, per poi passare alla televisione. E anche qui strappa un primato: è la prima donna a condurre una trasmissione sportiva.

Una carriera fatta di impegno, di dedizione, di trovate, di interviste, di parole. Una carriera fatta anche di ferite. Come quella di "essere considerata la segretaria da chi entrava in Gazzetta. Ma rispondevo a modo mio: "Non la scuso, si informi prima" dissi a Franco Carraro. Ci si dimentica delle conquiste, ma il bagno delle donne in tribuna a San Siro l'hanno introdotto grazie a me".

Di conquiste, Rosanna Marani, ne ha fatte tante. Ma tanto ancora resta da fare. "Le ragazze che mi scrivono dicono che fanno fatica a imporsi: la faccenda non è ancora fluida – spiega - Tutto è sempre legato al sesso e al sessismo: guardate gli odiatori sui social. Credo che una educazione sentimentale e sessuale a scuola, aiutata dalla famiglia, comporterebbe meno stupri, meno invettive sessiste e più consapevolezza della propria dignità e decenza. Se non insegni ai figli il rispetto dell'altro, vedi il degrado ovunque".

Un rispetto che passa anche attraverso il riconoscimento dei ruoli, dei valori, delle competenze. Il report "Lo stato del giornalismo italiano", a cura dell'INPS, afferma che la retribuzione media dei giornalisti sia di 59 mila euro, con un gender pay gap ancora importante: gli uomini guadagnano in media il 16% in più delle donne. Se nel 2023 la retribuzione media annua dei giornalisti si assestava intorno ai 62 mila euro, le giornaliste si fermavano intorno ai 54 mila. Le ultime ricerche, con dati aggiornati a luglio 2023, mettono poi in luce come su 57 quotidiani nazionali e locali le direttrici siano solamente 2, vale a dire il 3,5% del totale. "La questione è il ruolo ricoperto, e non la presenza. In televisione appaiono molto perché viene utilizzata l'immagine della donna - spiegava Silvia Garambois, ex giornalista dell'Unità e sindacalista, in questa intervista del 2017 ad Altraeconomia - Le donne a casa come nei giornali sono addette alla 'cucina': fanno le notizie brevi, cercano le informazioni, sistemano in pagina e fanno un po' di desk".

Serve un cambiamento, allora, un'inversione di tendenza, di rotta. Per farlo è fondamentale investire in educazione e in informazione. E' fondamentale parlare di chi è riuscita a rompere quel soffitto di cristallo, come Rosanna Marani, ma anche di tutte coloro che non ce l'hanno fatta e che hanno dovuto smettere di inseguire il loro sogno. Lo dobbiamo a loro e alle generazioni a venire. 

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