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Menashe Zalka, calciatore e riservista

Dal campo dell'Hapoel Hadera alle operazioni militari in Libano: la storia del calciatore-simbolo che divide l'opinione pubblica. 

Menashe Zalka è un volto noto del calcio israeliano. Capitano dell'Hapoel Hadera, squadra della serie B nazionale con cui ha collezionato ben 180 presenze, Zalka è diventato negli ultimi mesi il simbolo di un legame sempre più stretto e controverso tra sport e apparato militare.

Tra campo e cronaca bellica

Come evidenziato da Andrea Ponticelli e Gabriele Granato su Jacobin Italia, la narrazione sportiva del calciatore è stata recentemente oscurata dal suo ruolo di riservista. Channel 14 ha diffuso immagini in cui l'atleta appare impegnato in operazioni militari in Libano, nel contesto del conflitto che vede contrapposti Israele e gli alleati dell'Iran. In un video, si vede il capitano partecipare attivamente a scontri che coinvolgono zone civili, portando la guerra direttamente sui feed dei suoi sostenitori sportivi.

Dov Lipman, ex membro della Knesset e figura influente nella comunicazione politica israeliana, ha rilanciato con forza le parole di Zalka: "Siamo in guerra per la nostra casa e il calcio non conta nulla in questo momento. Non abbandonerò l'impegno bellico, questo è il nostro unico obiettivo". Una dichiarazione che sposta l'asse della priorità dall'agonismo alla missione patriottica. Alla guerra, al genocidio. 

Lo sportivo come strumento politico

Questa trasformazione solleva interrogativi profondi sul ruolo dell'atleta in tempo di conflitto e soprattutto sulle mancate sanzioni attuate verso la federazione calcistica di Israele, che tra i suoi tesserati vanta soldati. Gli esperti di Calcio e Rivoluzione sottolineano come il passaggio continuo tra il prato verde e il fronte bellico contribuisca a fondere l'immagine dello sportivo con quella militare. In questo processo, l'atleta rischia di diventare un potente strumento per veicolare e rafforzare messaggi politici e ideologici, trasformando la popolarità calcistica in una leva di consenso per la guerra. La vicenda di Zalka dimostra quanto il confine tra identità civile e militare possa diventare labile quando lo sport viene assorbito dalla retorica del conflitto. 

La rivoluzione restauratrice o la restaurazione ri...
 

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