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Olimpiadi Milano-Cortina: la morte sul lavoro di Pietro Zantonini e un allarme che non si può sottovalutare

Pietro Zantonini muore a Cortina durante un turno notturno. Un'altra morte sul lavoro in Italia, tra freddo estremo, precarietà e assenza di tutele.

Non bisogna andare lontano per parlare dell'ennesima morte sul lavoro in Italia. Non occorre arrivare negli stadi del Qatar, dove morivano a decine operai bengalesi, pakistani e nepalesi per costruire gli impianti del Mondiale. Non serve spingersi in Arabia Saudita, dove per i Mondiali del 2034 muratori e manovali lavorano oltre dieci ore al giorno, sotto il sole cocente, per meno di due dollari.

Basta andare a Cortina, dove tra poco inizieranno le Olimpiadi. Dove nella notte dell'8 gennaio è morto Pietro Zantonini, 55 anni, durante il suo turno di vigilanza notturna allo stadio del ghiaccio.

Troppo freddo. Troppi quei -16 gradi. Il cuore si è fermato.

Pietro, originario di Brindisi, era uno dei tanti che, per lavorare, ha dovuto lasciare casa e migrare al Nord. Aveva un contratto a termine, che sarebbe scaduto dopo pochi giorni. Con la famiglia e con i colleghi parlava dei turni massacranti, delle condizioni di lavoro difficili, del freddo affrontato per ore, di notte. Il legale della famiglia parla apertamente di "assenza di tutele adeguate".

A chiamare i soccorsi sono stati due colleghi, dopo che Zantonini aveva chiesto aiuto al telefono. Quando arrivano i sanitari, i tentativi di rianimazione risultano inutili. La famiglia ha presentato denuncia ai Carabinieri e il Pubblico Ministero ha disposto l'autopsia. "Questi elementi rendono necessario un approfondimento giudiziario e riportano al centro dell'attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri collegati ai grandi eventi, in vista delle Olimpiadi Invernali 2026", ha spiegato il legale della famiglia.

Anche il sindacato interviene. "Saranno le indagini a stabilire le cause della morte – ha sottolineato la Uil del Veneto – Le uniche cose che sappiamo sono che il lavoratore era impegnato in un turno notturno, all'aperto, in condizioni climatiche rigide e che, secondo i familiari, aveva più volte manifestato preoccupazione per le condizioni di lavoro. Attendiamo quindi il lavoro degli inquirenti e il risultato delle indagini".

I numeri, intanto, raccontano una strage che non si ferma. Nel 2025 sono state 1.450 le morti bianche in Italia, di cui 1.032 avvenute nei luoghi di lavoro. A dirlo è l'Osservatorio Nazionale di Bologna, che dal 2008 monitora l'andamento di una tragedia quotidiana: ogni giorno muoiono in media 3,95 lavoratori.

"Non esiste alcun calo reale delle morti sul lavoro", ha spiegato ad Avvenire il curatore dell'Osservatorio, Carlo Soricelli. "Una parte consistente delle vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali perché non rientra nella competenza Inail: lavoratori in nero, pensionati costretti a lavorare, agricoltori, autotrasportatori, morti per stress e superlavoro".

Nel 2026 siamo già a cinque vittime. Numeri freddi, dietro ai quali si nascondono storie, sogni, passioni. Vite. Come quella di Pietro. 

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