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Napoli, la notte della violenza: calciatore 18enne accoltellato nella movida di Chiaia

Bruno Petrone, promessa del calcio campano, è in Rianimazione dopo un'aggressione tra i baretti. Cinque minorenni fermati: si indaga su una spedizione punitiva 

Un nuovo fatto di mala movida a Napoli, una nuova aggressione che unisce cronaca e sport. Dopo l'ennesima vittima innocente di mafia, di cui vi avevamo parlato qui, la città si risveglia ancora una volta ferita da una violenza improvvisa e apparentemente senza senso, consumata nel cuore della notte tra i locali affollati di Chiaia.

È l'una tra venerdì e sabato quando Bruno Petrone, 18 anni, è fermo su uno scooter in via Bisignano. Sta parlando con un amico, in una delle stradine simbolo della movida napoletana, quando in pochi secondi tutto precipita. Cinque giovanissimi arrivano a bordo di due scooter, lo circondano. Uno di loro estrae un coltello e colpisce Bruno più volte: all'addome, al torace e al fianco sinistro. Il ragazzo crolla a terra, il sangue sull'asfalto, il panico tra i presenti.

Bruno Petrone è originario di Minturno, nel basso Lazio, vive a Napoli da un paio d'anni per inseguire il suo sogno: il calcio. Esordio tra i professionisti a soli 16 anni con il Sorrento, oggi gioca in Eccellenza con l'Angri. Sulla schiena porta il numero 10, un numero che a Napoli è un simbolo eterno, soprattutto per chi, come lui, è tifoso degli Azzurri.

I carabinieri del Nucleo operativo di Napoli Centro e della stazione di Chiaia lavorano fin da subito su due ipotesi: uno sguardo di troppo o una lite degenerata, forse avvenuta poco prima nella stessa zona dei baretti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza raccontano però altro: un'azione rapida, organizzata, che «fa pensare a una rappresaglia, a un'azione mirata», come si legge sul Corriere della Sera.

La svolta arriva nel pomeriggio successivo. Un quindicenne si presenta in Questura con il suo avvocato e confessa: «Ho accoltellato io il ragazzo a Chiaia». Poco dopo anche un diciassettenne ammette di far parte del gruppo. Gli altri tre, tutti minorenni, si costituiscono nelle ore successive. Cinque fermati, tutti giovanissimi.

Bruno è stato operato d'urgenza all'ospedale San Paolo di Fuorigrotta. È ricoverato in Rianimazione, prognosi riservata, milza asportata. La madre Dorotea non lo lascia mai solo: «La dinamica non mi è ancora chiara. Nei video sembra un'azione mirata, ma non escludo un errore di persona». Poi il dettaglio che stringe il cuore: «Con il labiale mi ha chiesto se potrà continuare a giocare a calcio».

Una domanda che pesa come un macigno su una città costretta, ancora una volta, a fare i conti con la sua notte più buia.

 Il comunicato dell'Angri 

A sostegno del suo tesserato è intervenuta, ovviamente, la società con un comunicato ufficiale: "L'U.S.Angri esprime profondo sgomento e ferma condanna per il grave episodio di violenza che ha visto coinvolto il giovane calciatore Bruno Petrone rimasto gravemente ferito a seguito di un'aggressione con arma da taglio. La società, l'intera squadra e tutto l'ambiente angrese si stringono con affetto e partecipazione attorno a Bruno e alla sua famiglia in questo momento di grande apprensione, esprimendo piena solidarietà e vicinanza". 

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell'Angri, Claudio Anellucci: "Siamo profondamente scossi e addolorati per quanto accaduto a Bruno. Parliamo di una ragazzo, perbene, un giovane atleta che stava semplicemente vivendo la sua età e che oggi si trova a lottare dopo aver subito un atto di violenza assurda e inaccettabile. A nome mio e della società Angri Calcio e di tutta la nostra famiglia sportiva , esprimo la più totale vicinanza Bruno e ai suoi cari , ai quali va il nostro abbraccio sincero. Condanniamo con forza, ogni forma di violenza che nulla hanno a che vedere con i valori dello sport e della civile convivenza. In questo momento il nostro pensiero è rivolto a Bruno: lo aspettiamo, lo sosteniamo, e siamo certi che la forza che ha dimostrato in campo lo aiuterà anche in questa difficile battaglia. Angri e con lui senza se e senza ma".

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