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La petizione per sospendere Israele dalle competizioni calcistiche: "Lo sport non può restare neutrale".

Il responsabile sport del Partito Democratico lancia un appello a CIO, FIFA e UEFA: "Lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento". 

Il responsabile sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, ha lanciato una petizione (che si può firmare qui) rivolta ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al presidente del CONI e ai vertici della FIGC per chiedere la sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.

Come si legge nel testo della petizione, lo sport è sempre stato "un linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico" fondato su un principio inderogabile: in campo l'avversario non è un nemico, ma qualcuno con cui condividere regole e rispetto. Oggi, però, questo principio è gravemente minacciato dalla situazione a Gaza.

Il documento denuncia che nella Striscia, in quasi due anni di bombardamenti, sono morti almeno 636 atleti palestinesi (i dati della FPA parlano invece di oltre 800) mentre oltre il 90% delle infrastrutture sportive è stato distrutto. "Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo", si legge.

Berruto richiama anche le accuse internazionali: la Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio contro Israele e la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant per crimini di guerra.

 Israele come la Russia e il Sudafrica dell'apartheid

La richiesta non è senza precedenti. Il testo ricorda che in passato organismi sportivi hanno sospeso Paesi per violazioni dei diritti umani: dal Sudafrica dell'apartheid, bandito per 24 anni dai Giochi Olimpici, alla Russia esclusa oggi per l'aggressione all'Ucraina.

La sospensione, sottolinea la petizione, "non è un gesto di vendetta, ma un atto di responsabilità". L'obiettivo è ribadire che lo sport non può essere "neutrale" quando diventa strumento di propaganda o viene deliberatamente annientato.

La raccolta firme, che nel momento in cui scriviamo ha oltre 2.000 firme in neanche un giorno, vede Mauro Berruto come primo firmatario insieme ad altri 44 colleghi e colleghe di Camera, Senato e Parlamento Europeo. E invita i rappresentanti italiani nelle organizzazioni sportive internazionali a "usare la propria voce" per restituire allo sport il coraggio di essere "coscienza viva della nostra umanità". In caso contrario, avverte, il rischio è che quei 636 atleti uccisi e le migliaia di vite spezzate a Gaza diventino "il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti saremo colpevoli". 

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