Dall'esplosione del giovanissimo Ayyoub Bouaddi con il Marocco alle conferme di Folarin Balogun con gli Stati Uniti: le prime stelle e le prime delusioni del Mondiale nord-centro-americano.
Un campionato mondiale è la vetrina più prestigiosa per mettersi in mostra e spesso la consacrazione o la rivelazione di un giocatore avviene proprio in quest'occasione. Nella prima fase del mondiale Nord-Centro-Americano hanno iniziato a luccicare le prime stelle. Su tutti ci ha rubato l'occhio Ayyoub Bouaddi che a soli 18 anni ha preso le chiavi del talentuosissimo centrocampo del Marocco facendo vivere un primo tempo da incubo al Brasile. È vero, come ha detto Ancelotti a fine partita, che per vincere un Mondiale bisogna andare in forma gradualmente, ma i suoi hanno veramente rischiato di essere travolti dagli avversari. Bouaddi si è già messo in luce in Ligue 1 nel Lille, qualificatosi alla prossima Champions League, e dovrebbe essere allenato nella stagione alle porte dal figlio di Ancelotti, ma crediamo che, se le sue prestazioni ai Mondiali continueranno così, diventerà subito oggetto del desiderio dei più grossi club europei. Merito del gioco scintillante del Marocco va all'allenatore Mohamed Ouahbi, che l'anno scorso ha condotto l'under 20 del suo paese al trionfo nel Mondiale di categoria. Nella stessa partita ha tirato fuori un gioiello dalla sua cassaforte (il gol del definitivo 1-1) il brasiliano Vinicius, che non necessita di presentazioni ma ha invece bisogno di trascinare la sua nazionale a una grande vittoria per bussare alle porte del castello dove vivono i grandi attaccanti che hanno vestito la maglia verdeoro.
Altro lampo mondiale degno di segnalazione è quello dello statunitense Folarin Balogun, anche lui, come Bouaddi, militante nel campionato francese, per la precisione nel Monaco, che spesso ha scovato, cresciuto e lanciato grandissimi talenti (Henry, Thuram, Trezeguet nel passato e più recentemente Tchouaméni e soprattutto Mbappé). Balogun non è più giovanissimo, 25 anni, ed è già passato da grandi club come l'Arsenal, ma è molto maturato e anche al Monaco e prima ancora al Reims ha dimostrato di saper segnare.
Ma oltre ai lampi, vogliamo confessare le prime delusioni. Eravamo molto incuriositi dall'allenatore del Paraguay, l'argentino Gustavo Alfaro, che quattro anni fa aveva portato, dopo lo scetticismo iniziale, l'Ecuador ai Mondiali in Qatar. Alfaro non è solo un bravo allenatore, è un raffinato oratore e un motivatore unico. Il tipico prodotto di un certo tipo calcio sudamericano, mai banale e sempre in grado di rapire con le sue storie che vanno oltre lo sport. La disfatta per 1 a 4 del suo Paraguay contro gli USA ha tradito le nostre aspettative, ma forse ci eravamo solo illusi.
Arrivederci alla prossima puntata…



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