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Il partigiano Maestrelli

Per il 25 aprile raccontiamo la storia di Tommaso Maestrelli, storico allenatore della Lazio, partigiano a Belgrado, comandante della Brigata Garibaldi. 

C'è una storia di calcio e di resistenza che si è persa tra le pieghe del tempo. Una storia romana, pugliese, toscana. Una storia che passa per la Serbia. Una storia che non ha mai ricevuto il riconoscimento che meritava, perché oscurata, manipolata, nascosta. Protagonista: Tommaso Maestrelli. L'uomo il cui nome sarà per sempre legato alla storia della Lazio, allo scudetto del 1974. L'allenatore gentile, il padre calcistico di una banda di terribili e meravigliosi. Ma prima di tutto questo, Maestrelli è stato un partigiano. Un comandante della Brigata Garibaldi. Un uomo che ha scelto da che parte stare.

E allora ripercorriamola quella storia. E riavvolgiamo il nastro fino al 1922, quando Maestrelli nasce a Pisa. Il padre è un ferroviere antifascista e si era dovuto trasferire per motivi di servizio, e forse anche per evitare guai col regime. Tommaso inizia lì la sua carriera da calciatore, con i biancorossi. A 16 anni e pochi mesi esordisce in Serie A. Poi arriva la guerra e la favola si interrompe. Chiamato alle armi, finisce in Montenegro, nella Divisione Ferrara. Sparisce, letteralmente, per un anno. La futura moglie Lina non riceve più sue notizie. Lo ritroverà dopo l'8 settembre, quando Tommaso viene catturato e internato in un campo vicino a Belgrado. Da lì fugge, con la forza dei suoi polmoni da mediano e si unisce ai partigiani italiani della Brigata Garibaldi. Il 22 novembre 1944 comanda 60 uomini. Il 23 aprile 1945 ne guida 360. Guida la liberazione della città, partecipa alle battaglie sul fronte dello Srem in Croazia e infine alla lotta per la liberazione di Zagabria. Quando torna in Italia non dimentica l'impegno politico: come si legge in questo articolo di Massimiliano Desiante per La Repubblica, nel 1946 viene eletto al consiglio comunale di Bari tra le fila della Lista Garibaldi, lista democratica e antifascista guidata dall'avvocato socialista Giuseppe Papalia.

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Giacomo Losi, capitano partigiano - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Se vieni da Soncino, in provincia di Cremona, ma ti chiamano comunque "Core de Roma" un motivo ci deve essere. A dirla tutta lo chiamavano anche "Palletta", per come rimbalzava, per come cadeva e si rialzava, per come tornava in piedi. Gambe e cuore, ecco cos'era Giacomo Losi. Un difensore, un capitano, una bandiera quando ancora le bandiere non erano state inventate.
Tommaso Maestrelli con i figli. Fonte foto: LazioWiki

Ci sono documenti originali, croci al merito, riconoscimenti della Repubblica italiana e di quella jugoslava. Li mostra fiero il figlio Massimo, intervistato da Massimiliano Castellani nel 2024 per Avvenire: "A volte babbo a me e Maurizio ci parlava di quegli anni da partigiano, ma stava attento a non toccare certi aspetti sensibili e dopo un po' si interrompeva guardandoci con tenerezza per vedere se avevamo capito... Ricordo che una volta ingenuamente gli chiedemmo a bruciapelo: ma tu hai mai sparato e ucciso un nemico quando eri in guerra? Babbo abbassò la testa e non rispose. Mentre un'altra volta confessò con la tristezza negli occhi: "A me la guerra mi ha fatto perdere tanti amici"…".

Tornato a casa, Maestrelli riprende a giocare. Poi allena, cresce, si afferma. Si sposta a Roma e, cosa che pochi ricordano, veste la maglia giallorossa e anche la fascia da capitano. 95 presenze e 4 reti, tra 1948 e 1951. Eppure oggi il suo nome è legato soprattutto alla Lazio. Tanto che la Curva Sud, quando giocano i biancocelesti, porta il suo nome. Una scelta che attirò le cristiche di alcuni tifosi fascisti della Roma, che in occasione di un derby nel 2024 esposero uno striscione infame: "Vai in giro a fa' il saluto romano ma hai intitolato la curva a un partigiano".

Quello che dovrebbe essere un vanto, per molti è un difetto. Già, perché attorno allo scudetto del '74 si è costruita nel tempo una narrativa forzata, superficiale, persino pericolosa: quella di una Lazio "di destra", simbolo di un certo modo di intendere il calcio e la politica. Certo, simpatie estremiste non mancavano, Martini avrà anche un'esperienza politica con Alleanza Nazionale. Ma tutti avevano rispetto per le idee del mister. Nessuno lo ha mai messo in discussione. E Maestrelli, in quegli anni di piombo, doveva stare attento. I servizi segreti avvisavano il presidente Lenzini: "Attenzione, le Brigate Rosse vi hanno preso di mira". Maestrelli ne parlava anche con Pasolini.

Altri tempi, altri personaggi, altri uomini. Uomini da scoprire e da ricordare. Come Tommaso Maestrelli, allenatore partigiano. 

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