Dal dramma in campo alla proposta di legge: come Edoardo Bove è diventato il simbolo della battaglia contro la disinformazione sul primo soccorso.
Ci sono immagini che, nel calcio, non si cancellano. Una di queste è Edoardo Bove disteso sul prato, il 1° dicembre 2024, durante Fiorentina-Inter: pochi secondi, l'arresto cardiaco, il silenzio irreale dello stadio. E poi la corsa dei soccorsi, la vita che riparte. Da quell'episodio nasce oggi un disegno di legge che porta il suo nome: la "Legge Bove", presentata al Senato dai senatori di Azione Marco Lombardo e Carlo Calenda, con il sostegno del ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi.
Un provvedimento che punta a un obiettivo semplice e gigantesco allo stesso tempo: creare una comunità di soccorritori. Perché, come ricordano i dati, ogni anno in Italia 65.000 persone muoiono per mancanza o ritardi nei primi interventi. Una guerra silenziosa, quotidiana, che spesso non fa notizia fino a quando non tocca qualcuno che conosciamo.
Bove: "Serve combattere la disinformazione. Anch'io non conoscevo quei numeri"
"Dobbiamo combattere questa disinformazione. Prima che mi accadesse ero il primo a non conoscere dati statistici sugli arresti cardiaci ma ci sono altri dati che dimostrano che molti si tirerebbero indietro nel momento di salvare per paura di intervenire - ha spiegato Edoardo Bove davanti ai parlamentari, lunedì scorso. Il tono è fermo, lo sguardo a volte si incrina - Noi cerchiamo di promuovere le informazioni sul primo soccorso. Ci proviamo con corsi nelle scuole, attraverso la fondazione Castelli e altre, e ci fa ben sperare che alla stessa domanda fatta ai bambini, loro alzerebbero la mano subito. Ci dà un'indicazione per capire dove concentrare i nostri sforzi".
Il centrocampista racconta di aver incontrato fondazioni e associazioni nate dal dolore di chi ha perso figli, parenti, amici. "Leggo 'legge Bove' e sono onorato che ci sia il mio nome qui ma anche un po' imbarazzato. Perché non è giusto prendere il merito per qualcosa che è stato importante per me, ma c'è chi si spende da tanto tempo e lotta per diffondere notizie e informazioni sul primo soccorso. Vorrei che fosse la legge per le fondazioni, per chi ha salvato qualcuno e per chi non ce l'ha fatta. Questa legge è per loro".
Il cuore della riforma che porta il nome del centrocampista della Roma è qui: scuola, sport, patente, professioni a rischio
La "Legge Bove" punta su tre assi principali:
- Formazione obbligatoria al primo soccorso nelle scuole, dalla primaria alle superiori.
- Corsi per categorie professionali, in particolare quelle più esposte alle emergenze.
- Introduzione della formazione in vista del conseguimento della patente di guida.
Non solo teoria: l'obiettivo è costruire una cultura del gesto tempestivo e del defibrillatore, che oggi ha l'IVA al 22%, "come un televisore", come denuncia Lombardo. "Va portata al 5%, è un salvavita."
Abodi: "Una guerra silenziosa. Ognuno deve fare la sua parte"
Il ministro Abodi parla con la voce di chi questa tragedia l'ha vista da vicino: "Questa è una delle tante guerre silenziose. A me è successo 40 anni fa, mio cugino a 13 anni è morto durante una partita a pallone con gli amici d'estate, c'erano minore consapevolezza e conoscenza a quel tempo. Non possiamo lasciar correre le cose e accorgercene poi, come opinione pubblica, solo quando colpiscono qualcuno che conosciamo. Come mai sono passati 10 anni e non siamo riusciti ad andare avanti con questa legge? Per i costi? Ma qual è il valore di una vita?".
E poi il messaggio più diretto, quasi un appello: "Stato e istituzioni hanno il dovere di mettere i cittadini nella condizione di preservare sé stessi e i propri cari. La vita è una tematica che deve essere al centro dei nostri pensieri."
Una riforma che nasce dal calcio, ma parla a un intero Paese. Un episodio, quello di Edoardo Bove, che avrebbe potuto interrompere una carriera e che diventa, grazie all'impegno, alla forza, alle idee, la scintilla di una riforma culturale. Una legge che non promette miracoli, ma propone formazione, consapevolezza, responsabilità.
In una parola: vita.





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