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L'arbitro Mark Clattenburg e quell'accusa di razzismo dal Chelsea: “Pensai al suicidio”

La rivelazione di Mark Clattenburg al podcast "High Performance" e la ricostruzione di quanto accaduto in quella partita del 2012 tra Chelsea e Manchester United.  

L'ex arbitro di calcio Mark Clattenburg, uno tra i migliori della storia recente della Premier League, ha raccontato di aver pensato al suicidio dopo l'accusa di razzismo da parte del Chelsea. La rivelazione è avvenuta durante la puntata del podcast High Performance e si riferisce ai fatti legati alla partita tra Chelsea e Manchester United del 28 ottobre 2012.

Il top match richiedeva una direzione d'eccezione, così la FA designò Clattenburg. La partita finì 2 a 3 per i Red Devils ma fa a fare notizia fu soprattutto il comunicato ufficiale del Chelsea in cui si accusava il direttore di gara di aver rivolto frasi razziste nei confronti di due calciatori, uno dei quali John Obi Mikel. Il fischietto inglese era stato criticato dall'allora tecnico dei Blues Roberto Di Matteo per due decisioni particolari: l'espulsione di Torres per simulazione (sebbene il replay mostrasse un contatto lieve) che lasciò il Chelsea in 9 e il gol vittoria del Manchester, in sospetto fuorigioco. "E' un peccato perdere per colpa di errori arbitrali" disse l'allenatore al termine del match.

I media inglesi riferirono poi di insulti su sfondo razziale come "stupido nero" e "spagnolo di me**a". La federazione calcistica e l'associazione arbitri aprirono subito un'inchiesta che portò alla sospensione dell'arbitro per 4 settimane. "L'episodio ha influenzato particolarmente me e la mia famiglia. E' stato il momento in cui sono stato più vicino al suicidio. Se non potevo più arbitrare cosa altro potevo fare? – racconta Clattenburg – ricordo quando presi il telefono e vidi la notifica della notizia del comunicato del Chelsea che mi accusava di razzismo. Sono state le 12 ore peggiori della mia vita. Non riuscivo a dormire, non andavo a letto. Cercavo di ricordare cosa avessi detto ma non riuscivo. Forse era successo qualcosa in un momento di foga, ma non ricordavo. Questa è stata la cosa più dura: pensare di avere effettivamente detto qualcosa".

Le accuse poi si rivelarono infondate e una volta conclusa la sospensione l'arbitro tornò a dirigere gli incontri. Lo stesso Chelsea, al termine delle indagini, si disse pentito di aver generato la polemica e il conseguente attacco mediatico a Clattenburg e alla sua famiglia.

Una storia che ci racconta ancora una volta come il mondo dorato del calcio nasconda problemi, paure, ansie, difficoltà. Una storia che ci ricorda come l'odio e la cattiveria non portino mai a nulla di buono. 

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