"Chi ha una coscienza soffre se ha commesso un errore. Questo è il castigo".
Il pentimento pubblico di Roberto Mancini è scaturito veramente da un senso di colpa? La sua coscienza l'ha fatto veramente soffrire per aver tradito nel 2023 la Nazionale?
Lasciamo perdere la frase che apre questo articolo tratta da "Delitto e castigo". Anzi, scusate se ho utilizzato il capolavoro di Dostoevskij. Una farsa come quella della scelta e presentazione del nuovo allenatore della Nazionale assomiglia di più a un film dei fratelli Vanzina con gli ammiccamenti tipici da habitué dei circoli vip. Alla fine Malagò, quando ha capito quanto fosse stata scellerata la scelta del duo Maldini-Leonardo, ha imposto il suo volere chiamando il suo amico Mancini, come Pirlo era stato chiamato per amicizia da Maldini. Se il Maestro era impresentabile per tutta una serie di ragioni, curriculum in panchina mediocre e rapporti con l'agenzia di scommesse russa, l'ex stella della Sampdoria, divino da giocatore, non è da meno. Il Mancio abbandonò gli azzurri per rifugiarsi nel ricchissimo comfort (25 milioni all'anno) della nazionale dell'Arabia Saudita. La sua presentazione al calcio arabo in uno spot patinato non lasciavo adito a dubbi: "è ora di fare la storia" disse Mancini. I risultati furono disastrosi. Nessuna grande squadra l'ha più cercato ed ecco le lacrime di pentimento per recuperare il grande amore della sua vita: la Nazionale, da lui definita "una grande donna persa" (ma allora perché l'ha tradita?).
Come la scelta di Pirlo è stata giustamente criticata per motivi extracalcistici, non capisco perché non venga fatto lo stesso per Mancini che accettò la valanga di denari da Mohammed bin Salman, uno che usa i diritti umani come carta igienica, entrando di fatto ad alimentare un circuito di sportswashing.
Non credo alle lacrime di Mancini. Da questa storia, la scelta del nuovo allenatore della Nazionale, ne escono tutti sconfitti e ridicolizzati. Malagò per aver scelto Maldini prima e Mancini poi. Maldini perché non puoi far capire che potresti portare Guardiola e poi torni con Pirlo e alla fine, perché la Federazione non lo vuole, te ne vai dicendo che non è stato accettato il cambiamento. Ma quale cambiamento? Con Pirlo? Chi aveva portato Maldini, la reincarnazione di Rinus Michels?
La presentazione di Mancini poi mi ha lasciato un profondo senso di tristezza. Per un attimo guardando il terzetto Malagò, Mancini e Ranieri (l'unico presentabile, la panchina azzurra extrema ratio doveva essere assegnata a lui) mi sono venute in mente le pubblicità dei prodotti miracolosi per la prostata che inondano la televisione dall'ora di cena in poi, dove signori non più giovani grazie a pilloline e soluzioni miracolose tornano in formissima e sono più piacioni che mai (come Malagò e Mancini).
Rimanendo in tema di anziani, cito un grande vecchio ma sempre illuminato: Dino Zoff. Alla fine di tutto questo trambusto, l'ex capitano degli azzurri ha detto: "ma a cosa serve un direttore tecnico per la Nazionale?"
Appunto, a cosa serve?



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