Dal progetto economico del Flamengo alla nuova Coppa Intercontinentale FIFA, passando per Danilo e la salute mentale: il PSG trionfa contro le stelle del Sudamerica.
PSG–Flamengo ha dato il suo verdetto: la Coppa Intercontinentale è del Paris Saint Germain. Una partita lunga, per niente scontata, combattuta. 1 a 1 il risultato fino al 90esimo, con un pizzico di Italia nel tabellino finale: gol del vantaggio di Kvara, pareggio su rigore di Jorginho. Poi la lotteria dei calci di rigore, con un Safonov, portiere dei francesi, eroico: 4 rigori parati su 5 e vittoria agli uomini di Luis Enrique. Che si portano a casa una finale che contava poco, secondo gli appassionati, una finale di Serie B, secondo i commentatori. Una finale in cui c'era qualcosa di più in ballo rispetto alla semplice, si fa per dire, coppa.
Ne ha parlato Angelo Carotenuto nella sua newsletter Lo Slalom, raccontando la partita tra Paris Saint-Germain e Flamengo come la partita "della popolarità nel Paese del suo proprietario". Una partita che, per essere vinta, ha bisogno di lavoro, di impegno, di strategie. E di tempo, tanto tempo.
Sì, perché in Qatar il PSG è dappertutto: nelle magliette dei bambini, nella fan zone inaugurata per "far scoprire meglio il PSG alla madrepatria", nelle pubblicità, nelle academy con oltre 1.700 giovani iscritti, negli influencer invitati allo stadio. Ma non basta. Mohamed, collezionista di maglie, spiega a L'Équipe che "il PSG è un club molto popolare, ma non il più popolare: qui è terzo, dietro Barcellona e Real Madrid". Contano ancora le stelle, più del bel gioco. Contano i nomi, i trofei, le firme. Non è un caso, allora, che all'Ahmad bin Ali Stadium non ci sia il pienone, nonostante i prezzi bassissimi e il fascino della finale.
Poi ci sono loro, quelli del Flamengo. Ormai una vera e propria superpotenza del calcio sudamericano. Una parabola che non è frutto del caso, ma il volto più maturo della rivoluzione brasiliana. Alla base c'è la forza economica, con un fatturato oltre i 200 milioni di euro, costruito grazie a una gestione moderna e a ricavi commerciali superiori a quelli di quasi tutti i concorrenti continentali. Decisiva, in questo processo, è stata la Legge sulle SAF (Sociedade Anônima do Futebol): una riforma che consente ai club di trasformarsi in società per azioni, aprendo all'ingresso di investitori privati senza perdere identità sportiva. Le SAF hanno reso i bilanci più trasparenti, favorito la ristrutturazione dei debiti e attirato capitali a lungo termine, cambiando il paradigma del calcio brasiliano.
Il Flamengo, spiega Fanpage, ha sfruttato questo contesto virtuoso per investire, non per sopravvivere. I migliori giocatori non vengono più venduti in fretta e molti tornano dall'Europa, rafforzando il livello tecnico del campionato. Guardando la formazione del mister Filipe Luís, oltre a Jorginho ci sono altre facce note del nostro calcio: l'ex juventino Alex Sandro in campo, l'ex Milan Emerson Royal in panchina, l'ex Bologna e Fiorentina Pulgar in mediana. Tra le riserve c'è anche Danilo, oltre 156 partite con la Juventus, dopo le esperienze al Manchester City, al Real Madrid e al Porto. Ed è proprio lui ad aver portato una novità importante nel mondo Flamengo: l'attenzione alla cura mentale, accanto alla modernizzazione di strutture, dati e preparazione fisica.
L'attenzione al benessere mentale per i giovani calciatori del Flamengo
Dopo l'esperienza alla Juventus, Danilo ha deciso di trasformare il proprio vissuto nel calcio d'élite in un impegno concreto sulla salute mentale, portando questa sensibilità anche al Flamengo. Al Web Summit di Rio de Janeiro ha presentato "Crescer", un progetto socio-emotivo nato dalla collaborazione con Voz Futura, piattaforma educativa che unisce comunicazione, tecnologia e intrattenimento per promuovere il benessere umano.
"Crescer" nasce per offrire strumenti emotivi ai giovani atleti, spesso schiacciati dalla pressione della performance. Danilo lo ha spiegato con parole dirette: "Il calcio è un ambiente che conosco bene - si legge su Repubblica - so quanto sia carente in termini di supporto emotivo. Prima viene la persona, poi l'atleta". Un principio che ribalta la cultura tradizionale dello sport professionistico.
Il progetto è già attivo in forma sperimentale all'interno di Futuro Re2ondo, iniziativa sociale fondata dallo stesso Danilo e operativa a Bicas e Belo Horizonte, dove coinvolge oltre 420 bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni. L'obiettivo è sviluppare consapevolezza, empatia e resilienza attraverso l'educazione socio-emotiva. Il passo successivo è portare il programma nei settori giovanili dei club professionistici: "Una volta testato, vogliamo collegarci alle squadre che desiderano far parte di questa rivoluzione socio-emotiva".
Insieme a Pedro Pirim, co-fondatore di Voz Futura, Danilo ha sottolineato la necessità di contrastare la narrazione tossica dei media: "Oggi si parla molto di intelligenza artificiale, ma dobbiamo occuparci anche delle intelligenze sociale, emotiva e ambientale". Una responsabilità che Danilo sente come personale: "So di avere visibilità, e voglio usarla per diffondere buone iniziative".
La storia della vecchia Coppa Intercontinentale
La Coppa Intercontinentale nasce nel 1960 come sfida diretta tra la vincitrice della Coppa dei Campioni/Champions League e quella della Copa Libertadores, con l'obiettivo di stabilire il miglior club del mondo. Per decenni è stata il punto più alto del confronto tra Europa e Sud America. La competizione si è fermata nel 2004, quando la FIFA ha scelto di sostituirla con il Mondiale per Club, ampliando il format a tutte le confederazioni.
Nel 2024, però, la FIFA ha deciso di rilanciarla con una nuova identità e una struttura completamente diversa, più globale e progressiva. La nuova Coppa Intercontinentale non è più una finale secca, ma un percorso a eliminazione che coinvolge i campioni delle sei confederazioni.
Il funzionamento è semplice ma gerarchico. Si parte dai club delle confederazioni considerate più deboli nel ranking: OFC (Oceania) e AFC (Asia) si affrontano in un primo turno. La vincente sfida poi la campionessa CAF (Africa). Chi passa incontra successivamente la vincitrice della CONCACAF. A questo punto entra in scena la campionessa della CONMEBOL, che gioca una semifinale. La squadra che supera anche questo turno conquista il diritto di sfidare, direttamente in finale, la vincitrice della Champions League UEFA, che entra solo all'ultimo atto.
Il modello riflette la forza economica e sportiva dei continenti, ma garantisce rappresentanza globale. A livello storico, Real Madrid e Milan restano i club più vincenti della vecchia Intercontinentale, con tre titoli ciascuno, mentre la nuova versione punta a ridare prestigio simbolico al titolo di "campione del mondo" in attesa del Mondiale per Club allargato.





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