La nomina di Andrea Pirlo apre più interrogativi che certezze. Un editoriale sul futuro della Nazionale e sulle occasioni che il calcio italiano potrebbe aver perso.
Premesso che chi scrive si augura che Pirlo possa riportare la Nazionale ai vertici del calcio mondiale, la scelta della coppia Maldini-Leonardo di puntare sul "maestro", campione del mondo nel 2006, come nuovo commissario tecnico appare incomprensibile. Se Guardiola e Ancelotti erano, come detto pubblicamente, il piano A per la panchina azzurra, Pirlo non può essere il piano B. Non ci vogliamo credere. Se si è pensato di prendere per rilanciare la nostra disastrata Nazionale due degli allenatori più vincenti della storia non ci si può presentare con uno che viene dalla seconda serie degli Emirati Arabi e che, finora, ha collezionato più delusioni che soddisfazioni nei primi 5 anni di carriera in panchina.
Tra la prima scelta Guardiola e Pirlo c'erano moltissimi altri nomi da sondare. Forse sono stati approcciati, ricevendo come risposta una serie di no, taciuti per amor di patria. O forse dopo aver buttato in pasto ai tifosi il nome del vate catalano, già sapendo che non avrebbe mai accettato, Maldini è andato dritto su Pirlo, al quale è legato da una profonda amicizia. Ma con l'amicizia e il passato da campione si va poco lontano. L'abbiamo già visto con Gattuso. Non esiste controprova ma forse con un allenatore diverso superare la Bosnia non sarebbe stata un'impresa impossibile. È dal 31 marzo, giorno della sconfitta di Zenica, che i vertici del calcio italiano sapevano che ci serviva un nuovo allenatore. Non può essere una scusante che mancava il presidente della Federcalcio per prendere una decisione. Vista la drammaticità (sportiva d'intende) c'era tutto il tempo per andare su profili di alto livello o scelte coraggiose. I vertici del nostro calcio dovevano sotterrare invidie e rivalità, creando un comitato di emergenza che avrebbe dovuto prima nominare un direttore tecnico e immediatamente dopo un CT. Da aprile in poi erano potenzialmente liberi tanti allenatori: Conte, Allegri, Sarri, Italiano, anche Claudio Ranieri. Tutti allenatori con una storia diversa ma con il pedigree giusto. Oppure era possibile trovare un "cervello in fuga" come il giovane Farioli, che ha fatto benissimo dovunque sia andato, o smuovere Simone Inzaghi dalla permanenza dorata in Arabia. Senza contare De Zerbi, che aveva appena firmato un lungo e ricco contratto col Tottenham, o il migliore di tutti, Gasperini, legato però alla Roma. Ma per il bene della Nazionale in stato comatoso si possono fare anche proposte indecenti. Si poteva anche andare su mister stranieri. In altri sport, pallavolo e pallanuoto, Velasco e Rudic hanno fatto la fortuna delle rispettive selezioni.
Una scelta coraggiosa, come abbiano scritto in passato, sarebbe stata quella di Silvio Baldini, che sta facendo bene con l'under 21 e ha dimostrato nelle 2 partite in cui ha guidato protempore la Nazionale di avere lo spirito giusto.
Pirlo, con il massimo rispetto per l'uomo e il campione immenso che è stato, al momento è una scelta che desta perplessità. Uscirsene col suo nome dopo 4 mesi è imbarazzante. È vero che manca la materia prima, i giocatori, ma la scelta di un allenatore credibile è uno dei mattoni più importanti per la costruzione sia di una squadra di club che per una nazionale. È un segnale per i tifosi ma anche per i giocatori che scenderanno in campo. Una Federazione che deve recuperare credibilità non può iniziare con scelte poco credibili.



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